Capitolo 35 - Resta con me

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Durante la notte non ho dormito molto, una volta arrivata nel mondo dei sogni senza volerlo ho rivissuto il mio primo incontro con Marcus, l'uomo che dovrei ringraziare per avermi rovinato la vita togliendomi in modo prematuro l'essere una bambina. Non voglio nemmeno ricordare ogni cosa che mi ha fatto, non ne vale la pena, starei soltanto peggio e di certo lui non merita di essere ricordato perfino quando sono sveglia, già mi perseguita abbastanza nei miei incubi, di certo non gli devo dare modo di farlo anche nella realtà.

Dopo essermi completamente svegliata mi preparo per iniziare al meglio questa nuova giornata di scuola, anche se in realtà mi sono tolta dal letto con vari giramenti di testa improvvisi e non mentirei a mio padre nel dirgli che sto male e non me la sento di affrontare la giornata fuori casa.
Però quando scendo per bere qualcosa, è già uscito per andare al lavoro, costringendomi ad eliminare il discorso che mi ero preparata accuratamente sotto la doccia.

Trevor sembra notare qualcosa che non va nei miei occhi, ma è troppo preso a guardare la strada, concentrato nel ripetere a mente l'argomento di cui tratterà il test che ha alla prima ora. Lo vedo estremamente in ansia, so quanto tenga ad avere esiti positivi a scuola e il fatto che ieri sera sia stato sveglio fino a tardi a ripetere per la verifica, ne è la prova.

Una volta arrivati a scuola, la campanella scocca immediatamente, ma nel suono di quel marchingegno così irritante, sento provenire un immenso urlo che inizia a rimbombare su ogni parete del corridoio, fino ad arrivare alla mia mente.

Mi guardo attorno per vedere le reazioni degli altri studenti, ma nessuno pare abbia sentito niente. Chiudo gli occhi per un secondo, sperando di svegliarmi da questo incubo reale, fino a quando riapro gli occhi di scatto e l'urlo cede, smettendo di tormentarmi.

Devo solo cercare di calmarmi, respirare, concentrarmi su ciò che sto facendo e non permettere ad un eventuale attacco di avere la meglio su di me. Non posso lasciare che accada, soprattutto a scuola, sotto gli occhi attenti e disprezzanti degli altri.

Dopo un lungo sospiro, decido di entrare nell'aula della prima ora, convincendomi più volte di stare bene, che tutto sta andando per il verso giusto, proprio come ho fatto per tutta la settimana precedente.
E mi rassereno, perfino parlo con le mie due amiche, quando questo metodo fa effetto, riuscendo poi a partecipare a tutte le prime ore, senza avere nulla che non possa controllare.

L'ora di pranzo va anche meglio, come al solito mi adagio tra i miei compagni di spuntini, iniziando a sgranocchiare ciò che mi sono portata da casa, riuscendo quasi a finire tutto. I giramenti per il momento si sono placati e spero rimangano così fino alla fine delle lezioni, devo tenere duro soltanto altre due ore, c'è la posso fare, so di potercela fare.

Al suono della campanella, questa volta normale, vado al mio armadietto per prendere il mio zaino, così che alla fine della scuola non debba fermarmici ancora davanti, ma possa andare dritta a casa.

Cammino velocemente con lo sguardo basso verso l'aula di matematica, ma ad ogni mio passo sento le gambe ondeggiare, facendomi capire di non riuscire a trattenermi ancora per molto.

Il mio fiato si fa più pesante, lasciandomi un grande peso sullo stomaco, non riesco neppure ad andare nell'aula senza fare fatica, infatti il respiro irregolare non tarda ad arrivare.

Ormai nei corridoi non c'è più nessuno, ma prima di appoggiarmi al muro mi guardo intorno per accertarmi che studenti o insegnanti non mi vedano.

Mi soffermo un secondo ad ascoltare il mio respiro con gli occhi chiusi e portandomi una mano sul petto cerco di regolarizzarlo fino a quando dopo pochi minuti riacquisto il pieno controllo di me stessa.

Cerco di mettermi nel miglior modo possibile in sesto, per non far arrivare nessun sospetto agli occhi degli altri e mi avvicino alla porta della classe, che si trova a qualche metro dal punto in cui mi ero soffermata.

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