Capitolo 18

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C’era cascata di nuovo. Maledizione! Si guardò allo specchio, togliendosi gli ultimi rimasugli di trucco e si chiese cosa avesse di sbagliato in quella testa bacata, per continuare a commettere sempre gli stessi fottutissimi errori. Ok, avevano bevuto tutti quanti e doveva ammettere che la vodka russa picchiava molto di più di quella che spacciavano per vodka in Italia. Ma era davvero così sbronza? E allora perché si ricordava tutto?
Damiano era ancora a letto, addormentato come un bambino a pancia in giù. Dopo giorni passati ad evitarsi, a dire che non sarebbe successo mai più, che potevano resistere… ecco che tutto era stato spazzato via in un nanosecondo.
Avevano passato delle giornate incredibili, si sentivano così stanchi per il lungo viaggio ma allo stesso tempo erano galvanizzati dall’accoglienza di quel popolo meraviglioso. Victoria si era lamentata più volte del fatto che sarebbe stata un’incursione troppo breve e che forse non valeva la traversata ma, ora che si trovava in quella terra magica, in cui tutto aveva un altro sapore, poteva affermare di essersi sbagliata. Anche il gruppo ne stava risentendo positivamente: era come se fossero tornati indietro di mesi, loro quattro soli e il loro mestiere, il più bello del mondo.
Certo, il dispiegamento di forze era molto più consistente adesso, non si erano ancora abituati a viaggiare con quella muraglia di guardie del corpo intorno e spesso si sentivano come dei ragazzini un po’ discoli sotto gli sguardi sempre seri e compíti di quegli energumeni. Anche Victoria, che inizialmente si era battuta per non cedere agli atteggiamenti da divi consumati, iniziava a rendersi conto che una security era necessaria, ora che i fans sembravano essere del tutto impazziti: le ragazze russe non avevano limiti, si buttavano su di loro, li aspettavano per ore infinite sotto all’ingresso dell’hotel, urlando, cantando e toccandoli ovunque. A volte era stressante anche solo il pensiero di affrontare pochi metri fuori da quelle quattro mura e addirittura impossibile il pensiero di visitare la città fuori dal bus. Damiano soprattutto soffriva di quella totale intromissione nella sua privacy, arrivando a dichiarare che avrebbe preferito l’anonimato a tutto quel successo. Victoria da parte sua cercava di essere il più accomodante possibile, voleva essere gentile ma anche non essere un peso per i bodyguard e i ragazzi del loro team.
Quel pomeriggio avevano affrontato un numero spropositato di interviste e avevano fatto almeno tre cambi d’abito ma poi finalmente si erano presi il tempo per divertirsi tra di loro. Damiano aveva insistito per rimanere in camera, voleva solo rilassarsi e chiamare Giulia o passare qualche ora a fumare e giocare ai videogiochi. Lei e Thomas invece volevano disperatamente uscire: non aveva alcun senso essere a Mosca senza visitare i club.
Il solo pensiero le fece tornare un leggero senso di nausea. Decise di buttarsi sotto la doccia per lavare via i ricordi della serata appena trascorsa. Se ci pensava, ancora si eccitava al solo pensiero del locale strapieno di gente tutta così strana e sexy. Come potevano essere tanto divine le donne russe? Avevano ballato per quelli che potevano essere secondi o anche ore, senza pensieri, né preoccupazioni o notifiche sul cellulare.  Ricordava di essere stata adocchiata da questa ragazza mora dai tratti vagamente orientali; aveva deciso di giocare con lei, nonostante quest’ultima parlasse pochissimo inglese. Cercava di sovrastare la musica ma tutto quello che riusciva a capire era che la ragazza voleva mangiarsela con gli occhi. All’improvviso si era sentita osservata, probabilmente si trattava dello sguardo di una guardia del corpo, pagata proprio perché non la perdesse di vista nemmeno per un secondo. Rimase sorpresa invece nel riconoscere lo sguardo profondo del cantante, che ora la stava puntando come se volesse ucciderla, mentre lei veniva trascinata lontano dalla nuova conosciuta. Solo per un secondo aveva pensato di desistere, di fermarsi e tornare da lui ma poi l’orgoglio aveva preso il sopravvento: chi era lui per decidere?? Chi era per presentarsi lì senza preavviso, giusto in tempo per giudicarla? E poi a dirla tutta, era offesa con lui perché l’aveva trattata con sufficienza in quegli ultimi giorni, con le sue battute pungenti e le sue prese per il culo. Lo faceva in continuazione ma questo comportamento la stava confondendo: perché doveva cercarla se poi diventava così lunatico ed odioso? No, non gli avrebbe permesso di dirle cosa doveva fare, in fondo lei era libera.
Quindi lo aveva snobbato e si era fatta strada tra tutti quei personaggi un po’ freak, inciampando su persone a terra e scivolando su cocktail, fino a che non si era ritrovata in una specie di privé, una sorta di dark room, piena di fumo e con le luci soffuse. Una sala tutta rossa con i divanetti neri disposti a semicerchio e gli specchi sul soffitto. Era qualcosa di estremamente sexy e proibito, così come la ragazza che diceva di chiamarsi Aliona.
Victoria non sapeva esattamente che fare, sapeva solo che aveva bevuto troppo e che quella situazione le stava sfuggendo di mano.
Please honey, leave her alone…”
Riconobbe immediatamente la voce alle spalle della ragazza. Damiano doveva averle seguite ed ora cercava di liberarla dalle grinfie della mora, che da parte sua non sembrava intenzionata a cedere, dal momento che non capiva una parola ed ora stava baciando avidamente il collo della bassista. “Daje Victò, torna de là prima che ce sgridino i doberman!”
Disse infine l’uomo all’orecchio dell’amica. Victoria sembrava in estasi, abbandonata contro la parete, con le labbra della tipa addosso e le sue mani ovunque. Era ubriaca, questo era evidente ma per un attimo Damiano ebbe la sicurezza che l’avessero drogata. Poi accadde l’impensabile, la ragazza sconosciuta si voltò verso di lui e gli ficcò la lingua in bocca. Damiano si ritrasse schifato ma sentì le mani di Victoria tra i suoi capelli e si accorse che era lei che li stava facendo avvicinare di nuovo per guardarli mentre si baciavano. Quel gesto lo eccitò, così come lo sguardo vacuo ed innamorato che sentiva fisso su di sé, anche senza vederlo direttamente. A quel punto Vic lo costrinse a guardarla e tutto passò in secondo piano: la musica non era che un rombo di sottofondo, il calore, le mani, gli odori, tutto era sbiadito. Vedeva solo lei. Si baciarono avidamente, in modo selvaggio e senza freni. Vic non era mai stata più eccitata di così. I loro corpi si riconoscevano, le loro mani si cercavano. Era come ritrovare il profumo di casa a chilometri di distanza da essa. Non avrebbero saputo dire quanto erano rimasti a pomiciare contro la parete del privé, né quando la ragazza misteriosa aveva deciso di desistere e di andarsene via, sentendosi ignorata.
Vic avrebbe voluto trovare un luogo appartato, un bagno, un’auto, una stanza qualsiasi in cui poter dare libero sfogo a tutta quella passione. Damiano no, lui tentava disperatamente di resistere, ben sapendo che non era quello il luogo adatto e che ben presto qualcuno sarebbe venuto a cercarli.
Fu Gaia a raggiungerli per prima. Se la trovarono alle spalle con quell’aria tra il deluso e lo scoglionato che aveva sempre lei quando li vedeva flirtare. Che disapprovasse era evidente e forse era l’unica del team ad odiare l’idea che quei due si piacessero di nuovo così tanto.
“Dobbiamo andare…”
Si limitò a dire in tono asciutto, riportandoli tutto d’un tratto alla realtà. I due si staccarono con imbarazzo, cercando di rimettere insieme gli abiti e di accomodarsi il trucco sbavato. Ethan, a pochi passi da loro, non disse nulla pur avendo assistito a tutta la scena. Era come se se lo aspettasse, come se avesse sempre saputo che sarebbe successo prima o poi. Li seguì, prendendo sotto braccio Gaia e scostandosi i lunghi capelli corvini dal viso.
Durante il viaggio di ritorno erano rimasti volutamente lontani, come pentiti di ciò che avevano appena fatto. Damiano non la guardava nemmeno, probabilmente era infuriato con lei per averlo costretto a fare qualcosa che evidentemente non voleva fare. Anche Vic si odiava per non essere stata abbastanza forte: era stata lei la prima a chiamarsi fuori dai giochi ed ora desiderava solo ritornare tra quelle braccia.
