2. La nuova missione

260 23 44
                                    

-Svegliati!-

Caeleste spalancò subito gli occhi. In quell'istante Ramadeus svanì nell'aria. Faceva sempre così quando non erano solo loro due: non gli piaceva farsi vedere da altre persone.

La ragazza si stiracchiò e si alzò, pronta ad accogliere Craig e il suo seguito. Si inchinò al fianco dell'unicorno e dopo aver controllato le sue condizioni iniziò a impacchettare le sue cose.

-Ben svegliata-

Al sentire la sua voce si irrigidì. Si voltò di centoottanta gradi e si ritrovò faccia a faccia con un uomo dalla carnagione pallida. Aveva un aspetto emaciato, ma intimidatorio al tempo stesso, soprattutto a causa di una cicatrice che gli attraversava metà volto in diagonale. Il profilo slabbrato della cicatrice faceva assomigliare il suo viso più ad una patata schiacciata che ad una faccia umana. La corporatura era robusta, ma non nei punti giusti: Craig sembrava uno strano incrocio tra un uomo e un'altra creatura. Le braccia erano lunghe e le gambe abbastanza corte, facendolo assomigliare più ad una di quelle scimmie che Caeleste aveva visto raffigurate nei vecchi libri della sua infanzia. Nonostante le sue sproporzioni riusciva sempre a trasmettere una certa aurea di autorità e potere.

-Ciao Craig- Caeleste distolse lo sguardo dall'uomo. Non era l'aspetto fisico del suo collega a ripugnarlo, piuttosto il suo carattere. -Hai fatto in fretta-

Il labbro spaccato gli si aprì in un sorriso viscido.

Caeleste capiva perché Ramadeus avesse paura di quell'uomo e non lo biasimava per essersi rifugiato nella sua lampada, ma si ritrovò a pensare che un po' di sostegno e compagnia le sarebbero stati graditi.

Ma si costrinse a raddrizzare le spalle e per poi fare un cenno dietro di sé. -L'unicorno è lì-

-Ben fatto, non deludi mai anche se- si interruppe, assumendo un'espressione pensierosa, -la tua ricompensa ha subito una leggera variazione-

Caeleste spalancò gli occhi e strinse i denti. -Una leggera variazione?-

Craig le rivolse un altro dei suoi sorrisi languidi. -L'accordo era che avresti dovuto consegnarlo entro tre giorni. Ne sono passati cinque-

In quell'istante un carro entrò nella radura e un manipolo di uomini iniziò a circondare l'unicorno. Fecero passare delle corde sopra il suo corpo e iniziarono a trascinarlo.

La corvina distolse lo sguardo, disgustata sia da quello che stava guardando che da se stessa.

-É inammissibile- tornò a rivolgersi all'uomo davanti a lei.

-Non sono io a fare i prezzi- la guardò dall'alto in basso. - Sono solo un lavoratore al loro saldo, come te-

Caeleste digrignò i denti ma non poté fare altro che annuire di malavoglia.

-Preparati, tra pochi minuti partiamo- Craig la guardò un'ultima volta prima di dirigersi verso il carro per aiutare i suoi uomini a caricare la povera creatura.

Villa Placentia distava più di un giorno di marcia e perciò si misero subito in cammino. Caeleste, al contrario di Craig, non possedeva una cavalcatura, perciò era sempre costretta a portarsi tutto in spalla, non che viaggiasse in modo particolarmente pesante. Anni e anni di questa vita le avevano permesso di sviluppare una muscolatura e di tonificarle il corpo, ma nonostante questo, dopo quattro ore di marcia iniziò a sentire le prime tracce di stanchezza.

Gli uomini di Craig la guardavano con un misto di ammirazione. Ovviamente non perché era una delle cacciatrici di ferae più famose della contea, ma perché era donna. Una donna in un branco di lupi affamati. A Caeleste non piacevano quegli sguardi lascivi né le era mai interessato avere l'attenzione di un uomo. Aveva sentito di ragazze che arrossivano alla sola vista di un soldato o di un cavaliere, oppure che erano incapaci di sostenere lo sguardo di qualsiasi uomo. Ebbene, Caeleste quel comportamento non lo capiva, anzi lo trovava frivolo e stupido.

Il Mostro e la Bestia (GirlxGirl)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora