{ la cosa più bella }

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Quindici passi dopo le scale.
Quindici passi e si fermò davanti la porta della camera della bionda.
Quindici secondi prima di bussare e chiedere permesso.

≪ Avanti... ≫ rispose Victoria dall'altra parte.

Giudith abbassò la maniglia e chiuse la porta dietro di sé.
Victoria le dava le spalle, seduta a terra a ripiegare tutti i vestiti che aveva tirato fuori con tanta rabbia la sera prima.

≪ Ethan... ti voglio bene, lo sai, ma non è il momento ≫ disse Victoria.
Poi si voltò e, subito, le si illuminò il viso.
≪ Ma sei tu! ≫.

Giudith annuì, sorridendo a quella sua reazione.
≪ Ho preso questa per dormire, posso? ≫ le indicò la maglia che aveva in mano.

≪ Ho chiesto ad Ethan apposta, sennò ti ammali ≫ si voltò nuovamente a sistemare.

≪ Piuttosto... sei sicura che posso dormire qui? I ragazzi non se la prendono? ≫.
Cominciava a spogliarsi, approfittando dell'assenza dello sguardo di Victoria.

≪ Se se la prendono? Loro portano sempre le loro ragazze e io non dico niente, pure se con quasi tutte non vado d'accordo ≫.
≪ È davvero il minimo che io possa fare per te ≫.
Dopotutto, Giudith, l'aveva aiutata a superare un attacco di panico.
Victoria ne soffriva da quando perse la madre da ragazzina, ma raramente aveva saputo gestirne uno così bene e in fretta come quella sera.

≪ Non devi sdebitarti con me, Victoria ≫.

La bionda si girò verso di lei.
Giudith era già cambiata.
La maglia la copriva appena e Victoria, che aveva mantenuto un'espressione di serietà fino ad allora, cominciò a sorridere appena, imbarazzata, e a fissare le ultime cose da sistemare.

≪ Senti, io... ≫ si fermò subito Victoria, sospirando rumorosamente.
≪ È stata una bruttissima giornata e non so quale strana forza ti abbia portata a me nell'esatto momento in cui ne avevo bisogno, ma... ≫.

Giudith le si sedette proprio accanto.
Non faceva altro che sorriderle.

≪ ... ma tu sei stata la cosa più bella di oggi ≫.
Victoria, che era tornata a guardarla, aveva negli occhi un misto d'emozioni forti: era furiosa per come fosse andata la giornata, ma, poi, quella furia si era trasformata in stanchezza, debolezza.

Giudith ascoltò il suo istinto: l'abbracciò.

Forse Victoria la trattava così perché Giudith non aveva reagito come tutti gli altri erano soliti fare; l'aveva trattata da semplice umana che cercava aiuto e compagnia.

Infondo siamo tutti fatti di carne e ossa, eppure c'è chi se lo scorda.

Ed era proprio per questo che Giudith si pentì immediatamente del suo gesto.

Starà sicuramente pensando che stavo aspettando di abbracciarla da tutta la sera e ho approfittato del momento più delicato per farlo.
Sei così stupida, Giudith.

≪ Sei così gentile, Giudith ≫.
Victoria si unì all'abbraccio.

Furono dieci secondi e poco più di silenzio, di uno strano calore delicato.
Entrambe le figure, lasciatesi andare l'una all'altra, sentivano sciogliersi dentro qualsiasi preoccupazione o minimo turbamento.
E quando finì quella connessione, se ne creò un'ulteriore: un intreccio innocente di sguardi.

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