Avevano finito la serata in camera di Thomas, bevendo e facendo casino. Victoria era cotta, voleva solo trascinarsi a letto e non sentire più lo sguardo di Damiano addosso. Infine si era ritrovata nella sua stanza. Si era allentata il corsetto nero, buttandosi sul letto ancora vestita, senza avere il coraggio di muovere un solo muscolo. Mancavano poche ore alla partenza e lei avrebbe voluto rimanere lì per sempre così, immobile. Non voleva pensare. Non voleva pensare a lui.
D’un tratto sentì bussare e si destò appena. Quel suono non proveniva dalla porta.
Toc Toc
Di nuovo. Possibile che venisse dalla parete dietro al letto? Aspettò qualche istante, sicura di avere le allucinazioni, quando il suono tornò più chiaro di prima.
Toc Toc toc.
Ci impiegò un po’ prima di riuscire a ragionare. Chi c’era in quella stanza? Quella subito dopo la sua. O forse era quella prima? Era proprio la sua stanza. Era lui. Si avvicinò al muro e tese l’orecchio. Non ci volle molto prima che il suono si ripetesse e a quel punto le venne istintivo rispondere con altri tre colpi.
Toc Toc toc
I colpi tornarono subito indietro. Era una cosa stupida ma anche molto divertente. Era Damiano, voleva dirle qualcosa? Voleva solo disturbarla? O era così ubriaco da non capire cosa stava facendo? Se qualcuno avesse sentito, avrebbe potuto fare un reclamo alla reception. Raggiunse il suo telefono nella borsetta e si affrettò a scrivergli un messaggio.
V: Che vuoi?
D: Non riesco a dormire
V: Provaci
D: Non riesco. Lo sai
Damiano lo diceva sempre: lui non riusciva a dormire bene nelle camere d’hotel. Solo accanto a lei si sentiva tranquillo e a dire la verità, anche lei ormai si era abituata ad averlo accanto. Era sempre stato così da che avevano iniziato a viaggiare, loro dormivano insieme. Non potevano farci nulla. Ora che il successo e soprattutto la decenza li obbligava a stare in due stanze separate, entrambi sentivano forte la mancanza l’uno dell’altro.
V: Prendi le gocce e dormi
Decise di non cedere, lei era troppo ubriaca e ciò che era accaduto quella sera al club lo dimostrava.
Non ricevette più alcuna risposta e prese il coraggio a due mani per iniziare a svestirsi. Si era appena tolta i pesanti pantaloni di pelle, quando bussarono di nuovo, questa volta alla porta. Non poteva crederci, era un pazzo.
Aprí immediatamente per paura che facesse troppo rumore e qualcuno lo scoprisse e se lo ritrovò davanti, mezzo nudo e con uno sguardo inequivocabile. Non le diede il tempo di parlare o di rifiutarlo, bastò che si avvicinasse di un passo e i loro corpi risposero all’unisono, continuando da dove si erano interrotti.
“Non possiamo…”
Sospirò la ragazza tra un bacio e l’altro.
“No, non possiamo…”
Rispose Damiano senza riuscire a staccare le labbra dalle sue.
“Smettila… devi andartene.”
Vic cercò di allontanarlo ma sembrava che le sue parole e le sue azioni non riuscissero a combaciare.
“Ora me ne vado…”
Fu la risposta dell’uomo, che invece era già in ginocchio ai suoi piedi, pronto a toglierle la biancheria e a farle perdere la testa.
Era stata la notte più assurda e selvaggia della loro vita. L’avevano fatto ovunque ancora e ancora, fino ad addormentarsi esausti sul letto ancora intatto. Ora Vic si sentiva uno schifo, un po’ per i postumi della sbornia e un po’ per la paura di affrontare ciò che l’aspettava al ritorno. Joy l’avrebbe capito subito e anche se non si aspettava niente da lei, questo non la faceva sentire meno in colpa. Poi sarebbe arrivata la promozione, il tour, le espressioni di Thomas e di Lello e la consapevolezza che, una volta tornati a Roma, tutto sarebbe ripartito come prima. Ci sarebbe stata Giulia e quel Damiano succube di lei, che Vic tanto odiava. E poi ci sarebbe stato lui, con la sua espressione pentita sul volto e le sue battutine al vetriolo.
Doveva chiudere. Quella era stata l’ultima volta. Doveva chiudere e andare avanti con la sua vita. Lasciò scorrere l’acqua, sperando che le lavasse via di dosso quella sensazione di sbagliato.
Stupida! Stupida Vic!


AmandotiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora