Capitolo 14 - L'omicidio

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Martedì
Sembrava tutto così felice, all'interno della struttura, regnava da qualche ora immensi sorrisi sul viso di tutti. Ma non tutto dura per sempre, c'è sempre qualcosa che andrà storto.
L'auto a grande velocità si dirige nella nostra direzione, non sembra nemmeno cercare di fermarsi. In poco tempo, con crudeltà ci colpisce. Poi tutto buio. Nessun suono. Soltanto oscurità. Sento gridare il mio nome con tono disperato. Poi di nuovo silenzio. Mi lascio andare, respirando per l'ultima volta, l'aria della vita.

Apro di scatto gli occhi. Mi guardo attorno terrorizzata e non ci metto molto a capire che si trattava di un orribile incubo. Ho il fiato pesante, sento scorrere lungo il mio viso gocce di sudore che scivolano fino a cadere sulle coperte del letto. È stato solo un brutto sogno. Cerco di convincermi portandomi una mano sulla fronte, iniziando a massaggiare la parte interessata, a causa dei continui colpi doloranti di mal di testa. Mi volto verso il comodino e prendo il cellulare la sveglia che fra poco sarebbe scattata. Ma in poco tempo mi rendo conto che sono le 7:40, iniziando a imprecare in tutte le lingue che conosco mi alzo di fretta.
Mi dirigo immediatamente nella camera di Trevor e lo vedo tranquillamente dormire tra le coperte del suo letto. Mi avvicino a lui e lo scuoto più volte nella speranza di svegliarlo. È così carino con i capelli spettinati e il viso quieto, perso nel mondo dei sogni.

-Trev sono le sette e quaranta- continuo a scuoterlo, ho quasi l'intento di saltargli addosso.
-è tardi svegliati- gli tolgo le coperte di dosso e mi scappa una risata notando che sta dormendo solo con indosso dei boxer con una strana fantasia.
Subito le tende ai lati della finestra e la apro, facendo entrare la luce mattutina nella stanza.
-Cass.. Ma che stai facendo? Lasciami dormire.. - si lamenta lui infastidito dai miei tentativi di svegliarlo e si riporta le coperte sul corpo seminudo.
-avanti, alzati- lo scopro di nuovo e lui si rannicchia come un riccio infreddolito.

Mi preparo di fretta e scendo al piano di sotto. Fantastico, il secondo giorno di scuola deve ancora iniziare e io sono già in ritardo.

Trevor non ci mette molto ad arrivare a scuola.
Per fortuna la campanella non è ancora suonata, così ho il tempo necessario per andare alla ricerca del mio armadietto, il 408, è un impresa impossibile, ma spero di trovarlo il più in fretta possibile.
Inizio a spostare più volte il mio sguardo dagli orari delle lezioni dal foglietto e gli armadietti che mi affiancano, ma con la mia scarsa concentrazione su i miei passi, per sbaglio vado addosso a qualcuno.
Come se non bastasse uno dei miei bracciali si impiglia alla giacca della ragazza che colpisco e quando ritiro il braccio, noto di avergli rovinato leggermente il tessuto.
-scusami.. - dico immediatamente e intanto mi abbasso per raccogliere il foglio che mi era caduto.
La ragazza dai capelli cenere mette un piede sopra i miei orari e si abbassa lentamente, per arrivare alla mia altezza. Noto subito i suoi stivali con il tacco che gli aderiscono alle gambe e se non avessi portato lo sguardo sul suo viso, mentre si accucciava, sarei riuscita a vederle le mutande, da quanto è corta la mini gonna che indossa.
-sta tranquilla, questa giacca costa solo più di te- prende il mio foglio da sotto il suo piede e me lo strappa davanti gli occhi con un sorriso circondato da un rossetto rosso ciliegia, infine butta i piccoli pezzettini in giro e si rialza per guardarmi dall'alto con fare prepotente.
Ma chi si crede questa. Non l'ho mica fatto apposta ad andargli addosso.
Non è colpa mia se ho l'equilibrio di un bradipo.
-levati- dice mentre mi rialzo e mi spinge di lato per passare.
-cosa credi di farmi? paura per caso?- le dico cercando di mantenere la calma.
La vedo bloccarsi e voltarsi verso di me, infuriata. Ha gli occhi che le escono quasi dalle orbite e le mani chiuse in due pugni.
-senti sfigata, forse è meglio che giri a largo se non vuoi che ti distrugga- si irrigidisce mentre si toglie la giacca che avevo lievemente rovinato.
-perché sarei una sfigata? nemmeno mi conosci- controbatto.
-beh.. basta guardarti..- inizia a ridacchiare.
-si, hai ragione, basta guardarti- dico.
-come scusa? - mi guarda.
-si beh.. basta guardarti per capire quando finta e ignorante sei- finisco la frase.
Disolito non mi soffermo a giudicare le persone senza saperne di più di loro, ma questa ragazza sta mettendo a dura prova la mia pazienza.
-ma sai con chi stai parlando? - fa una piccola smorfia con le labbra.
-onestamente, non mi interessa- dico e raccolgo lo zaino che mi era caduto, faccio per andarmene ma la ragazza mi blocca.
-dove credi di andare? Non ho mica finito con te- mi libero dalla sua presa e la guardo negli occhi senza timore.
-beh io penso che sia ora che ti togli di torno, fattene una ragione- dico secca e inizio a camminare verso la segreteria.

Semplicemente TuLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora