{ te che resti }

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La sensazione che ci manchi qualcosa è più forte di quella che percepisce ciò che già abbiamo.
L'essere umano lavora per difetto: meno ha, meno è contento.

Ma la mancanza che sentiva Giudith quella mattina, appena sveglia, non era niente di così filosofico.
Victoria non le stava più affianco.

Aprire gli occhi in una stanza che non fosse la sua non la sconvolse troppo.
Al contrario, s'era stranita per come fosse andato il suo risveglio.
La finestra al di sopra del letto, che la sera prima la proteggeva dalla pioggia e il vento forte, ora lasciava entrare i raggi del sole caldi come il fuoco, quasi insopportabili.
Così fu costretta ad alzarsi.

≪ Victoria? ≫.
Giudith provò a chiamarla, incamminandosi verso la porta chiusa della stanza.
Si stropicciò gli occhi, ricordandosi troppo tardi di non aver rimosso il trucco prima di dormire.

Cominciò a domandarsi se fosse saggio uscire da quella camera senza avvisare la bionda che, quella notte, aveva persino evitato di farsi vedere sveglia.
Ma non aveva altra scelta.
Non sarebbe rimasta chiusa lì dentro ad aspettarla e, poi, moriva di fame.

Arrivata a toccare la maniglia, aprì lentamente la porta in modo da poter controllare la situazione prima di uscire allo scoperto.
Riusciva a guardare il corridoio e la fine delle scale.
Fuori sembrava tutto tranquillo.
Qualcosa, però, bloccava la porta: a terra vi era la borsa che aveva portato con sé quella notte.
Accanto un bigliettino:

"L'avevi scordata in macchina, non volevo svegliarti.
V."

Giudith sorrise leggendo quelle parole.
≪ Che carina... ≫ disse tra sé e sé.

≪ Si, Victovia sa esseve molto cavina con le pevsone giuste ≫.
Ethan spuntò dal nulla.

≪ Ethan! Mi hai spaventata! ≫ lo rimproverò lei.

≪ Pevdonami, non volevo. Ma Vic mi ha mandato a contvollave se fossi sveglia ≫.

≪ Più che sveglia, muoio di fame ≫.
La ragazza posò le mani sul suo stomaco.

≪ Non dive altvo ≫ le disse Ethan, facendole segno di seguirlo.

Giudith scese le scale a seguito del batterista, guardandosi intorno molto attentamente alla ricerca di Victoria.

≪ Ma lei dov'è? ≫ chiese a Ehtan, nel momento in cui stavano attraversando la sala.

≪ È fuovi, con Thomas ≫ le rispose lui, indicando una delle finestre lì presenti.
I ragazzi si stavano spingendo l'uno con l'altro a bordo piscina, nella speranza che uno dei due vi cadesse dentro.

Nel momento in cui lo sguardo di Victoria si posò sul suo, Giudith avrebbe potuto affermare di aver mangiato farfalle a colazione, ancor prima di toccare cibo.
La bionda la salutò con la mano, sorridente, coi capelli spettinati.
E Giudith ricambiò, ancor più sorridente, ancor più spettinata di lei.

≪ E lui? ≫ chiese senza distogliere lo sguardo dalla bella vista che era il bosco attorno alla villa.

≪ Lui chi? ≫.

Il sangue le si gelò nelle vene.
Dalla voce non poteva essere altro che Damiano.
Lo stesso Damiano che Victoria stava evitando.
Lo stesso Damiano che non sapeva della sua presenza.

Giudith fece mezzo giro su se stessa e alzò lo sguardo in direzione di quell'alto ragazzo che la guardava minaccioso.

≪ Ciao Damiano ≫ gli sorrise lei, un po' spaventata da qualunque cosa avesse da dire lui.

≪ Chi sei? ≫.

≪ Io sono Giudith ≫.

≪ Perché mi conosci? ≫.

{ Lontana da me }Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora