Capitolo 33

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È calato il silenzio in questo ufficio, nessuna di noi parla, ci siamo limitate a prenderci istintivamente per mano. La riccia trema, la gitana ha una lacrima che le scorre sul viso, la bionda è pallida come un cadavere e io? Non so cosa pensare, non so come sentirmi, ho paura. Loro sono la mia famiglia, per la prima volta mi sento parte di qualcosa e devo assolutamente proteggerle, per loro e per me stessa. È Saray a rompere il silenzio schiarendosi la voce.
"Miranda scusami, Sandoval è evaso, voi non avete sue notizie ma credete che stia cercando noi. Non capisco come le due cose possano essere correlate fra loro. Non potrebbe semplicemente voler tornare dalla sua famiglia? Oppure scappare lontano e vivere una vita in vacanza? C'è qualcosa che non ci stai dicendo?" chiede guardandola fissa negli occhi e parlando con un tono che sembra quasi voler smentire ogni parola che pronuncia.
"La sua famiglia lo ha ripudiato quando hanno saputo il motivo per cui è stato evirato, il tribunale ha stabilito che lui non possa avvicinarsi né alla moglie, né alle bambine. Il giudice ha ritenuto che fosse troppo pericoloso per loro." risponde Miranda.
"Beh lo credo bene, è uno stupratore, uno psicopatico!" esclama Rizos. È ferita da Sandoval forse più che tutte noi, o quantomeno in modo diverso. Un direttore che di fronte alla prova dell'avvenuto stupro su una detenuta da parte di un secondino non fa assolutamente nulla è la conferma che per lui noi siamo bestie e questo fa schifo. In fondo siamo persone che hanno commesso degli errori, ma non siamo bestie.
"Hai ignorato la domanda" sussurro io con un tono di voce quasi impercettibile. Sandoval è il mostro che ha fatto credere a tutto il carcere la mia morte per far soffrire le persone che tenevano a me. È la bestia che, nonostante le continue minacce di Anabel a Maca, non ha mai fatto nulla. Voleva far soffrire Macarena e Saray per il suo ego. Ha tentato di stuprare Saray, ha provato a toccare Macarena. Si è fatto fare pompini da tutto il carcere promettendo favori, persino io ho ceduto pur di stare accanto a Maca. È un mostro, non si ferma davanti a nulla e se ci sta cercando, devo capire perché.
Sembrano non avermi sentita perché continuano a parlare fra di loro senza fare il minimo cenno a darmi una risposta, così esco dal mio stato di trance e alzo la voce imponendomi su tutte e quattro.
"MIRANDA, HO DETTO CHE HAI IGNORATO LA DOMANDA DI SARAY. CHE COSA CAZZO CI STAI NASCONDENDO?" ringhio alzandomi in piedi e battendo le mani sulla scrivania. Sussultano tutte da questo mio improvviso cambio d'umore. Mi sono addolcita con l'arrivo di Lana e la scarcerazione, ma sono sempre Zulema Zahir e se toccano ciò che è mio, impazzisco.
"Siediti. – dice tentando di calmarmi, è pronta a parlare, lo vedo dal respiro profondo che prende – In questi mesi in cui è stato in carcere, ha avuto dalla sua parte un secondino, Garcìa, che lavorava a Cruz del Este dove Sandoval era detenuto. Abbiamo scoperto che gli ha riferito cosa stava succedendo all'esterno, gli ha detto che voi avete testimoniato e che siete state rilasciate, ha saputo che hai ritrovato tua figlia. Lui ha dichiarato più e più volte che Maca e Saray sono colpevoli di avergli...beh lo sapete. Non è stato aperto un caso perché il giudice ha stabilito che fosse legittima difesa e oltretutto non c'è mai stata una vostra ammissione e non ci sono prove. Questo lo ha solo innervosito. Ha sviluppato un'ossessione per voi e, soprattutto, per te Zulema. Eri il suo chiodo fisso. È stato Garcìa ad aiutarlo nell'evasione, in cella è rimasto un bigliettino in cui dichiarava che vi avrebbe cercate, soprattutto te. Ti crede il punto debole perché sa come hanno vissuto Maca e Saray quando hanno creduto che fossi morta. C'era scritto semplicemente che vi avrebbe trovate" dice appoggiandosi allo schienale. Il sangue mi ribolle nelle vene.
