Capitolo 18 - Baciami ancora

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Giovedì
Inizio a sentire un rumore assordante.
Si fa sempre più forte nella mia testa.
Mi alzo ancora con gli occhi mezzi chiusi e quando prendo il cellulare per spegnere la sveglia, noto che sono le tre e mezza di notte. Sento nuovamente quel suono infernale e solo dopo poco capisco che è il campanello della porta.
Ma chi è il pazzo che si mette a suonare alle porte altrui, in piena notte.
Corro verso l'entrata e apro il più in fretta possibile. Un conato di vento entra nella casa con velocità e mi aiuta ad aprire la porta, che si spalanca.

Mi guarda con quegli occhi azzurri. È completamente fradicio. La maglia gli sta talmente aderente al corpo che riesco ad intravedere i suoi muscoli, i tatuaggi. Vederlo in quello stato mi fa rallentare i battiti.
Distolgo lo sguardo e lo ripongo sul suo volto. Solo ora mi rendo conto che ha un occhio nero e alcune ferite sul viso.
Ma cosa c'è che non va in lui?
«c'è Trevor?» dice guardandomi.
Il suo sguardo è diverso da quello che ricordo al centro commerciale.
«sta dormendo, ti serve qualcosa?» mi mordicchio le labbra nervosamente. Vorrei avvicinarmi a lui, vorrei chiedergli cos'è successo, ma qualcosa mi dice che forse è meglio stargli a qualche passo di distanza.
«beh.. no niente lascia stare, fa come se non fossi passato» si gira e appena supera il porticato la pioggia rincomincia a colpirlo.

«Aaron aspetta!» dico.
Non so nemmeno perché.
Lui si volta verso di me. Mi guarda. Per la millesima volta si sofferma a guardarmi.
«vuoi entrare? Almeno fino a quando non smette di piovere» le parole mi escono di getto dalle labbra.
«sei sicura?» mi chiede sorpreso.
No, non sono sicura. Io ti dovrei odiare.
«si, ora entra, prima che cambi idea»

Camminiamo lentamente al piano superiore e mi viene spontaneo portarlo nella mia stanza. Appoggio sul mio letto alcuni asciugamani, che gli sarebbero serviti per asciugarsi e subito dopo vado in camera di mio fratello per prendere una maglia e un paio di pantaloni. Dato che i suoi abiti sono zuppi d'acqua.
«Aaron..» dico mentre entro e mi blocco appena lo vedo in piedi, davanti il mio letto. Senza maglia, che si tampona l'asciugamano sull'addome ricamato con alcuni tatuaggi. Rimango immobile per qualche istante. Fino a quando mi rendo conto che sta sorridendo.
«puoi metterti questi..» mi avvicino porgendogli i vestiti e cerco in tutti i modi di guardare altrove.
Ma la cosa che mi da più fastidio è il suo sguardo divertito mentre mi guarda.
Il mio imbarazzo lo divertire.

Mentre si mette la maglia di Trevor noto che ha dei lividi anche sul petto e sulle braccia.
«potresti spiegarmi cosa ci facevi sotto la pioggia alle tre di mattina?» mi siedo sul mio letto e lo guardo. Voglio sapere tutto di lui. Mi incuriosisce talmente tanto che vorrei.. Ma che sto dicendo. Cassie smettila!

«nulla.. sono caduto» inizia a sbottonarsi i Jeans e prima che possa guardare in un punto sbagliato, giro di scatto la testa. In direzione della porta finestra. E senza volerlo riesco a vedere il riflesso della perfezione di questo ragazzo.
«si certo, caduto, non ho cinque anni Aaron! Spiegami cos'è successo»
Mi rigiro e finalmente è vestito.
«nulla di importante» fa e si avvicina alla mia scrivania, iniziando a sbirciare fra le mie cose.
«Aaron,cos'è successo!» insisto e lui si gira, ha la mascella irrigidita. Le ferite ora mi sembrano più accentuate. Forse perché prima le avevo assecondate.
«mi sono ritrovato in una rissa, nulla di che»
«nulla di che? Sei pieno di lividi e mi vieni a dire che è una cosa da nulla?» lo guardo e rimane in silenzio.
«dici così perché non hai visto come sta l'altro» sbiascica in modo divertito.
«almeno lasciati medicare..» mi alzo.

A malavoglia si siede sul letto e intanto prendo l'occorrente per disinfettare le ferite e una pomata per gli ematomi che si stavano formando sul suo corpo.
Mi siedo accanto a lui. Prendo una nuvoletta di cotone e ci metto sopra del disinfettante. Mi avvicino al viso del ragazzo e lo guardo negli occhi.
«dimmi se ti faccio male..» sussurro piano.
Appoggio con delicatezza il cotone sulla ferita che ha sullo zigomo e cerco attentamente di non provocargli altro dolore.
Mi sporgo leggermente di più verso di lui per vedere meglio e finisco per spostare gli occhi sui suoi. Mi sta fissando. I nostri volti sono a pochi centimetri di distanza e sento il respiro farsi sempre più veloce.
Perché il mio corpo reagisce in questo modo quando gli sto accanto.

Semplicemente TuLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora