XIV

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Una settimana dopo.

La corsia dell'ospedale è, forse aiutata anche dall'ora, poco affollata. Matthew O'Nile si sente a disagio, nel dover starsene in piedi, in estrema allerta.
Osserva ogni individuo con estrema accuratezza, cercando di comprendere se tiene armi nascoste, o se si trova lì per finire il lavoro iniziato una settimana prima.
Da dietro le tende che "chiudono" la stanza della terapia intensiva, le preghiere di Olivier Poe, fanno ben intendere quando esso vi si voglia aggrappare per ottenere un po' di speranza.
Suo figlio Sean, è stato ricoverato una settimana fa per uno shock anafilattico. Le causa ancora non sono chiare ai medici, ma una cosa è certa. Se la cosa non fosse mai accaduta, sia Poe, che O'Nile, sarebbero stati uccisi dal Killer della Bibbia.
Il quale, poche ore dopo la loro partenza dal commissariato, ha fatto irruzione nell'edificio ed ha ucciso tutti gli agenti che lavoravano sul suo caso. Marchiandone uno con un ennesimo versetto Bibblico.
Non contento, l'assassino, ha scritto sul muro dell'ufficio di abbandonare l'indagine su di lui, o il capitano Morlatto avrebbe avuto la medesima fine.
Da quella sera, Elia Morlatto, è sparito.
A causa di ciò, il capitano provvisorio Giorgio Isonzo, ha emanato lo scioglimento della task foce e impedito ufficialmente a chiunque di continuare le indagini. Rese ora impossibili data anche la scomparsa di tutti i documenti ad essa collegati. E gli hard disk contenenti le copie digitali sono stati distrutti. Stessa sorte anche per i backup sul cloud. In poche parole: una sconfitta su tutti i fronti.
I due agenti sopravvissuti, oltre ad essere stati sospesi per evitare pressioni psicologiche e per tentare di ridurre loro lo stress, sono anche due, dei tre sospettati colpevoli di ciò che è accaduto. Essendo gli unici due agenti mancanti all'appello dei morti. Ma, essendo che la cosa è segreta e solo poche persone all'interno del quartier generale ne sono a conoscenza, i due non sospettano minimamente di essere ritenuti i probabili colpevoli.
Il terzo sospettato, è lo stesso capitano Elia Morlatto. Il quale fin dall'inizio ha insistito per chiudere il caso in fretta, ed è risaputo che questo caso in particolare gli dava parecchi grattacapi di cui si sarebbe volentieri liberato.
O'Nile e Poe, temendo per la loro sicurezza, hanno deciso di restare sempre insieme, così da potersi proteggere le spalle a vicenda. Ma l'idea di smettere con l'indagine fa infuriare entrambi. Soprattutto, perché ora la ritengono una cosa personale. Ed è per questo che, all'insaputa del neo capitano Isonzo, stanno continuando le indagini per conto proprio.
Nessuno può uccidere un collega e riuscire a farla franca.

<L'orario delle visite è terminato>.
La voce dell'infermiera, interrompe le preghiere di Olivier, il quale, dopo aver riaperto gli occhi, osserva il viso del figlio.
Un viso sofferente, ma anche rilassato. Come a voler indicare che è pronto a compiere il trapasso. Un'immagine che l'agente sa bene, non riuscirà mai a togliersi dalla testa.
Si china per baciare la fronte del figlio, e ha un brivido di terrore nel constatare che è fredda.
I suoi occhi diventano lucidi, ma attinge a tutto il suo autocontrollo per riuscire a trattenersi dal piangere.
Si limita a prendere il cappotto adagiato sulla sedia e ad uscire dalla stanza.
<Come sta?> domanda Matthew, notando gli occhi del collega.
<I medici non credono che riesca a riprendersi>, risponde lui tirando su col naso e indossando il cappotto. Assicurandosi di avere la pistola in una posizione comoda in caso di estrazione.
<Mi dispiace veramente Olivier>.
<Sì beh, non ho voglia di parlarne>, - commenta l'agente, iniziando a camminare per il reparto direzionandosi verso l'uscita. - <Piuttosto, sono pronti i referti del coroner?>.
<Appena arrivati>.
<E i risultati sul campione di sangue con cui è stato scritto il messaggio?>.
<La scientifica ha trovato un riscontro con una nostra vecchia conoscenza>.
<E di chi si tratta?> domanda Poe, ora tornato completamente in se, e ricatapultato completamente nel lavoro.
<Jacopo Lorzi>.
<Ma dai?! Il pedofilo nazista?> domanda l'uomo, sorpreso dall'informazione.
<Proprio lui. E prova ad indovinare chi è stato trovato ucciso nella sua cella una settimana fa?> domanda O'Nile, ironizzando palesemente sulla cosa.
<Jacopo Lorzi?>.
<In persona>.
I due agenti escono dall'ospedale prima di riprendere la conversazione. La paranoia, alla fine, li ha obbligati ad interrompersi quando hanno notato che alcune persone li stavano fissando.
Appena salgono nella macchina, i due tornano a parlare delle vicende, intenzionati a decidere l'ordine dei passi che faranno.
<Prima alla centrale per recuperare i referti sui nostri colleghi del coroner>, commenta Matthew mettendo in modo l'auto.
<Poi alla prigione per avere informazioni sul nazista>, continua Poe, allacciandosi la cintura e mettendosi in bocca una sigaretta.
<Sappiamo già cosa fare>. - dice O'Nile, togliendo la sigaretta dalla bocca del collega. - <Non si fuma nella mia auto>.

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