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{Completa} Karina James pensava che la sua vita fosse una lunga strada dritta che avrebbe percorso tenendosi tutto dentro e senza permettere a nessuno di distruggere lo scudo che si era creata...
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L'appuntamento per la cena a quattro tra me, Emily, Ed e Caleb, era stato fissato al sabato di quella stessa settimana. Mancavano soltanto cinque giorni e io, sentivo l'ansia aumentare ogni secondo che passava e che faceva avvicinare quella serata più velocemente. Non la volevo fare quella stupida cena. Aveva avvisato Ed a Caleb e quest'ultimo aveva accettato senza problemi: con me non ne aveva parlato molto a riguardo. A quanto pareva, Ed gli aveva detto della cotta di Emily per lui e Caleb lo trovava divertente ed eccitante. Che cosa c'era di così fantastico in una ragazza che aspettava da otto anni il ragazzo che amava e questo era andato a letto con la sua migliore amica, mettendola incinta? Sulla questione di non dire nulla a Emily sul fatto che fosse il padre di Julia, aveva avuto da ridire. A volte pensavo che lo facesse a posta per innervosirmi.
- Mamma, mamma! Si sente un brutto odore! Che cos'è? - sentii le urla di mia figlia mentre mi raggiungeva in cucina. Fissai il forno e notai il fumo uscire. Ero talmente presa dai pensieri da non pensare a ciò che stavo cucinando. Mi accasciai, aprendo lo sportello del forno ea stanza inizió a riempirsi dal vapore scuro che usciva dal pollo che avevo messo a cucinare.
- Vai a giocare, non è nulla - rassicurai Julia notando la sua espressione spaventata ma dopo aver sentito le mie parole, fece un respiro e corse in salotto dalle sue bambole.
Presi una presina per far uscire quella che doveva essere la cena della sera ma, mentre facevo venir fuori la pentola con il pollo dentro, urtai la mano contro la lo sportello. Il cibo mi cadde dalle mani mentre la mia mano sembrava stesse iniziando a bruciarmi a causa del contatto con la parte calda del forno. Imprecai fissando la mano diventare rossa.
- Siediti, ti aiuto io - sentii la voce profonda di Caleb e alzai lo sguardo. Lui si precipitò velocemente aiutandomi ad alzarmi.
- Dovresti stare più attenta - commentó guardando il dorso bruciato della mano.
- Ero distratta - dissi sospirando quando sentii le sue dita a contatto con la mia pelle.
- Non dirmi che mi stavi pensando? Non voglio sentirmi in colpa per questo - - disse ridendo ma subito dopo il suo viso si fece serio: - Non voglio essere la causa del tuo dolore - Scontrai il mio sguardo con i suoi occhi verdi penetranti e dopo quella frase, avevo paura addirittura di non riuscire a reggermi. Quelle parole avevano smosso qualcosa e avevo iniziato a sentire le gambe tremare e il mio cuore esplodere.
- No, non pensavo a te -
Era la verità, più o meno.
Rimuginavo sulla cena in generale e lui era in mezzo. Caleb era sempre in ballo tra i pensieri.
Mi sedetti sulla sedia di legno mentre sentivo il dolore alla mano aumentare. Era tremendo, non mi era mai capitato di farmi male in cucina. Ero sempre attenta. Caleb uscí dalla stanza senza dire nulla e quasi mi veniva da ridere pensando che poco prima. Sbuffai battendo il piede ripetutamente sui mattoni bianchi del pavimento. Smisi subito quando rividi il ragazzo rientrare nella cucina. Egli si posizionó accanto a me strinse la mia mano e tamponò una pezzetta bagnata d'acqua sulla ferita. Emisi un gemito di dolore che sembrava aumentare e non diminuire a contatto con quel pezzo di tessuto.