33. Ali che si spiegano

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☀️PIUMA'S POV☀️

Piuma ridiscese quando ormai il sole non era altro che uno spicchio d'arancia stagliato contro il blu della notte.

Aveva intravisto la cacciatrice preparare l'accampamento ma aveva scelto di aspettare prima di raggiungerla. Preferendo, invece, avere più tempo per schiarirsi i pensieri.

Inutile dire che, per le precedenti ore, il suo confronto con la ragazza umana si era ripetuto all'infinito nella sua mente: da un lato continuava a rivedere Caeleste accasciarsi a terra e piangere. E dall'altro rivedeva se stessa scansarsi dal suo tocco per poi placcarla a terra.

Il collo della ragazza le era sembrato così bianco e fragile contro la sporcizia della terra. Così indifeso. E l'irrefrenabile istinto di azzannare quella pelle diafana si era impossessato di lei. L'istinto del predatore.

Aveva quasi oltrepassato la soglia con quel gesto: aveva avuto bisogno di molta forza di volontà per non affondare i suoi denti in quella carne delicata.

Ma ecco che i suoi pensieri venivano spazzati via da una violenta sferzata di ricordi e indirizzati verso la memoria di una cacciatrice accasciata a terra, debole e singhiozzante. La stessa cacciatrice che tanti soli prima, quando lei era ancora rinchiusa in una gabbia, aveva subito una strana crisi. Forse era tutto collegato.

Alla vista di quel groviglio di persona che era Caeleste, aveva provato l'irrefrenabile impulso di alleviarla dalle sue misteriose sofferenze. E così senza neanche rendersene conto si era ritrovata a terra, il reale motivo ancora a lei sconosciuto.

Piuma era confusa dai suoi istinti e impulsi. Da un lato le strepitavano di non fidarsi dell'umana, ma dall'altro le sussurravano di fare tutt'altro. Forse la stanchezza e la solitudine a cui era sempre stata abituata erano da incolpare. Forse da un lato era contenta di avere compagnia, di non essere sola. Ma forse si stava sbagliando.

Cosa le stava succedendo?

Guardò un'ultima volta lo spicchio di sole sparire dietro le vette aguzze dei monti prima di permettere alle sue ali di appiattarsi sulla sua schiena e farsi condurre dalle correnti d'aria verso terra. Quando i suoi piedi toccarono il suolo sentì subito una presenza dietro di lei. Si voltò e si ritrovò faccia a faccia con la cacciatrice. Il suo sguardo si posò subito sulle sue mani cariche di legna.

Rimasero qualche secondo a guardarsi, immobili.

La visione di quel corpo rannicchiato su se stesso e di un volto attraversato da tagli d'ombra continuavano a saettarle davanti agli occhi. Frammenti di una tela misteriosa e macchiata dalla sofferenza.

-Ciao-

-Ciao- rispose l'alata sorpresa facendosi da parte per farla passare.

La corvina la superò e si diresse verso il fuoco. Piuma la seguì.

Dopo che ebbero mangiato entrambe, si distesero a guardare le stelle. Un silenzio esitante incombeva su di loro.

Piuma fu la prima a spezzarlo. -Sono fuggita dal mio Stormo- sussurrò.

L'altra ragazza prese fiato, come se stesse per dire qualcosa, ma tacque.

L'alata girò la testa e la guardò. Nonostante ci fosse il fuoco a dividerle, poteva chiaramente distinguere i lineamenti e l'espressione dell'altra donna.

-La mia vita non è mai stata facile- riprese ignorando una vocina nella sua testa che le diceva di non fidarsi, -nascere con un arto in meno è sempre stato come una condanna. La legge del più forte è l'unica legge valida nello Stormo. Se nasci debole, lo sarai sempre-

Caeleste disse qualcosa, ma talmente piano che Piuma non riuscì a distinguerne le parole. -Cosa?-

L'umana si schiarì la voce. -Non sei debole-

Il Mostro e la Bestia (GirlxGirl)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora