Capitolo 1 - Destinazione paradiso

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Questo sarebbe stato l'ultimo giorno a San Francisco, Cassie a malincuore aveva preso una decisione. Dopo anni rinchiusa in una casa piena di ricordi e dolori legati all'infanzia, aveva deciso di riempire le valigie e di dare una svolta alla sua vita. Avrebbe lasciato sua madre e il suo nuovo compagno, Robert, per andare ad abitare a casa di suo padre, a Los Angeles. L'unica cosa che turbava la ragazza era che non avrebbe più rivisto Abby, la sua migliore amica, o almeno l'avrebbe vista in videochiamata nei pochi momenti disponibili. Cassie sapeva che sarebbe stato difficile mantenere un'amicizia a distanza, ma se vuoi veramente bene ad una persona, faresti di tutto per lei.
Poi c'era Nathan il suo primo amore, l'unica persona che Cass abbia mai amato. Lei era pazza di lui come lui lo era di lei, formavano una coppia perfetta, lo credevano tutti. Ma malgrado la tristezza a causa del trasferimento della ragazza, lui l'appoggiava, sapeva cosa Cass stesse passando e se andare a vivere con suo padre e suo fratello l'avrebbe fatta stare meglio, lui ne sarebbe stato felice anche se questo comportava la chiusura del loro rapporto.
Infatti i due si erano presi una pausa, anche se sapevano entrambi di essere innamorati l'uno dell'altra, o almeno, lo credevano.
Ogni giorno la ragazza ripensava al passato, a quando la sua vita era perfetta, a quando aveva una famiglia. Ancora si ricorda il giorno in cui suo padre chiese la mano della madre, la ragazza aveva solo 4 anni, ma nei suoi pensieri era come se fosse accaduto soltanto il giorno prima.

Era una fredda giornata autunnale, le foglie variopinte di colori caldi cadevano dagli alberi e prima di toccare terra ondeggiavano su se stesse, sfiorate dal venticello mattutino. Cassie ricorda perfettamente quella giornata, nei minimi dettagli, si ricorda come il padre si era inchinato e che con delicatezza aveva aperto la piccola scatolina rossa che teneva in tasca.
Ricorda il viso della madre rossiccio per l'imbarazzo, i suoi occhi pieni di lacrime che scendevano lentamente lungo la sua guancia. Poi si sentì soltanto un grande si, simile ad un urlo e tutto si concluse con un bacio.

Ma dopo qualche anno le cose cambiarono, Cassie e Trevor, suo fratello, si trovarono in mezzo ai conflitti dei genitori, che dopo poco decisero di divorziare e ogni genitore prese in custodia un bambino, la madre, Ellen e la figlia rimasero ad abitare a San Francisco invece il padre, Charles si trasferì con il piccolo Trevor in un'altra cittadina.
La madre negli anni ebbe svariati uomini, alcuni entravano la sera in casa e il giorno dopo se ne andavano, per poi non farsi più vedere. Soltanto due volte, accadde il contrario. La prima segnò per sempre l'innocente vita di Cassie, portandola a cadere in un lungo e profondo tunnel buio, pieno di demoni. Il secondo invece, arrivato nell'arco degli ultimi sembra fare sul serio la parte del marito imprenditoriale, ma questo non cambia che resta un alcolizzato senza ritegno. Almeno si completano a vicenda, le uniche cose che li legano sono il continuo bisogno di farsi del male, perché l'alcool, se utilizzato in modo sbagliato può essere male per la propria salute, mentale e fisica. Ma ognuno di noi è artefice del proprio futuro, ogni azione ha una conseguenza.

•°•°•

Nella camera si era formato un piacevole silenzio, uno di quei silenzi dannatamente indispensabili, quelli che ti fanno stare bene, anche se per poco. Purtroppo quel momento viene interrotto dal suono fastidioso della sveglia situata sul unico comodino affianco al letto, su cui sto beatamente dormendo da poco più di cinque ore. Stanotte non ho chiuso occhio. Mi capita spesso di non dormire la notte, ho paura, ho paura di addormentarmi e non riuscire a controllare i miei sogni, odio sentirmi impotente, non riuscire a fare ciò che voglio, solo a pensarci la rabbia mi divora.
Mantenendo gli occhi chiusi allungo un braccio verso il telefono, lo afferro e lo tiro verso di me, socchiudo gli occhi per non accecarmi con la luce potente del cellulare e spegno la sveglia sbuffando. Porto le braccia verso l'alto per stiracchiarmi e poco dopo mi alzo con il busto. Ho la mente completamente altrove, devo ancora stabilizzarmi e realizzare che tra poco me ne andrò via.
Inizio a guardarmi intorno spaesata e torno nel mondo reale dopo poco. Mi alzo in piedi, corro barcollando verso la finestra e la apro per far entrare un po' di luce mattutina.
Finalmente è arrivato il grande giorno, potrò dire addio a tutto questo, o almeno per il momento non ci penserò più.
Non posso neanche immaginare che domani non sarò più a San Francisco, mi sveglierò in un letto diverso, in un ambiente diverso, sarò a Los Angeles, una delle città più amate del mondo.
Spero soltanto di non pentirmene una volta li, anche se dubito fortemente che accada, nulla è peggio di stare dove sono adesso, avvolta nell'angoscia, perseguitata dai ricordi.

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