Il piccolo si rannicchia tra le coperte e mi guarda attendendo una storia da parte mia.
«non sono brava a raccontare storie» lo guardo e gli tolgo i capelli mori ricaduti sulla fronte.
«mamma me ne raccontava una ogni sera»mi dice con tono triste.
Alle sue parole mi immobilizzo, non so cosa dire, la situazione si sta facendo imbarazzante, ma il bambino continua a guardarmi, attendendo che dicessi qualcosa.
«la tua mamma non te le racconta?» sussurra subito dopo.
«la mia mamma ora non vive con me, disolito per addormentarmi leggo qualcosa, mi aiuta a conciliare il sonno» cerco di cambiare discorso. Tutto questo mi fa soltanto stare più male.
«allora mi leggi qualcosa?» chiede felice. Il suo volto contento non può ricevere una risposta negativa. Così mi alzo e mi guardo intorno, cercando qualche libro per bambini. Passo la mano tra alcuni libri e ne scelgo uno, Peter pan. Ho sempre adorato questa storia.
Mi risiedo affianco a lui e apro il piccolo libro, noto subito che non ha nessuna illustrazione, ma è un semplice libretto, ben tenuto, forse da troppo tempo chiuso nella libreria.
Inizio a leggere con voce dolce l'inizio della storia, come Peter Pan abbia deciso di scappare di casa per andare a vivere la sua vita in un posto migliore, e come abbia trovato l'isola che non c'è e sia riuscito a capovolgere la sua vita al meglio conoscendo l'amore della sua vita.
Quando sto per arrivare alla parte in cui Peter interrompe nella casa di Wendy, noto che il bambino ha gli occhi chiusi e il suo respiro è rilassato e profondo.
Chiudo il libro. Mi avvicino al piccolo e gli lascio un tenero bacio sulla fronte.
«sogni d'oro..» sussurro piano,e dopo averlo osservato per qualche secondo, ripongo il libro al suo posto e mi avvicino alla porta per uscire dalla sua stanza, e lasciarlo riposare in pace. Forse a volte abbiamo bisogno proprio di questo, pace.
Alzo lo sguardo e vedo Aaron guardarmi silenziosamente. Indossa soltanto un paio di pantaloni della tuta e i suoi capelli sembrano più scuri da bagnati.
«da quanto è che sei qui?» lo guardo.
«ha importanza?» dice lui e mi giro verso il bambino per assicurarmi che non si svegli.
«gli assomigli molto» mormoro, rigirandomi verso di lui.
«credo tu sia una delle poche a sostenerlo, nessuno crede sia mio fratello» Aaron sorride, guardandomi negli occhi.
«fidati di me.. apparte gli occhi, siete due gocce d'acqua» lo informo e prendo la maniglia della porta, per chiuderla alle mie spalle.
«mia madre era l'unica a dirlo» dice.
La sua voce è così intima e familiare in questo momento. Mi sta facendo sentire bene, a mio agio, accanto a lui. I suoi occhi, che scivolano lungo il mio corpo lasciano in me una scia di brividi, che mi pervade ogni centimetro di pelle.
«cosa le è successo?» lui ricambia il mio sguardo, la mia domanda sembra colpirlo nel profondo.
«solo un terribile incidente» si morde il labbro inferiore e inizia a stringere i pugni con forza. Senza volerlo poggio la mano sulla sua e al contatto con lui sento una scossa. Ho il bisogno di chiudere gli occhi per assaporare ogni singolo particolare di questo momento, ma resto a fissarlo.
Lui si china verso di me, facendo sfiorare i nostri visi. Siamo così vicini. Riesco perfino a leggere i suoi occhi pieni di sconforto e rabbia.
Mi avvicino di più a lui e quando sembra il momento di un secondo bacio fra di noi, il suo cellulare inizia a squillare, facendo un grande rumore su tutto il corridoio.
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Semplicemente Tu
ChickLitCassidy è una tranquilla ragazza di San Francisco, spesso insicura e sempre troppo paranoica, è spaventata da quello che la vita le riserverà. I demoni del passato la perseguitano continuamente e l'unica cosa che vorrebbe davvero è bruciare i ricord...
