La tavola apparecchiata per la cena se ne stava al centro della stanza sotto il grande lampadario, come un'attrice tutta imbellettata sotto i riflettori.
Il maltempo le raggiunse anche lì, dove sembrava che nulla potesse disturbare la pace portata dalle tortore canterine e i faggi imponenti del giardino.≪ Sei sicura sia la cosa giusta? ≫.
I calici di vetro si riempivano di vino rosso e urtavano puntualmente i piatti di coccio ogni qual volta una delle due prendeva un sorso. Al centro se ne stava solenne un candelabro a tre braccia che illuminava appena il servizio buono della domenica e i visi pallidi delle ragazze.
Victoria mandò giù il boccone e lo accompagnò con un colpo lieve di tosse, ma nella testa le ronzava quella domanda prevedibile ma troppo impertinente. Ci aveva pensato se fosse giusto o meno scappare da tutto quanto e rifugiarsi in quell'abitazione così dispersa, senza lasciare alcun avviso o aggiornamento del proprio viaggio; non era la scelta più giusta, ma sicuramente la più necessaria.≪ Perché? ≫.
≪ Vuoi tornare? ≫.
Si sistemò meglio sulla sedia muovendosi infastidita. Poi si alzò, cercando sostegno con una mano sul bordo del tavolo di legno, si diresse a passi lenti verso il mobiletto all'entrata e aprì il primo cassetto.
Alla sua domanda non ricevette alcuna risposta.≪ Ti sei già stufata? ≫.
Prese tra le mani un pacchetto di Lucky Strikes rosse, lo aprì con il pollice smaltato di nero e scelse tra le tante sigarette l'unica rigirata, quella che Giudith aveva baciato col rossetto non ancora asciutto. Era una promessa, un desiderio da fumare via.
Aprì la finestra dietro di lei, si affacciò ad essa e accese la sigaretta proteggendola con la mano sinistra dal vento.≪ Non mi sono stufata, lo dico per te... per il tuo lavoro ≫.
Giudith parlava guardando quella schiena mezza scoperta darle le spalle. Poggiò la testa sul pugno chiuso e prese a giocare con la forchetta sul tovagliolo.
≪ Io posso mandare curriculum anche da qui, fare chiamate, pubblicare annunci ≫.
≪ Tu devi tornare ad occuparti del tuo ≫.Victoria sbuffò rumorosamente. Aveva incrociato i piedi; mentre una gamba stava tesa, l'altra dondolava piegata. I suoi capelli appena lavati - ancora bagnati - le coloravano la maglia corta di macchie scure.
≪ Vuoi dire che dobbiamo tornare? ≫.≪ Dico che devi crescere un po' ≫.
Quelle parole, proferite con tanta noncuranza e leggerezza, le erano sfuggite di bocca senza ragionare troppo. Aveva arrestato il suo gioco con la forchetta, si era drizzata sulla sedia e percepiva una paralisi lungo la colonna vertebrale che le impediva di reagire in alcun modo. L'espressione del suo viso rimase la stessa per qualche secondo: le sopracciglia piegate all'ingiù, le labbra socchiuse e gli occhi spiacenti.
≪ Scusa ≫.
≪ Non so perché l'ho detto ≫.Victoria prese ad annuire, mentre una nuvola di fumo spinta verso l'esterno era riuscita a farsi strada verso l'interno della stanza. La nebbia di nicotina conferì a quell'immagine un misticismo caratteristico.
≪ L'ho fatto pure per te ≫.≪ Non credo proprio ≫.
≪ Come sarebbe a dire "non credo proprio"? ≫.
Si voltò di scatto, il busto si girò di tre quarti. Gettò fuori la sigaretta ancora intera senza spegnerla e poggiò la schiena al cornicione della finestra. Teneva le braccia incrociate al petto e un'espressione di rabbia che le faceva strizzare gli occhi.
≪ Ti lamenti in continuazione che non c'è niente da fare, che facciamo le stesse cose tutti i giorni, che i posti che frequentiamo sono sempre gli stessi... e tu mi vieni a dire che questo non sia anche per te? ≫.
≪ Ti fa bene, Giudith. E ammettilo, goditelo, invece di dire a me che devo crescere ≫.
Si avvicinò al tavolo e sollevò con violenza il bicchiere di vino dal suo posto.L'altra avvertì un brivido che le percorse tutto il corpo. Quegl'occhi azzurri che amava tanto non si posarono più su di lei dall'ultima parola pronunciata. Con la mano libera, strinse forte la maniglia della porta della camera da letto e se la tirò appresso con grande furia.
Non si arrabbiava mai così, ma era diventato tutto troppo pesante; vi era la pressione della responsabilità che la seguiva ovunque per colpa del lavoro e il senso di colpa che la pervadeva poiché aveva lasciato indietro persone che la amavano senza spiegazioni. Sentirsi dire quelle cose era come palesare un'insicurezza e lasciarla al freddo della dura verità.≪ VICTORIA! ≫.
≪ Non sbattere la porta! ≫.La sera se ne andò presto e lasciò il posto alla notte e ai cani ululanti delle case nei dintorni. Le candele della tavola ormai sparecchiata erano rimaste accese, mentre il resto delle stanze era posseduto dalle tenebre.
Solo il candore della luna gettava una luce fievole sul parquet scuro della sala.
Cominciava a fare più fresco del solito nelle ore notturne e per dormire ci si doveva coprire bene.
Non fu il caso di Giudith che, dalla litigata, era rimasta sveglia sul divano ad arricciarsi i capelli attorno al dito, a ripensare a tutto quello che avrebbe potuto dire invece che sputare quelle stupide parole come veleno contro l'unica persona che le stava dietro tutto il giorno e non perdeva mai la pazienza.
Quando prese il coraggio di entrare nella stanza, nella quale riposava Victoria, si erano già fatte le cinque di mattina.
Lasciò scricchiolare la porta che sembrò lamentarsi della sua pietosa condizione e notò la figura della ragazza addormentata stesa sul letto.Le coperte stropicciate, una massa di capelli biondi annodati, i piedi tatuati lasciati scoperti fuori il bordo del materasso.
Anche la dormiente era stremata; dormiva da appena due ore, sconvolgendo il proprio ciclo di riposo. Sentendo dei passi avvicinarsi a lei, si destò in fretta e si mise a sedere su letto spaventata.
Due occhiaie viola facevano a gara con le borse sotto agli occhi per chi avrebbe stravolto quel viso solitamente tanto angelico.
Il trucco sciolto, il rossetto chiaro pulito via con il palmo della mano e le guance rigate di nero testimoniavano le lacrime versate la sera prima dalla ragazza.≪ Perdonami, Vic ≫.
≪ Se proprio devi crescere, fallo insieme a me ≫.
Le andò a stendersi accanto, le prese il viso tra le mani e le baciò le labbra tutta tremante.
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{ Lontana da me }
FanfictionAppena maggiorenne, Giudith perde la famiglia in un tragico incidente stradale e, con questo, anche il senso della vita. Per festeggiare la fine dell'anno scolastico, si reca contro voglia in un locale con i suoi "amici", ma presto le manca l'aria e...