Spazio dell'autore
Scusate gli strafalcioni, ho provato ad usare qualche termine in romanesco ma come noterete io non sono romana, quindi potrei aver scritto delle cose orrende. Perdonatemi e nel caso fatemelo sapere così provvederò a correggere.
Capitolo 3
“Che te sei magnata, sorellì?”
Nessuna risposta, a parte un lamento indistinto.
Le porte dell’ascensore si richiusero dietro alle sue spalle e Thomas rivolse lo sguardo rassegnato davanti a sé: non era sicuro di riuscire a trascinarla lungo quell’interminabile corridoio.
Era stanco morto, aveva bevuto un po’ troppo ed era quasi sicuro di avere una enorme vescica sotto ad un piede, simpatico regalo dei suoi anfibi nuovi.
Fece passare il braccio dell’amica intorno alle proprie spalle e la prese sotto alla vita, cercando di sorreggerla e farle mettere un passo dietro l’altro.
Non era la prima volta che facevano le ore piccole insieme, si conoscevano da tutta la vita lui e Vic e di fatto tutte le esperienze le avevano vissute fianco a fianco: la prima sbornia, la prima sigaretta, la prima cotta. Ci era cresciuto con quella bambolina, l’aveva coinvolto in un’avventura impensabile e, anche quando le cose sembravano andare male, si erano fatti forza a vicenda ed erano arrivati fino lì, in una mattina di inizio marzo, dentro ad uno degli alberghi più fighi di Sanremo con un cazzo di trofeo tra le mani.
"No no no. Lasciami qui, Tony… te prego.”
Vic si era accasciata a terra ora, incapace di continuare. Aveva sonno, così sonno che avrebbe dormito ovunque. Le gambe non le ubbidivano e la testa girava vorticosamente, facendo assomigliare quel corridoio ad una scena di un film horror.
“Daje Vincè! Solo du’ passi. Stamo a svejà tutti!”
Thomas si inginocchiò accanto a lei, cercando di spronarla. Perché Ethan non c’era mai quando serviva? Lui l’avrebbe semplicemente presa tra le braccia e l’avrebbe portata nel suo letto come una bimba. Proprio quella sera doveva sparire chissà con chi? Probabilmente non era nemmeno rientrato in hotel.
Cercò il cellulare nella tasca della giacca, ricordandosi solo in quel momento che l’aveva fatta indossare all’amica per non farle prendere freddo.
"Che cazzo state a fa’?”
La voce strozzata di Damiano lo fece trasalire mentre frugava nella tasca. Lo vide sgattaiolare fuori dalla sua stanza, scalzo con i pantaloni della tuta grigia ed un maglione legato intorno al collo. Fu subito sollevato nel vederlo, poi scorse la sua espressione minacciosa ed iniziò ad insinuarsi in lui una sorta di timore: che cosa avrebbe pensato vedendolo mettere le mani addosso a Vic in quel modo? Tentò di giustificarsi in modo goffo.
“Volevo solo recuperare il mio telefono per chiamare Edgard…”
Damiano non fece nemmeno caso alle sue parole. In un attimo fu accanto a loro e si inginocchiò a terra, scostando la frangia spettinata dal viso della ragazza.
“Ve pare questa l’ora de rientrà? So’ le sette de mattina! Ma che cazzo ha preso? Vic…? Victó, me senti?”
Era ghiacciata, sembrava svenuta.
“Saremmo tornati anche prima ma con ‘sta storia del coprifuoco Vic e gli altri hanno deciso di rimanere al locale…"
Il chitarrista cercava di giustificarsi ma l’occhiataccia che gli restituì l’amico gli diceva che non credeva ad una sola parola. Se c’era una persona che amava far baldoria, questo era proprio Er Cobbra, di questo ne era più che certo.
“Vic e gli altri…. Eh!? Vie’, aiutame. Se ce trova Marta qui fuori, sai che bordello?”
Damiano la sollevò di peso, stando attento a non farle male alla testa, che sembrava cadere da una parte all’altra ad ogni movimento. Doveva portarla nella sua stanza il prima possibile e farla riprendere in tempo per la conferenza di quella mattina. Non era la prima volta che la vedeva in quello stato, sapeva come doveva muoversi.
“Ma che ve siete bevuti?”
“Che ne so...?! Nulla… lei poi ha bevuto meno de me…” Tentò di giustificarsi Thomas con scarso successo. Lo seguiva zoppicando con la borsa di Vic tra le mani e un’espressione spiritata dipinta in volto. Anche lui doveva essere abbastanza avanti con i lavori a giudicare dalla coordinazione dei suoi movimenti.
“E che c’entra?? Vic non è abituata come te… Forza, caccia il badge della stanza!”
Il chitarrista si mise a frugare nella borsetta, imprecando per il disordine. Impiegò qualche istante prima di trovare la tesserina color champagne e ancora più tempo per inserirla nel modo corretto. Damiano non era sicuro di farcela ancora per molto.
“Daje, Chicco! Quanto ce metti?”
STAI LEGGENDO
Amandoti
FanfictionQuesta è la mia prima ff e a dire la verità, credo che sarà anche l'ultima. Onestamente non so se faccio bene a pubblicarla perché tratta temi a volte delicati. Spero di averli affrontati con tatto e di non urtare la sensibilità di nessuno. Ci teng...
