{ il portone socchiuso }

190 11 0
                                    


La porta del bagno si spalancò, i tacchi di Victoria echeggiarono tra le quattro mura, come il rumore dei gioielli che aveva indossato quella sera.
Quella stupida collana col mio nome... - pensò Giudith.

La luce sul soffitto non era fissa, ma se ne andava a tratti. Una falena era rimasta bloccata nell'impianto. La piccola finestra in alto era visibile anche da dentro l'ultima stalla, nella quale si era nascosta la diciottenne. Aveva ripreso a piovere a dirotto e la confusione delle strade trasteverine era svanita.

≪ Giudy... ≫.

Giudith si tappò la bocca. Voleva piangere ma sapeva bene come il respiro si sarebbe fatto più pesante e più rumoroso.

≪ Giudy, ti prego. So che sei qui dentro ≫.
Victoria bussò alla porta della prima stalla: nessuno rispose.
≪ Esci, per favore. Ne possiamo parlare ≫.

≪ Cristo, Vi'. Ma di cosa vuoi parlare? ≫.
Aprì la porta e si rivelò. Tornava a piangere per la seconda volta in una sola giornata. Così tipico di Giudith.
≪ Stiamo insieme da una settimana e già ti prendi gioco di me? ≫.
Le si avvicinò piano piano.

≪ Che intendi dire? ≫ le rispose Victoria.

≪ Cosa intendo dire? ≫ si fece più furiosa.
Cercò di spiegare ma le lacrime le soffocavano le parole in gola.
≪ Pensi che non ti abbia v-vista mentre la guardavi?! E tutte le volte che mi hai baciata per farla ingelosire, per-per fare in modo di attirare la sua attenzione? ≫ la mise allo scoperto.
≪ Pensi di potermi manipolare come vuoi per ottenere quello che vuoi? Peggio ancora senza preavviso! ≫.

≪ Dovrei avvisarti per poterti baciare? ≫ cercò di difendersi l'altra.

≪ Almeno mi avresti messa a conoscenza delle tue intenzioni e che quei baci erano indirizzati più a lei che a me ≫ urlò a pieni polmoni.

≪ Tutti i miei baci sono solo per te, Giudith! ≫.

≪ NON DIRE CAZZATE, VICTORIA! ≫.
Si fece spazio, spostando la bionda al lato. Aprì di forza la porta e si affrettò ad uscire dal locale.

Pioveva, ma questo era l'ultimo dei suoi problemi. Faceva un caldo assurdo quella sera, un po' di acqua non le avrebbe causato danni.
I san pietrini bagnati erano scivolosi e i tacchi di Giudith rischiavano di farla scivolare. Le pattuglie in piazza notarono quella figura femminile correre via dal ristorante mentre si guardava continuamente le spalle. Fu ovvio che si preoccuparono.
≪ Signorina, tutto bene? La seguono per caso? ≫ fece un poliziotto, biascicando con la calata romana e la paletta in mano.

≪ No, grazie. Ho solo fretta ≫.
E svoltò in un vicolo buio, rischiando di cadere per via di un tombino.

≪ GIUDITH! ≫ sentì urlare dalla strada principale.

≪ È quella col vestito rosso? ≫ chiese lo stesso poliziotto che si era preoccupato.

≪ Si, dove è andata? ≫ chiese una voce femminile. La sua voce. Ma il dialogo si fece sempre più fievole, tanto che Giudith non percepì più le loro parole.
Doveva pensare in fretta, non voleva tornare a casa per quella notte. Così si nascoste dietro la porta di un condominio lasciata appena aperta.

≪ GIUDITH?! ≫ continuava Victoria, avvicinandosi a quel portone socchiuso.
La ragazza aveva il cuore in gola e il fiato corto. Stringeva la borsetta al petto e aveva chiuso gli occhi come per proteggersi dalla situazione.
Ma i passi della bionda si allontanarono; finché riusciva ancora a distinguerli tra il rumore delle gocce, non si mosse di una virgola.
Tornò a respirare una volta tranquillizzata.

≪ Giudith! ≫.
Una voce maschile catturò la sua attenzione.
Dalle scale scese un ragazzo con un grande ciuffo e un'aria familiare.
≪ Mi riconosci? So' Leonardo ≫.

Leonardo, il ragazzo amico di Damiano, Thomas, Ethan e... Victoria.

≪ Si... si certo ≫.

≪ Sei zuppa, sali su che t'asciughi ≫ la invitò lui.
≪ Ma l'altri do' stanno? ≫ cominciò a salire le scale. Giudith lo seguì di corsa.

≪ Abbiamo fatto... una scommessa ≫.
≪ L'ultimo a farsi trovare... comanda la televisione per tutta la settimana ≫ inventò lei.

≪ Questo è quel cojone de Damiano, se vole sempre vede' le partite della Roma ≫.

≪ Si, l'ha proposto proprio lui ≫.

Leonardo le fece strada e l'invitò ad entrare per prima. Il suo appartamento era piccolo, ma davvero confortevole. Il salone e la cucina erano la stessa stanza.

≪ Siediti sul divano, ce sta 'na coperta che ho cacciato proprio oggi ≫.
≪ Io intanto prendo gli asciugamani e me sa pure un phon ≫.

≪ Grazie, Leo. Troppo gentile ≫.

Leonardo sparì dietro l'angolo e Giudith ne approfittò per spegnere il telefono. Era tutto bagnato. Ma ora sapeva di poter contare su quel nascondiglio almeno per un po' di tempo, così tolse i tacchi e si stese sul divano al caldo sotto la coperta.
Il problema, però, fu che si addormentò di colpo.

≪ Giu', eccome eh... ≫.
Leonardo si pentì subito di aver parlato ad alta voce e posò gli asciugamani sul tavolo lì affianco. Una ragazza stava dormendo sul suo divano per la prima volta in vita sua.
≪ Ma da quant'è che se nascondono? È già crollata ≫.
Prese il cellulare e le scattò una foto. Poiché era coperta, non l'avrebbe riconosciuta nessuno, specialmente Damiano. Gliela mandò per messaggio con la didascalia "pure io ce l'ho fatta".
Pochi secondi dopo, squilla il telefono.

≪ Pronto? ≫.

≪ Dove cazzo sta? ≫
chiese damiano.

≪ Ma chi, oh? ≫.

≪ Giudith, deficiente. Quella nella foto.
Do' cazzo sta? ≫.

≪ Eh si, e che la vinci così
facile sta scommessa? ≫.

≪ Ma che cazzo stai a di', Leona'.
Giudith è sparita ≫.

≪ Frate', ma sta qua
co' me ≫.

≪ Arriviamo... ≫.
Damiano attaccò la chiamata.

Giudith continuava a dormire ignara di tutto.
Di certo prima o poi l'avrebbero ritrovata o lei sarebbe tornata alla villa di sua spontanea volontà. Fuggire in quel modo non era da lei, ma non poteva credere al modo in cui Victoria l'avesse trattata quella sera.
Erano comunque baci e attenzioni, ma volti al fin di male.
Non passò neanche un minuto dalla fine della conversazione che qualcuno suonò il campanello dell'appartamento di Leonardo.

≪ Leonardo, apri ti prego ≫ parlò una voce femminile.

Il ragazzo aprì la porta, aspettandosi di tutto tranne che una Vic in lacrime dallo sguardo furioso. Era bagnata da testa a piedi e i capelli ancora gocciolavano sul tappeto dell'entrata.
Le mani le tremavano e il petto saliva e scendeva troppo velocemente.

≪ Lei dov'è? ≫.

{ Lontana da me }Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora