" Una bugia è solo una melodia udita da un sordo o un dipinto ammirato da un cieco. "
Il mattino dopo non fu esattamente proprio come se lo immaginava. Brigitte si alzò di soppiatto, ansimando a causa di un brutto attacco di panico. Raramente faceva degli incubi, anzi, era solita dormire sonni tranquilli anche se c'era qualcosa che la preoccupava. Ma quello che aveva vissuto il giorno prima andava oltre una semplice ansia. Ormai era entrato a far parte del suo inconscio, come un marchio inciso sulla pelle che sarebbe stato difficile da levare. I ricordi del giorno precedente erano ancora floridi nella sua mente e la perseguitavano continuamente. Inizialmente aveva sognato di star scappando da quel gas e poi che Rose svenisse, lasciandosi divorare completamente dal fumo. Alla fine non vide più nulla se non una serie di scene abbastanza confuse da ricordare. Con gli occhi spalancati si rivolse verso la sua amica e cominciò a calmarsi quando vide che stava beatamente dormendo. Allora sprofondò di nuovo la testa sul cuscino e quei respiri, che erano stati brevi e veloci, iniziarono ad attenuarsi. Esausta fissò il soffitto e ripercorse in un attimo tutto ciò che era successo. Dopo aver proclamato la vittoria, erano tutti tornati al Cave con lo stesso autobus con il quale erano partiti. Molti di loro sembravano degli zombie che camminavano senza sapere dove stessero andando. Una volta tornati, furono costretti ad essere portati in infermeria per vari controlli. I loro visi erano scarni e cadaverici mangiati da due pozze nere sotto gli occhi. Brigitte e Rose furono le uniche a non andarci. Anzi, la prima cosa che fecero fu quella di abbandonarsi al sonno. Questo le fece ricordare che aveva dormito con quella tuta sporca e visto che non avrebbe voluto vederla almeno per un po', decise di alzarsi, e di iniziare questa nuova giornata. Non era più tempo di riposare, ora più che mai, doveva tenere gli occhi aperti.
Ancora una volta era finito nei guai. Gli era parso di sentire che l'avrebbe pagata cara a causa della sua condotta. Eppure non riusciva a ricordare molto per quante ne aveva prese. Non solo lo avevano sbattuto fuori, ma addirittura quattro o forse cinque di loro erano usciti per picchiarlo. Non aveva idea di come lo avessero conciato, ma sicuramente non doveva avere un bell'aspetto. Innanzitutto sentiva il dolore formicolargli un po' dappertutto, soprattutto nel fianco destro e parte dell'addome. Si guardò le mani, e le sue nocche rosse lasciavano intravedere del sangue ormai seccato. Per un momento era riuscito a difendersi? Non lo ricordava, come non ricordava tutto il resto d'altronde. Allora esaminò il luogo in cui si trovava, vedendosi circondato solamente da quattro mura nere che gli facevano intendere si trattasse di una cella. Questo suscitò in lui una piccola risata sarcastica che riecheggiò nella stanza vuota. Cos'altro avrebbero potuto fargli? Aveva già avuto quello che si meritava. Non sapeva se mantenere la calma o agitarsi dato che quello sarebbe potuto essere l'ultimo giorno della sua vita. Eppure non ebbe modo di pensarci, visto che iniziò a sentire dei passi avvicinarsi sempre di più alla cella che si sarebbe aperta da un momento all'altro. - Che cosa succede qui? - chiese qualcuno con fare autoritario. Non ci volle molto a capire chi fosse. Tobias era lì, e il solo pensiero di sentirlo parlare lo faceva innervosire.
- Il ragazzo nuovo - esordí un uomo e Jackson rabbrividì a sentire di nuovo quella voce - dicono che abbia provocato una rissa in armeria - concluse con tono scocciato. Con gli occhi sbarrati e il cuore fermo per un istante, Jackson sperò di non rivederlo. Da allora seguirono pochi secondi di silenzio che non fecero altro che aumentare il terrore che stava incominciando a covare.
-Perfetto. Sapete cosa fare - si limitò a rispondere Tobias, senza scomporsi. E dopodiché, Jackson non sentí più nulla. Accovacciato a terra, si nascose la testa tra le gambe desiderando di scomparire. Si portò la mano tremante dietro al collo come per trovare conforto. No, non poteva essere lui. Eppure era impossibile confondere quella voce che lo aveva perseguitato per anni. Si doveva esser sbagliato. La paura a volte gioca brutti scherzi. No, non era lui. E anche se cercava di convincersi, sapeva in cuor suo che non era così. Una bugia è solo una melodia udita da un sordo o un dipinto ammirato da un cieco. In entrambi i casi , è solo un modo per fuggire dalla realtà e Jackson non poteva fare altrimenti.
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Non sei come le altre
Roman d'amour"Non sorridi, non piangi e non mostri i tuoi sentimenti nonostante io riesca a leggerli. Eppure mi piaci, non sei come le altre" Brigitte Smith ha perso sua madre durante l'attentato alle Torri Gemelle del 2001. Da allora, ha passato il resto della...
