{ il perdono }

134 9 1
                                    


Sessantasette chiamate perse, duecentoventicinque messaggi inviati a vuoti, addirittura un'email...
Marta, Damiano, Ethan, Thomas, il padre, la nonna, la sorella, la migliore amica del liceo, il fonico del tour; avevano tutti provato a mettersi in contatto con Victoria.
Non che la bionda non volesse, anzi, stava cominciando a cedere, ma provava quasi una soddisfazione tossica nel rendersi conto che il numero che appariva sull'icona del telefono aumentava progressivamente.

Le mancavano i ragazzi, ma aveva paura ad ammetterlo perché, tornando da loro, avrebbe ricevuto la peggior infuriata da parte di tutti e tre. Per non parlare di cosa le avrebbe detto la manager, la quale aveva sulle spalle la responsabilità di un intero tour europeo e la reputazione del gruppo rock italiano più famoso di sempre.

Questa situazione divenne presto insostenibile, un po' perché sentiva di avere la coscienza sporca, un po' perché Giudith la obbligò a rimettere la testa apposto. Così Victoria si convinse a chiamare il cantante, suo amico da una vita e consigliere per eccellenza. Promise all'intera band un pranzo con i fiocchi nel villino di montagna per respirare per un'ultima volta l'aria estiva che stava svanendo e chiedere perdono con eleganza.

≪ Santo cielo, Victoria ≫.
≪ Sta' più attenta, tesoro mio ≫.

La bionda si muoveva come un gigante maldestro tra le sedie della lunga tavolata come se queste fossero legate ai suoi piedi con delle catene di ferro. Quel giardino sembrava essersi rimpicciolito negli ultimi giorni e non riusciva più a contenere l'agitazione della bassista che, a fuori a di marciare sul prato, aveva sporcato di verde la maggior parte dei suoi lunghi vestiti.
In quella tarda mattina aveva percorso il solito tragitto verso la sorgente almeno una dozzina di volte e s'era mangiata le unghie delle dita dal nervoso con tanta violenza che ingoiò qualche pezzo di smalto e si procurò un piccolo taglio dal quale fuoriuscì una goccia di sangue.

≪ Credi che mi odieranno? ≫ chiese senza fermarsi alla sua ragazza.

≪ No, amore. Certo che non ti odieranno ≫.
Giudith la fermò con dolcezza per un braccio e la condusse a sedersi su una delle poche sedie ancora in ordine.
≪ Devi solo capire che all'inizio saranno un po' severi con te ≫.
≪ Dopotutto hai fatto un bel capriccio... e io l'ho assecondato ≫.
Le prese un bicchiere di vetro e ci versò dentro del punch fresco, poi glielo mise sotto tra le mani e la incitò a bere.
≪ Bevi tesoro, sei pallida ≫ le mise una mano sulla fronte sudata.
≪ Sarà l'agitazione ≫.

La bionda annuì e tracannò la bevanda in un secondo fissando il grande cancello dell'entrata. Quando riuscì a distogliervi lo sguardo, dedicò un bellissimo sorriso affettuoso a Giudith, quasi per ringraziarla delle sue premure. Infondo la loro relazione era cominciata proprio perché la più piccola le aveva offerto aiuto quella notte al locale e Victoria ne era rimasta intenerita. Quei piccoli gesti d'amore tenevano accesa la fiamma che provavano entrambe le ragazze dall'inizio dell'estate, quando la loro relazione era ancora prematura.

≪ Sono qui ≫ esclamò la riccia, la quale corse col suo vestito corto incontro alla macchina del batterista, il quale se ne stava alla guida con un paio di occhiali da sole e un cappello di panama.

Subito la bassista si rizzò dalla sedia e cominciò a sistemare la tavola qua e là, nonostante non ce ne fosse bisogno, giusto per non farsi trovare senza far niente. Muoveva le mani tremolanti tra un piatto e l'altro, tra un tovagliolo che ripiegava per la terza volta e un bicchiere che lucidava ancora meglio. Alzava a tratti lo sguardo in direzione di quel gruppo di ragazzi che si incamminava verso di lei mentre salivano la gradinata per il giardino pensile.

Cosa gli dico adesso? - si chiedeva insistentemente.
Mi scuso per prima? O li abbraccio? Gli do il bacio sulla guancia?
Com'era il bacio?! Ah, si. Prima da destra, poi da sinistra.
Dio mio, Victoria... stai messa male, eh.

≪ Chi non more se rivede ≫ parlò Damiano.
Aveva un'espressione di serietà e superiorità che difficilmente la bionda aveva visto sul suo volto in quasi dieci anni di amicizia.
Si aggiunsero gli altri due dietro al cantante e, insieme, formarono un triangolo perfetto. Giudith, che era arrivata per ultima, si tenne in lontananza per guardare la scena e non intralciare qualsiasi tipo di possibile discussione.
≪ Non ce devi di' niente? ≫ continuò lui.

Si fissarono per un minuto intero, entrambi silenziosi, con uno sguardo perfido. Tutto ad un tratto sembravano odiarsi come non mai; quasi si avvertivano scariche elettriche nell'aria.
Gli altri se ne stavano immobili tutti intorno e si scambiavano occhiatine veloci per controllare se qualcuno di loro si fosse azzardato a muoversi, per paura di disturbare qualsiasi cosa quella fosse.
Si stavano parlando per mezzo della telepatia?

Ad ogni modo quei tre riuscirono presto a scrollare le spalle e a tirare un sospiro di sollievo. Victoria, infatti, aveva sorriso dallo stress e non s'era accorta che aveva cominciato a piangere lacrimoni densi da entrambi gli occhi.
Rideva stupidamente, tenendo stretto tra i denti il piccolo crocifisso del rosario che portava al collo; ci giocava con la lingua mentre le dita lo portavano tremanti alla bocca.
≪ Mi dispiace, sono un'incosciente ≫.
≪ Dovevo pensare al gruppo piuttosto che a me, senza scappare e fare l'irresponsabile ≫.
≪ Chiedo perdono, non sapevo neanche io cosa stessi facendo ≫.

Damiano, che aveva incrociato le braccia tra di loro, le lasciò cadere lungo il corpo fissando in terra l'erba ancora bagnata dalla brina.
Scrollò la testa e tirò un sospiro, per poi rilassare i muscoli del viso e passarsi una mano tra i capelli.
≪ È tutto risolto ≫.
≪ Non scusarti ≫.

Victoria si asciugò frettolosamente le lacrime quasi per vergogna della sua fragilità e invitò i ragazzi a sedersi a tavola.

Cominciò a sollevarsi quel chiacchiericcio di fondo che caratterizza le rimpatriate tra amici che si devono dire tante cose emozionanti. Presero a raccontarsi dei fatti accaduti negli ultimi giorni e di come la stanza della bassista non fu mai così tanto in ordine, dal momento che il batterista aveva fatto pulizia pensando che la biondina non sarebbe più tornata.
Giudith se ne stava in silenzio ad un angolo, ad ascoltare Thomas che fantasticava sul primo concerto di quel lungo tour che li stava aspettando.
Victoria incrociò con lei lo sguardo e si sentì tremare le mani.

Doveva averla vicina, doveva chiederle qualcosa di assolutamente fuori di testa, ma se non fosse stato quel giorno, lei sarebbe morta.

{ Lontana da me }Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora