Elizabeth
E' piuttosto tardi, le stelle brillano e la luna è alta in cielo, per cui, avendo finito di cenare già da un po e non avendo null'altro da fare, cerco di prendere sonno, quando improvvisamente sento degli strani rumori, provenire dal piano di sopra, dopo ore in cui non vi era stato altro che silenzio.
Al che deduco i fratelli siano rincasati, seppur non abbia la minima idea di dove siano andati ad un'ora così tarda.
Ipotesi, la mia, che viene confermata quando odo Jesse affermare «Fratello dove stai andando?» e quello scorbutico del fratello maggiore, rispondere
«A controllare Elizabeth».
«Ma stai sanguinando!
Devi medicarti, per Dio!».
Sanguinando? Ho sentito bene?
E soprattutto, perché sono così agitata al sol pensiero?
«Jesse, basta!
Ho detto che prima voglio assicurarmi che non abbia tentato di scappare, durante la nostra assenza».
Ma se non potrei fuggire neanche volendo!
«Oh e va bene, testardo che non sei altro!
Ma io vengo con te» risponde quindi Jesse ed é lui stesso, una volta entrato nella stanzetta segreta in cui sono rinchiusa, ad esclamare «Ehi, ciao, tutto apposto?».
«Io si, anzi, se non fosse stato per le vostre urla, starei già dormendo.
Voi, al contrario, non mi sembra» rispondo perciò, nel constatare che hanno entrambi il volto tumefatto e James persino una profonda ferita sul braccio.
«Non è nulla» cerca però di negare lui, forse non volendo mostrarsi fragile ai miei occhi.
Ma il mio spirito da crocerossina mi porta ad insistere «Quello tu lo chiami nulla?
E' un taglio piuttosto profondo!
Bisogna medicarlo immediatamente, prima che si infetti».
«Lo so perfettamente.
Cosa credi principessa? Non sono mica uno sprovveduto» sbotta, facendomi innervosire solo di più.
«Certo che no, ma non hai neanche esperienza».
Un'affermazione, la mia, che più che interessare a lui, scatena la curiosità di suo fratello minore, tanto che mi chiede «In che senso?».
Ma prima che io possa rispondergli, James si intromette «Cos'é, ora le dai pure corda, fratellino?».
Come facciano ad avere lo stesso dna, credo non lo capirò mai.
«Beh, diciamo che vorrei sentire che ha da dire».
«Grazie...
E comunque intendevo che possiedo un certificato di primo soccorso e ho anche fatto la volontaria in ambulanza, quindi potrei aiutarvi» spiego, volendo - nonostante l'assurda situazione in cui ci troviamo - davvero, dare loro una mano.
Peccato solo che la sfrontatezza di James non abbia proprio limiti «Cioè, tu stai dicendo che dovremmo liberarti? Credi forse che siamo scemi?»
Al che suo fratello minore decide nuovamente di intervenire «Jamie dai, sta solo cercando di aiutare».
Inutilmente.
Perché James ribatte «Fratellino, lasciatelo dire, sei davvero troppo ingenuo».
Al che, non potendone proprio più, io esclamo, con decisione «James puoi pensare ciò che preferisci, ma io non ho alcuna intenzione di lasciarvi in queste condizioni.
Quindi portatemi una cassetta medica, così potrò medicarvi qui, se preferite... per quanto poco igienico sia».
Jesse abbozza quindi un sorriso e afferma «Fratello, continua pure a darmi del cretino, ma io credo dovremmo fidarci».
«Oh eh va bene, ma solo perchè la ferita è sul braccio destro, quindi farei fatica a medicarmi da solo» accetta perciò, alla fine, anche il maggiore, sbuffando irritato.
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RAPITA
RandomElizabeth Queen, detta Liz, ha tutto ciò che un'adolescente, prossima all'età adulta, potrebbe desiderare: vive in un enorme e spettacolare attico nel centro di Chicago, con il suo adorato padre, che la vizia in ogni cosa, frequenta una scuola costo...
