{ mi mancava il tuo profumo }

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Nessuno le aveva chiesto che fine avesse fatto, o perché non fosse a casa, o dove avesse passato quelle notti.
Non era stata contattata affatto.
Non che l'avrebbero convinta a tornare, ma sapere che il pensiero di nessuno ricadesse su di lei la feriva dentro.

Ma le distrazioni crescevano sempre di più e, del suo abbandono, non se ne curava neanche più di tanto.

Il pomeriggio del secondo giorno di convivenza era dedicato alla registrazione strumentale di un pezzo nuovo.
I quattro membri del gruppo si erano radunati nella sala registrazioni nel sotterraneo.
Pareti ricoperte da pannelli fonoassorbenti contornavano quello spazio tanto soffocante quanto isolante.
Cavi sparsi ovunque, collegati ad una chitarra, o forse ad un basso, ora ad un amplificatore, adesso ad un microfono; una batteria smontata buttata ad un angolo; un leggio dal quale pendevano cuffiette intrecciate, fogli di spartiti e testi di canzoni; ogni tanto si incontrava con lo sguardo un plettro lasciato a terra.
L'unico conforto risiedeva nelle quattro luci colorate, posizionate ognuna su una parete differente: rosa, rossa, gialla e blu.

≪ A Ethan abbiamo dato il blu perché... ≫ intervenne Damiano, il quale si avvicinò minacciosamente con una telecamera al povero batterista.
≪ ... perché è l'unico colore che riesce a dire ≫.

Giudith aveva sempre saputo che Ethan venisse preso in giro per quella sua particolarità della erre, ma testimoniare ciò dal vivo, continuamente, senza tregua per il ragazzo, era qualcosa di più accattivante.

≪ Invece di dire cazzate, perché non cominciamo? ≫.
Victoria parlò, mentre accordava il suo basso, seduta a gambe incrociate.
Quel pomeriggio vestiva di una semplice maglia lunga e il costume da bagno.
I suoi capelli, raccolti in uno chignon alto, le abbellivano il viso con delle ciocche ribelli che le cadevano sulla fronte.
Le dita impegnate di anelli, smaltate di nero, si facevano largo tra una corda e l'altra del basso adagiato sulle sue gambe.

Una volta accordati - o montati - gli strumenti, tutti i ragazzi presero il giusto posto nella zona che gli spettava: il blu, ovviamente, era l'angolo di Ethan, mentre quello rosa, accanto, era per Victoria, il giallo per Thomas e la parete blu di Damiano, il quale andò a posizionarsi dietro un leggio.

Il cantante sfogliava una pila di carte relegate da un punto di spillatrice, a volte evidenziate, a tratti appuntate con la matita che teneva in bocca come fosse una sigaretta.
Sembrava non riuscisse a capire cosa fare.
≪ Ma rega', io oggi non servo a niente ≫.

≪ In vealtà ti volevamo qui pevché, componendo tu il testo, puoi davci un paveve su come adattavci sopva il suono ≫ parlò Ethan.

≪ Noi non sappiamo manco di che si parla in questa canzone ≫ si aggiunse Victoria.

Annuiva tra se e se, cercando da qualche parte della sua memoria una risposta.
≪ C'era una bella storia dietro, ma, cazzo, non me la ricordo ≫.
≪ Comunque si parlerà di amore ≫.

Giudith stava seduta in un angolino accanto la porta della sala, con le gambe incrociate, a giocherellare con una scatolina piena di plettri.

≪ Me ne passi uno? ≫ le chiese Thomas.

La ragazza annuì e scelse il plettro più robusto che vi era.
≪ Questo non si romperà facilmente, dal momento che dovrete suonare per ore e ore ≫.

≪ Io non ne sarei troppo sicuro ≫ le confessò Damiano.
≪ Tra tutte 'ste idee, tutti 'sti fogli, c'ho i testi per qualsiasi tipo di emozione, qualsiasi argomento, tranne che per l'amore ≫.

{ Lontana da me }Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora