Capitolo 21 - Saray's POV

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"Saray, vieni, ti devo parlare" mi dice Macarena sbucando da dietro gli scaffali della biblioteca. Ormai nelle ultime tre settimane ha trascorso le due ore libere ogni giorno chiusa in questa stanza e ovviamente ci ha trascinato anche me. Siamo qui a Cruz del Norte da un mese e dopo quell'attacco che abbiamo sferrato ad Akame, le acque sono state particolarmente quiete, cosa che ci ha stupite perché ci aspettavamo un contrattacco. Ma arriverà, sappiamo benissimo che arriverà.
"Arrivo, ma si può sapere che cosa stai combinando qui dentro da settimane?" chiedo alla bionda raggiungendola dietro agli scaffali dei libri di storia medievale ricoperti da dita e dita di polvere. Maca ha scelto questo angolo proprio perché nessuno viene mai a cercare fra questi mattoni noiosissimi.
"Ti ricordi quando ti ho detto che avrei trovato il modo di evadere da Cruz del Sur?" mi domanda ignorando ciò che le ho chiesto io. Ci penso un po' su, ma poi immediatamente il flash di quella conversazione mi colpisce in pieno viso. Non ci avevo mai dato troppo peso, credevo fosse una cosa detta per la smania di riavere Zulema.
"Ricordo" mi limito a dire.
"Ci sono, ho un piano" mi dice sorridendo e il silenzio scende fra di noi.
"Non qui - le dico, potrebbe sentirci chiunque da dietro agli scaffali e la visuale è limitata, non ci accorgeremmo se arrivassero le cinesi - vieni!" affermo prendendola per un polso e trascinandola verso il cortile. Da quando ci hanno trasferite qui dentro abbiamo ricominciato a uscire all'aria aperta ed a rivedere la luce del sole. È una sensazione strana: il cortile è identico a quello di Cruz del Sur, anche qui possiamo riconoscere perfettamente il punto in cui abbiamo trovato Zulema agonizzante, ma la macchia del suo stesso sangue non c'è. Abbiamo trovato il nostro angolo, lo stesso in cui, nell'altro carcere, ci rifugiavamo con Zulema per fumare lontane da tutti. Maca si siede estraendo una sigaretta dal suo pacchetto e portandosela fra le labbra, offre poi il pacchetto a me ed io faccio lo stesso. Dopo averle accese, inaliamo entrambe il fumo e il silenzio cala nuovamente fra noi finché decido di romperlo con uno sguardo eloquente.
"Ce ne andiamo" mi dice semplicemente come se questa fosse la cosa più normale di questo mondo.
"Che cosa significa?" le chiedo aggrottando la fronte.
"Lo avevo promesso" sorride triste, aveva promesso che saremmo evase insieme, che ci avrebbe portate fuori di qui, ma la realtà è che ad uscire saremo solo in due.
"Come vuoi fare?" domando spostando l'attenzione su qualcosa che non mi faccia pensare alla mancanza di Zulema.
"Il piano è perfetto. Usciremo dalla porta principale, non se ne accorgerà nessuno" sta sorridendo da orecchio a orecchio.
"E come?" le chiedo io scettica, come possono non notare due detenute vestite di giallo che abbandonano il carcere dal portone d'ingresso?
"Ci aiuteranno due persone, una qui dentro e una fuori" le sue risposte continuano ad essere enigmatiche, come se dovessi tirarle fuori le parole.
"Maca parla. Chi cazzo ci aiuta da dentro? E chi da fuori?" mi innervosisco un pochino, con Zulema era più semplice, lei vomitava il piano tutto insieme e non lasciava spazio per i dubbi, odiava le domande e ancor di più dover dare risposte.
"Il contatto all'interno è Altagracia. È un'ex detenuta, era dentro per omicidio e..." inizia a spiegarmi, ma questa volta sono io ad interromperla prima che possa concludere.
"BINGO! Avevi ragione, è una di noi!" esclamo, Maca scoppia a ridere.
"Sì, è una di noi. Ce l'ha a morte con il sistema delle carceri perché le ha vissute da entrambi i lati, dice che fa schifo e che un'evasione potrebbe persino aiutarla perché così ai piani alti capirebbero che c'è bisogno di più personale e più sicurezza togliendo un po' del peso che ora è completamente addossato ai pochi secondìni che ci sono. E pensa che la prigione messicana nella quale è stata lei è mille volte peggio delle Cruz. Comunque a parte questo lei non farà altro che rallentare il cambio turno delle 18, quello di quando siamo a cena. In questo modo ci sarà un momento alle 18:15 precise in cui tutte le guardie si ritroveranno nello stesso stanzino e non ci sarà copertura in tutta la prigione. Qui subentriamo noi che con molta nonchalance ci tratterremo un po' più a lungo nella sala delle visite e..." la interrompo di nuovo.
"Io non ricevo più visite da quando ho chiuso con i miei genitori, non sanno nemmeno del trasferimento" le rispondo.
"Ne riceverai una, la visita perfetta quanto questo piano, la persona che verrà per parlare con me e te insieme" continua a sorridere.
"E chi è?" mi acciglio.
"È il contatto che ho all'esterno, ha i nostri soldi" mi fa l'occhiolino.
"Hanbal?" chiedo stupidamente, come potrebbe fare visita a due detenute quando è ricercato in tutto il mondo?
"No, è una persona che non conosciamo. Saray sarà difficile parlare con lei, torneranno a galla tutti i dolori che ci hanno travolte negli ultimi mesi, però ne varrà la pena" mi posa una mano sul ginocchio e io corruccio lo sguardo.
"Maca mi sto agitando, di chi si tratta?" chiedo preoccupata.
"Si tratta di Fatima" risponde tutto d'un fiato. Io penso, penso a chi possa essere questa persona, penso al perché dovrebbe farmi male parlare con lei. Poi tutto d'un tratto la consapevolezza mi investe come l'onda di un uragano. Zulema mi ha parlato di lei solo una volta anni fa, mi ha detto il suo nome, la sua età e come avrebbe voluto chiamarla se non gliel'avessero tolta. Poi quando Maca era in ospedale per il piccolo mi ha detto che sa cosa significa il dolore di vedere qualcuno che si porta via una parte di te senza che tu lo possa impedire. Non ha avuto bisogno di ricordarmi che hanno vissuto un dolore molto simile perché è bastato uno sguardo. Ma non abbiamo mai più detto il suo nome dopo la primissima volta, mai più affrontato quel discorso dopo l'incidente di Maca, è rimasto lì a incombere su di noi senza il bisogno di renderlo esplicito. E poi, beh, mi hanno strappato Zulema e ho capito anche io quel dolore lancinante. Lei era la mia famiglia, mia sorella. E senza di lei io non sono completa.
"No" scuoto la testa con le lacrime che già minacciano di uscire.
"Saray, è l'unico modo per avere una visita insieme io e te che possa avere un senso, altrimenti come la giustifichiamo? Anche io non ricevo visite e sarebbe sospetto" risponde. Non mi ha detto che l'avrebbe voluta cercare, deve essere stato pesante anche per lei. Ma io non posso farlo.
"No io non rivivrò tutto, non davanti a sua figlia!" esclamo.
"Fatima ha diritto di sapere la verità e soprattutto di saperla da noi. Gitana tu sei la persona che ha trascorso più tempo al mondo accanto alla madre che non ha mai conosciuto, tu solo puoi darle le risposte delle quali ha bisogno. Vuole solo questo, non chiede altro. Vuole conoscere sua madre e il solo modo che ha per farlo è tramite le nostre parole" mi prende il viso fra le mani mentre parla e mi accarezza dolcemente le guance raccogliendo le lacrime che escono imperterrite. Ha ragione, so che ha ragione, ma non posso pensarci, non posso crederci.
"Le hai già parlato?" chiedo.
"Sì, sa la verità. È dalla nostra parte e ci aiuterà ad uscire come avrebbe voluto sua madre. In cambio vuole solo parlare con noi" mi sorride.
"Come l'hai trovata?" Zulema l'ha cercata per anni, ma non è mai riuscita a rintracciarla per riprendersela finendo poi per abbandonare l'idea di poter mai rivedere la sua bambina.
"Altagracia. L'ha cercata nei file della Spagna hackerando non so che cosa con l'aiuto di un ragazzetto di vent'anni tipo. Fatima è una piccola ladruncola e rintracciarla è stato semplicissimo nei database dei centri detentivi" scoppiamo a ridere entrambe.
"Buon sangue non mente! - ammicco sorridendo - Tu l'hai v...le assomiglia?" domando improvvisamente spaventata.
"Non lo so, non l'ho mai vista" abbassa lo sguardo probabilmente pensando a ciò a cui penso io: come sarebbe se ci trovassimo di fronte una piccola Zulema?
"Come usciremo?" chiedo.