"Tu sapevi tutto questo e non hai pensato di informarci? Miranda siamo state io e Saray a tagliargli il cazzo, lo vuoi capire che ci vorrà uccidere?" ringhia Macarena sconvolta.
"No, lui non vuole voi. Lui vuole me. Non è vero Miranda?" chiedo io. Solo un coglione non capirebbe che l'interesse di Sandoval è eliminare me, lo ha già fatto in passato quando ha finto la mia morte, sa quanto questo possa avere un effetto sulle ragazze.
"Io...temo di sì. Siete tutte in pericolo, dobbiamo procedere con il programma di protezione testimoni sarete sorvegliate costantemente, dovete rimuovere anche i bracciali con la geolocalizzazione perché non sappiamo se Garcìa conoscesse i codici dei bracciali. Non potrete uscire, non potrete tornare a vivere a casa vostra. Non sappiamo se abbia già qualcosa su di voi, ma se così fosse dobbiamo fare in modo che perda completamente le vostre tracce, deve sapere che non siete sole" ci spiega. Sento una morsa allo stomaco, la nausea si impossessa di me, ho un terribile presentimento.
"Quindi torniamo in prigione" sussurra Saray.
"Sarà solo temporaneo" le risponde Miranda con sguardo empatico. Saray non ha tutti i torti, la protezione testimoni è una prigione a cielo aperto.
"Lana..." dice Macarena con voce strozzata, ha avuto il mio stesso pensiero che però io non ho espresso per paura che a dirlo ad alta voce possa diventare reale. La paura che lei non rientri nel programma di protezione mi colpisce violentemente tanto da farmi trattenere il respiro. Il mio stomaco continua a stringersi, il dolore è dilaniante, non mi spiego che cosa stia succenendo.
"Lana sarà con voi tutto il temp..." ed è in questo esatto momento che Palacios, che non vedevamo da quando siamo state rilasciate, irrompe nell'ufficio senza bussare. La sua espressione è terrorizzata, la pelle è bianca come quella di un cadavere e il suo respiro è tanto affannato che sembra abbia corso la maratona di New York.
"Miranda, devi venire, devi venire subito" le dice con un tono che non ammette repliche. Lei si alza e ci chiede di aspettarla, poi esce dall'ufficio richiudendosi la porta alle spalle e tagliandoci fuori da qualunque discorso.
"Che puto bastardo" ringhia Saray.
"Maca..." chiamo la bionda a bassa voce, lei però non mi sente.
"Un secondino, un secondino l'ha fatto evadere, che figlio di puttana" esclama Rizos, in questo momento non pensa nemmeno che anche Altagracia avrebbe aiutato noi, vede solo che un secondino ha liberato un depravato
"Maca..." chiamo ancora io, sento che sto per vomitare.
"Zule que pasa? Sei verde" dice Saray posando lo sguardo su di me.
"C'è qualcosa che non va, lo sento nella pancia. È successo qualcosa" dico io quasi senza fiato.
"Zulema di che si tratta?" chiede Rizos.
"Io...non lo so. So solo che qualcosa non va" rispondo e così dicendo mi alzo trascinandomi alla porta insieme alla mia terribile nausea. Poso la mano sulla maniglia e la apro, di fronte a me Miranda ha una mano sulla bocca e le lacrime agli occhi. Non si accorgono della mia presenza così rimango sulla soglia ad ascoltare.
"Non c'è stato niente da fare, l'impatto è stato troppo forte. Lana è..." il mio cervello si spegne completamente, non sento più nulla, mi limito a camminare all'indietro per allontanarmi da qualunque cosa stiano dicendo. Il nome di mia figlia sulle loro labbra, le lacrime di Miranda, il mio stomaco. Tutto riporta alla stessa cosa.
"Zulema..." mi sento chiamare, la direttrice deve essersi accorta di me.
"Miranda che cazzo sta succedendo?" chiede Maca.
"Ragazze io..." sussurra lei fra le labbra.
"QUE COÑO ESTA PASANDO DIRECTORA?" ringhia Saray.
"C'è stato un incidente...un'auto a tutta velocità...Lana si trovava sul ciglio della strada e l'impatto è stato molto forte..." comincia a parlare.
"No no no" inizia a dire Macarena. Saray alza una mano, arriccia le labbra e scuote la testa.
"No lo digas - dice Rizos, i suoi occhi si bagnano – no lo digas!" esclama ancora.
"Ragazze io..." riprende a parlare la direttrice ma nessuna di noi sta ascoltano, io comincio a correre fuori dall'ufficio e giù per le scale fino all'uscita. I secondini provano a trattenermi ma io sgomito e li spingo via con una forza che non pensavo neppure di avere. In pochi secondi sono nel cortile e poi al cancello.
"APRITE" urlo. Sento un movimento alle mie spalle, poi vedo comparire al mio fianco Macarena, Saray e Rizos.
"Zulema" sussurra Miranda che ci ha raggiunte.
"Abre esta puta puerta" digrigno fra i denti.
"Zulema credo che sia meglio che..."
"NO LO VAMOS A REPETIR MIRANDA, ABRE ESTA PUERTA COÑO!" urla Maca prendendo il cancello fra le mani e tirando. Miranda fa un cenno con la testa e il cancello si apre. Esco guardandomi intorno, c'è l'ambulanza, ci sono delle auto della polizia, c'è Castillo che viene verso di me non appena mi vede.
"Zahir non..." prova a parlare ma io lo zittisco alzando una mano. Le mie gambe si muovono da sole portandomi verso un telo bianco che giace sul cemento di questa strada, una trentina di metri più avanti rispetto a dove è parcheggiata l'auto con cui siamo venute fino a qui. Non sento nulla, il mio cuore ha già capito tutto eppure non sento nulla. Quando i miei piedi si posano a pochi centimetri dal candore di quel lenzuolo, parlo. In lontananza mi giungono le urla di Macarena e Saray, ho intravisto la polizia tenerle strette mentre loro si divincolano.
"Scopritela" dico semplicemente.
"Non poss..." prova a rispondermi il poliziotto, io lo guardo ringhiando.
"Ho detto di scoprire il viso di mia figlia" scandisco le parole con una calma che non mi appartiene. Intimorito da me il giovane si abbassa e toglie la parte di lenzuolo che cela il volto sereno della mia bambina. Il mio petto ha un sussulto, con un rumore sordo cado sulle ginocchia e, finalmente, lascio andare il mio dolore. Le lacrime scivolano incontrollate dai miei occhi, un urlo disumano abbandona la mia gola. Una mano si posa sulla mia spalla ma io mi divincolo chinandomi sul corpo di Lana e stringendola a me. Vedo una macchia bionda comparire al mio fianco, è Macarena. Sta urlando alla vista del volto addormentato di quella che, negli ultimi mesi, è diventata sua figlia. È solo in questo momento che mi rendo conto di quanto lei davvero abbia amato Lana come se fosse sua, è con una frase, la sola che Maca sta ripetendo da quando si è abbassata sul corpo inerme della ragazzina, che mi sbatte in faccia il suo amore.
"Non un'altra volta, non mia figlia, non di nuovo" piange. Piange la morte di un'altra figlia per mano di qualcuno legato a questo fottuto carcere. Anche Saray e Rizos ci raggiungono, la gitana si butta sul corpo disteso al suolo, la ricciola invece rimane immobile lasciando che le lacrime le righino le guance.
"Ha ucciso mia figlia" dico io fra i denti. E così dicendo mi alzo, raggiungo Miranda e le parlo ricollegando tutti i pezzi.
"Voleva farmi soffrire, sapeva di Lana, l'ha uccisa di fronte al carcere dove sapeva che tu ci avresti convocate. Sappiamo tutti che è stato lui e non dirmi che non ci sono prove perché lo sappiamo. C'è qualcosa che non mi stai dicendo Miranda ed è giunto il momento che tu mi dica tutta la verità. Ora. perché poi ho bisogno di prendermi del tempo per piangere mia figlia in santa pace" il mio tono è calmo, pacato, come se nulla di ciò che sta succedendo mi toccasse.
"Zulema..." sussurra lei.
"Parla" sentenzio io senza darle spazio di replica. Sento improvvisamente delle presenze al mio fianco, so che si tratta delle ragazze. Annuisco facendo cenno a Miranda che può parlare anche di fronte a loro.
"C'è una registrazione vocale, l'ha fatta recapitare qui stamattina, si tratta di un registratore da giornalista di quelli usa e getta, è nel mio ufficio" dice. Nel più completo silenzio ci limitiamo a seguirla, prendiamo posto sulle sedie e aspettiamo che la direttrice faccia partire il nastro.
"Siete pronte?" ci chiede, noi annuiamo in religioso silenzio. La mano di Macarena raggiunge la mia ma io istintivamente la scosto, non sono in grado di esserci per me stessa, figuriamoci per lei. Preme play e la voce sprezzante di Sandoval rimbomba nell'ufficio facendoci sussultare.
"Ciao Zulema, so per certo che stiano ascoltando anche le tue patetiche amiche e la tua bellissima fidanzata, ma mi rivolgo a te. Quello che mi avete fatto merita una punizione, mi avete evirato per poi sbattermi in carcere testimoniando contro di me, ma voi siete delle stupide detenute, delle criminali e io vi distruggerò. Quando ho finto la tua morte è stato meraviglioso guardare la bionda logorarsi per te, quindi ecco cosa succederà. Vi troverò. Ucciderò tua figlia, tu non meriti di essere madre, ma sei una bestia e qualunque bestia protegge i propri cuccioli. La ucciderò e so che questo distruggerà te. Voglio vedere la vecchia Zahir, el elfo del puto infierno, voglio quella Zahir perché poi ucciderò anche lei. Tu morirai sapendo quanto questo farà soffrire la bionda e Saray, sempre che tu non le allontani già per la morte di Fatima. Tu morirai e loro? Non saprai mai cosa succederà, non lo sapranno nemmeno loro. Macarena sarà mia, Saray soffrirà e anche quella bella ricciolina a cui ora sembri volere proprio bene. Mi assicurerò che tu muoia sapendo che non le potrai proteggere e che loro vivano nel terrore di quale sia la mia prossima mossa. Sei morta Zahir, lo siete tutte, in un modo o nell'altro" e con queste ultime terribili parole la registrazione si interrompe.
"Non può essere vero" dice Macarena.
"Voi avevate questa e ci avete fatte venire qui? Avete lasciato che Lana rimanesse fuori da sola? Che razza di persone siete? LANA È MORTA!" ringhia Saray.
"Lui vuole me. E può avermi. Si è preso mia figlia, non ha più senso tutto il resto. Proteggile, proteggile fino alla morte" dico a Miranda riferendomi a loro, poi esco dall'ufficio senza dar loro il tempo di fermarmi. Raggiungo l'auto, metto in moto e me ne vado guardando il carcere farsi piccolo nello specchietto. Questa è la mia guerra, non lascerò che vinca lui. Lo ucciderò, lo ucciderò e poi mi fermerò a piangere la mia bambina.

* spazio autrice *

Non odiatemi, mi odio già abbastanza io. Ma non poteva essere tutto perfetto, Lana non poteva rimanere con loro, doveva andarsene, non potevo stravolgere così tanto la storia, non potevo lasciare che fosse tutto perfetto tra loro. Il lato oscuro di Zulema doveva tornare alla luce e questo era il solo modo che avevo per creare il distacco giusto fra loro.
Continuate a leggermi però, perché giuro che ne varrà la pena.

- Elle 🦂

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