~ Gratitudine e ricatti ~

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- Dici che mi licenzierà? -

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- Dici che mi licenzierà? -

La mia domanda si perde nella brezza leggera che proviene dalla baia e che arriva fino al terrazzo di Ty, con vista sull'infinita Los Angeles.
Se New York è la città che non dorme mai, ho l'impressione che questa sia la città che non finisce mai. I contorni delle case e dei palazzi si perdono anch'essi nella sfocatura grigiastra, che sfuma sempre più grazie al caldo, e confluisce nel colore indefinito dello smog che la abita.

Ty non ha ancora risposto, ha solo smesso di bere il centrifugato alla fragola e mi sta fulminando con i suoi occhi azzurri - Viv, sei seria? -

Lei dice così, ma io non riesco a togliermi dalla mente la mega Vivianata che ho fatto davanti a tutta la troupe.
Adesso penseranno che io sia davvero la stupida attricetta da due soldi che piange, per problemi suoi, sul set.

- Allora è questa la faccia di cui parla Zuma. Ha ragione! - osservo di nuovo Ty, immancabilmente vestita di nero, staccarsi dallo schienale sella sedia e accostarsi al tavolino.

- Anche tu dici che ha ragione!? Sfatiamo questo mito: non può avere sempre ragione. E poi che faccia farei!? -

- Più o meno questa. - dice lei, mentre fissa il vuoto con gli occhi sgranati.

Porca Sonia. Forse, quel raccomandato ha ragione davvero.

- Lui vuole te. - continua la bionda con un sorriso rassicurante ed un tono di voce molto dolce, in risposta al mio sospiro sconsolato.

- Chi? -

- George! Perché, chi altri vorresti ti volesse? - domanda ammiccando.
Che cretina integrale.
Continuiamo con le Vivianate!

- George, ovvio. Beh... beh, può essere, ma oggi magari ha cambiato idea e... -

- Viv! Lui. Vuole. Te. Dai, non sbagli una battuta, sei brava... per un pianterello, non morirà nessuno! Pensa agli idioti che vogliono per forza venire alle feste! Quelli sì, che non li vuole nessuno e che meriterebbero dei trattati di psichiatria in loro onore! -

Parlando di facce strane, sul viso di Ty è apparsa un'espressione buffa: le labbra sono arricciate e piegate leggermente all'ingiù ed io, ho un attimo di disorientamento.

- Stiamo parlando di Cliff, il dio del sesso? -

- No. Stiamo parlando di Turner lo stronzo. -

Con un gesto nervoso, Ty si scola il centrifugato tutto d'un sorso e poi sbatte il bicchiere sul tavolino in marmo nero che decora il terrazzo.
Altrettanto velocemente si assicura che il bicchiere non abbia prodotto nessun graffio, passando i polpastrelli sulla superficie e guardandola in controluce - Stronzo di uno Scorpione. - borbotta, prima di agitare la mano, come a scacciare il pensiero di Cliff.

Restiamo in silenzio per un attimo, in cui io guardo l'interno dell'appartamento, dietro le tende leggere che ondeggiano per il vento. È molto bello, anche se in disordine e polveroso per via dei lavori di ristrutturazione e, quando la mia panoramica termina e ritorno su di lei, Ty ha ancora le labbra arricciate e sta passando in rassegna i bracciali d'oro che le adornano il polso sinistro.

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