"Altagracia ci verrà a recuperare nella sala delle visite perché noi saremo in ritardo per la cena. Durante il percorso fingeremo di minacciarla con il solito spazzolino, ci assicureremo di passare di fronte alle telecamere. La costringeremo a portarci nello spogliatoio delle guardie e lei ci darà la sua divisa più quella di scorta che hanno tutti nell'armadietto. Per renderlo ancora più credibile la legheremo con le nostre giacche gialle e la colpiremo così che sembri che l'abbiamo stordita. Usciremo dalla porta principale e saliremo nell'auto di Fatima che sarà pronta a portarci via. Ecco vedi? Non può andare storto, è perfetto. Fatima e Altagracia sono dalla nostra parte e sono pronte ad agire tra qualche settimana, giusto il tempo di capire bene cosa fare una volta fuori. Ora manchi solo tu..." mi dice lasciando la frase sospesa. Zulema sarebbe orgogliosa di questo piano, ancora di più perché c'è una guardia coinvolta. Sorrido. Il mio scorpione vorrebbe questo, non abbasserebbe mai la testa alle cinesi o al carcere per chissà quanto tempo, Zulema vorrebbe essere libera e vorrebbe che anche noi lo fossimo.
"Vale, lo vamos a hacer" affermo.
"Lo vamos a hacer" mi sorride Maca baciandomi la guancia. Fumiamo un'ultima sigaretta prima della cena, poi rientriamo. Mangiamo in silenzio in compagnia delle altre. Rizos continua a fare battute con Tere, Bambi, Sole e le nuove, ma io non riesco a ridere. Dovevamo scappare in tre, dovevamo essere noi tre. Sento qualcuno toccarmi una spalla così mi volto. Una delle cinesi è accanto a me, in piedi. Mi guarda dall'alto in basso.
"Akame vi vuole parlare" dice guardando prima me, poi Maca.
"Ora?" chiedo, lei annuisce. Faccio cenno a Maca di fare come dice, così ci alziamo entrambe e seguiamo Lien, così si chiama il braccio destro di Akame. Ci porta nei corridoi e verso la lavanderia. Io e Maca ci guardiamo negli occhi preoccupate.
"Andiamocene" sussurro a Maca.
"Voltati piano" mi risponde lei annuendo. Lo faccio, ma di fronte a me compaiono altre quattro cinesi che ci spingono verso la lavanderia. Non possiamo fare altro che proseguire.
"Saray, Macarena" ci saluta Akame non appena entriamo.
"Akame" diciamo in coro io e la bionda, sembra un rituale.
"Prego accomodatevi" ci dice, noi ci guardiamo intorno e subito due pezzi di ferro ci vengono sbattuti sulle gambe costringendoci a inginocchiarci. Boccheggianti per il dolore non riusciamo a difenderci mentre ci legano i polsi. Poi un pugno mi arriva dritto in pieno viso e per qualche secondo vedo tutto completamente nero.
"Maca?" chiamo.
"Sto bene" geme lei, le cola del sangue dal naso, segno che il mio trattamento è stato riservato anche a lei.
"Vi avevo detto che non avreste dovuto mettervi contro di me. Nelle ultime settimane in carcere ho perso parte del controllo che avevo prima, vi siete fatte troppe amiche e troppe persone stanno vedendo in voi due una possibilità di prendere spazio qui dentro - dice guardandoci prima che un pugno nello stomaco ci faccia piegare sputando sangue - e questo non lo posso permettere" afferma in tono greve. Le ragazze che ci tengono legate per i polsi ci trascinano in avanti.
"In piedi" ci dice Lien, ma noi rimaniamo immobili.
"Possiamo farlo con le buone o con le cattive, il risultato sarà lo stesso. Voi sarete da esempio per le altre detenute, non posso permettermi rivolte qui dentro. Quindi..." e così dicendo spalanca l'oblò di due lavatrici. Merda.
"Non puoi farlo" le dice Maca.
"Invece sì. E tu sarai la prima" così dicendo afferra Macarena e con l'aiuto delle sue stupide compagne la spinge dentro al cestello.
"NO!" urlo ma un pugno nello stomaco e una mano sulla bocca mi mettono a tacere. Avevo giurato a Zulema che avrei protetto Maca, glielo avevo promesso. E invece ora sono qui e non posso fare nulla se non rimanere ferma a guardare. Il ciclo della lavarrice parte pochi secondi dopo mentre Maca batte disperatamente con le mani sul vetro dell'oblò. I suoi occhi sono nei miei, la guardo e una lacrima scivola sui nostri visi. "Per il resto della vita" le avevo detto ed effettivamente così è, insieme fino alla fine. È il mio turno, mi spintonano fino ad avvicinarmi alla seconda lavatrice. Intanto quella di Maca inizia a fare rumore preparandosi a far girare il cestello. Chiudo gli occhi per non vedere, poi sento una voce ed è come se il mondo fosse messo in pausa.
"DÉJALAS! - sento tuonare alle mie spalle - DÉJALAS AHORA O TE REVIENTO LA PUTA CABEZA".

* spazio autrice *

Questo capitolo l'ho scritto con la tachicardia! Non vedo l'ora di pubblicarvi il prossimo 😍.
Allora? Com'è? Vi piace questa storia?

- Elle 🦂

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