Capitolo 24

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"Vieni qui" mi dice Maca che è seduta con le gambe a penzoloni sulla cuccetta sopra a quella dove dorme lei, la mia.
"Sai che dovrei essere io a invitarti lì sopra? Quello è il mio letto bionda" le rispondo arrampicandomi sulla scaletta. Lei butta gli occhi al cielo e sorride sdraiandosi sul fianco, io faccio lo stesso e ci ritroviamo a guardarci negli occhi tanto intensamente per la prima volta dopo un tempo che mi sembra infinito. Rimaniamo in silenzio a osservarci memorizzando l'una i lineamenti dell'altra. Mi perdo nei suoi occhi e lei nei miei. Mi sembra così bella, come se non ricordassi che fosse qualcosa di così meraviglioso.
"Stai bene?" chiedo a Maca.
"Sì, credo solo di dover imparare di nuovo ad averti qui" mi dice, nei suoi occhi c'è una malinconia che nasconde un dolore troppo profondo per poterlo celare. È come se fosse messa completamente a nudo di fronte a me.
"Cosa significa?" le guardo il mento, priva del coraggio di incrociare il suo sguardo. Fin dal momento in cui mi sono sentita morire su quelle scale di cemento ho giurato che se fossi sopravvissuta avrei vissuto ogni istante come se fosse l'ultimo, perché la vita è fugace e ad un passo dalla morte l'ho capito per la prima volta. Mentre mi dissanguavo ho promesso a me stessa che avrei ritrovato Maca anche in capo al mondo, che le avrei confessato il mio amore e che avrei fatto qualunque cosa pur di riaverla con me. Allo stesso tempo però nel mio cuore e nella mia mente si è insinuata la paura che lei avrebbe potuto non perdonare il male che le ho fatto e la cattiveria nelle parole che ho usato per tenerla il più lontano possibile da me. E ora, dopo questa affermazione, mi sento avvampare e subito dopo sudo freddo: e se lei non mi volesse più? Se si fosse resa conto che senza di me stava meglio? Se stesse cercando le parole per allontanarmi? Se la paura più grande che mi ha accompagnata giorno dopo giorno in ospedale stesse per diventare realtà?
"No Zulema, non sono stata meglio senza di te, io senza di te non posso vivere. - mi dice come se stesse leggendo nella mia mente, mi stupisce ogni volta quanto questa biondina insolente sia stata in grado di conoscermi e soprattutto capirmi in così poco tempo - Semplicemente dopo che abbiamo saputo della tua morte, tu sei diventata il mio desiderio più profondo e il mio incubo costante. Ovunque io mi girassi, c'eri tu. Non appena chiudevo gli occhi, c'eri tu. Ma non eri mai qui. Ora invece ci sei, posso toccarti, posso respirarti e devo solo riabituare la mia mente e il mio cuore, che per mesi ti hanno potuta solo immaginare, ad averti veramente" sorride accarezzandomi una guancia con delicatezza. Una lacrima scivola lungo la sua guancia per poi cadere sul cuscino. La asciugo con un dito, poi mi spingo verso di lei avvicinando le nostre labbra e unendole in un bacio casto nel quale ci stiamo dicendo molto più di quanto qualunque parola possa fare.
"Sono innamorata di te Maca. Ho provato ad allontanarti perché credevo di essere tossica per te, pensavo che più mi saresti stata accanto e più avresti sofferto, ma ti amo e starti lontana è stato lancinante" ammetto.
"Zulema, promettimi che questa volta resti. Promettimi che non farai cazzate. Niente colpi di testa, niente scelte avventate, cerca di passare inosservata fino al giorno della fuga. So che è come chiedere a un cammello di attraversare la cruna di un ago, però questo me lo devi promettere, vale?" nei suoi occhi sfreccia un lampo di paura.
"Rubia, mi pare che sia tu quella che oggi ho tirato fuori da una lavatrice" ammicco facendola sorridere, poi però torna incredibilmente seria.
"Non sto scherzando Zulema, sii un po' meno te stessa, ti prego, solo tanto così" nel parlare fa il gesto con le due dita lasciando passare pochissimo spazio fra il pollice e l'indice. Io butto gli occhi al cielo sbuffando.
"Vale" le dico, odio non avere il controllo di tutto, ma non posso rischiare di perderla o di finire di nuovo in orizzontale.
"Gracias por sacarme de esa puta lavadora" mi sorride, io in tutta risposta le bacio la punta del naso. Sentiamo una risata provenire dalla cuccetta dove Saray e Rizos si sono rifugiate, si tratta di quella in basso dove dorme la grassona che ancora non ho capito che ruolo abbia qui dentro.
"Fanno sempre così?" chiedo io roteando gli occhi al cielo.
"No, da quando non ci sei stata tu, beh, Saray si è distaccata parecchio da Kabila. È come se si sentisse in colpa nei miei confronti perché lei poteva amare qualcuno e a me invece rimaneva solo un ricordo. È la prima volta dopo tanto tempo che le vedo così" sorride e questa volta sono io a sentire una lacrima solitaria scivolare lungo il profilo del mio naso.
"Io non potevo sapere, ti giuro Maca che se l'avessi saputo avrei fatto qualunque cosa per farvi arrivare la verità, vi avrei chiamate o non lo so ma avrei cercato un mod..." provo a spiegarmi ma lei posa un dito sulle mie labbra.
"Shhh, non è colpa tua, è stato quel sociopatico, tu non hai nessuna colpa" mi sorride.
"A proposito di Sandoval, è vero quello che avete detto nell'ufficio della direttrice?" le domando sgranando gli occhi al ricordo della naturalezza e semplicità con cui mi è stato comunicato che l'hanno reso meno prestante, per così dire. Maca scoppia a ridere.
"Ay Maca que te ríes?" le chiede Saray urlando. Mi siedo sul letto guardando la gitana e Maca fa lo stesso.
"Zulema aquí pregunta si es verdad lo que hemos dicho de Sandoval en el despacho de la directora" le risponde la bionda ridendo.
"Sì sì, ahora tenemos una Barbie" ride anche la ricciola che non ha bisogno di ricevere spiegazioni sull'episodio del quale stiamo parlando. Evidentemente è l'episodio più interessante di cui ha fatto parte Sandoval tanto che lo conoscono tutti.
"Che cazzo avete combinato?" sgrano gli occhi.
"Abbiamo sfruttato i controlli che Maca fa regolarmente dopo, beh... - Saray non conclude la frase perché sappiamo tutte fin troppo bene a cosa si sta riferendo - insomma lo abbiamo rincoglionito con le sue stesse siringhe del cazzo, poi lo abbiamo legato e un taglio secco, zac! - esclama mimando il gesto di una forbice con le dita - E per concludere lo abbiamo scaricato nella tazza del cesso del suo stupido ufficio" sorride fiera.
"No puedo creer! - spalanco la bocca - E perche questa decisione? Non fraintendetemi, la approvo, però non è che uno tutti i giorni si sveglia sentendosi un chirurgo, no?" chiedo un po' preoccupata, conosco Saray, a parte per gelosia o per amore non è una che cerca guai. Il silenzio cala e non ho bisogno di ulteriori spiegazioni per comprendere che qualcosa è andato storto.
"Zulema, qui non sono stati mesi semplici. Sandoval ha aumentato le sue richieste, ormai chiedeva un pompino anche a chi andava da lui perché aveva terminato gli assorbenti. È stato difficile" mi dice Maca posandomi una mano sulla spalla.
"Che cazzo ha fatto?" digrigno i denti io.
"A noi nulla" si affretta a rispondere Saray.
"Ma ci ha provato, giusto? Glielo avete impedito, ma lui ci ha provato?" chiedo. Tutte e tre abbassano lo sguardo.
"Sì, con me" ammette la gitana.
"Quando?" sento la rabbia salire nel mio corpo. Saray è la mia sorellina, ho sempre sentito di doverla, ma soprattutto volerla, proteggere e invece non c'ero.
"Ero in isolamento, ma mi sono difesa" parla sollevando lo sguardo. Nei suoi occhi c'è altro, c'è qualcosa che non mi sta dicendo.
"Porque coño estabas en aislamiento?" le chiedo a denti stretti.
"Tonterías" risponde lei.
"Saray Vargas de Jesús" la guardo negli occhi con una serietà che le incute quasi timore, sappiamo entrambe che non è finita in isolamento per una stupidata, non è il tipo.
"Ho massacrato Valbuena" solleva le spalle. Maca mi porta una mano sulla gamba, segno che c'è qualcos'altro ancora.
"Mi ha stuprata. - si intromette Rizos che fino ad ora si era ammutolita - Da quando sei morta, cioè da quando ci hanno detto che sei morta, c'è stato un gran casino a Cruz del Sur. Miranda se n'è andata per un po' per il suo stupido divorzio, Sandoval è diventato vicedirettore quindi ha preso il controllo e ha messo Valbuena a capo delle guardie. Lui si faceva di non so cosa, un giorno mi ha stuprata e quando Saray l'ha scoperto è impazzita, l'ha quasi ucciso e Sandoval l'ha chiusa in isolamento per poi liberarla subito perché è tornata Miranda e ha preso in mano la situazione, l'ha ritenuta difesa e da lì piano piano è emerso tutto, ha ascoltato le ragazze vittime di Sandoval e ora lui è dentro, ma a quanto pare vogliono punirlo ancora di più" mi spiega la ricciola dandomi finalmente le informazioni delle quali avevo bisogno. Stringo i pugni tanto da far diventare bianche le nocche delle mani, le unghie mi tagliano i palmi.
"Mi dispiace di non essere stata qui per proteggervi, mi dispiace che abbiate vissuto questo incubo. Ma ora ci sono e non vado da nessuna parte, siamo una famiglia e la mia famiglia non la tocca più nessuno. - sorrido mentre vedo Rizos abbassare lo sguardo. Sorrido, non mi fa pena, semplicemente forse sono sempre stata prevenuta nei suoi confronti o forse davvero non mi piace, so solo che con tutto ciò che abbiamo vissuto tutte non c'è tempo per queste cose, io mi sento una persona migliore e sono pronta a provare a dimostrarlo - Tutte Kabila, siamo tutte una famiglia" lei solleva gli occhi e mi sorride. Ci raggiungono ai piedi del letto, Saray si abbandona fra le mie braccia e Rizos in quelle di Macarena. C'è un momento di un'intimità profonda fra noi, nel buio di questa cella umida promettiamo senza parlare di esserci sempre.
"Forse è il caso che accettiamo la proposta di Castillo" dico spezzando il silenzio.
"Non lo faremo. - afferma Rizos, certo, ora che so la verità capisco che è coinvolta in prima persona in tutta questa storia - Io affronterò entrambi i processi, voglio vedere quei vermi marcire dietro alle sbarre. Ma non accetterò l'accordo di Castillo, significherebbe non essere mai libera veramente, avrei un debito con la polizia. E poi uscirei molto prima di Saray, staremmo lontane. E Maca rimarrebbe dentro, per non parlare di te. Non avrebbe senso, vi perdereste di nuovo. Non c'è soluzione" abbassa lo sguardo.
"O forse si" sussurro io a voce talmente bassa che solo Saray mi sente e lo sguardo che mi rivolge è accigliato. Io fingo di non notarla e cambio discorso.
"Forse è il caso di organizzarci per andarcene in quattro" dico a Maca.
"Sapevo che l'avresti detto" mi sorride baciandomi. Anche Saray e Rizos si scambiano un bacio. Stasera ci siamo promesse un futuro e giuro che questa volta nessuno ci potrà ostacolare.

"Dormi con me?" chiedo a Maca mentre rientriamo in cella dopo esserci recate tutte e quattro nei bagni. Dopo quel momento abbiamo parlato della fuga, mi hanno raccontato tutto nei minimi dettagli e devo dire che sono state geniali, avere Altagracia dalla nostra parte è un asso nella manica. E Fatima, anche Fatima lo è. Non posso credere che a tirarmi fuori da questo buco sarà proprio la figlia che non credevo che avrei mai potuto rivedere. E invece la vedrò, verrà qui, in carne ed ossa, potrò parlarci, forse finalmente abbracciarla.
"Sì" risponde di spalle salendo le scalette. Si sdraia sul fianco dando la schiena al muro e con la mano mi fa segno di avvicinarmi a lei. Mi abbraccia da dietro cullandomi con il suo profumo.
"Buonanotte ragazze" dico a Saray e Rizos nelle cuccette accanto alle nostre. A breve torneranno le altre e non vogliamo rischiare che sentano qualcosa, specialmente con le cinesi all'attacco che non devono avere nessun'arma contro di noi, soprattutto la conoscenza dei nostri piani. Già, le cinesi, dovremo prepararci a difenderci da loro, ne sono quasi certa.
"Buonanotte hermana" mi risponde Saray.
"Notte Zule" dice Rizos.
"Buonanotte" continua Maca e loro rispondono ancora. Poi cala il silenzio proprio mentre Bambi e Goya entrano in cella e si infilano nei loro letti facendo leggermente rumore.
"Ti amo Maca" sussurro. Lei mi bacia il retro del collo e io mi stringo ancora di più a lei.
"Anche io. E sarò con te, nessuno dorme la prima notte in carcere" sorride nel buio e io ricambio. È vero, questa è la mia ennesima prima notte, ma in qualche modo mi sento tranquilla.
"Maca?" la chiamo.
"Mhm" mugugna.
"Se fossimo fuori e mi invitassi a cena io ci verrei" le dico. C'è un attimo di silenzio fra noi, attimo in cui entrambe ripensiamo a quel giorno in cui mi pose la domanda e a quella risposta mancata che ho temuto di non poterle dare più.
"Lo so, l'ho sempre saputo" sorride lei sul mio collo e anche le mie labbra si increspano: non ho mai avuto bisogno di dirglielo, ero destinata a lei e lei a me, potremo rincorrerci e scappare all'infinito, ma alla fine finiremo sempre così, una cosa sola. Noi.

* spazio autrice *

Scusate i capitoli a rilento in questa settimana, ma sono molto molto incasinata con alcuni impegni importanti e non ho nemmeno tempo di respirare.
Finalmente sono insieme, finalmente stanno bene. Non vedo l'ora di farvi scoprire il resto.
Capitolo notturno, per chi legge stasera: buonanotte ❤️.
E come sempre vi chiedo una stellina e accolgo volentieri qualunque commento.
Vi ricordo anche le altre storie online sul mio profilo!

- Elle 🦂

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