<L'amante...> commenta Matthew, in attesa che il prigioniero entri nella stanza per l'interrogatorio.
<L'amante di chi?> domanda Olivier, controllando l'ora sul proprio orologio.
<Matilde Guerra ovviamente>.
<Ma di cosa stai parlando?>, cerca di capire Poe, mentre estrae il proprio telefono per scrollare le notifiche.
<Possibile che tu sia così ceco? Matilde Guerra ed Ettore Annunziato hanno una relazione. Il direttore è però sposato, mentre il capo della sicurezza no, il che vuol dire che la donna è l'amante> spiega brevemente l'agente, mentre imita il collega ed estrae a sua volta il proprio telefono dalla tasca della giacca.
<Ma cosa te lo fa pensare? E poi, ma chi sene frega>, commenta distrattamente l'agente.
<Beh, il direttore porta la fede nuziale. La Guerra invece no. Per di più, sul telefono di Annunziato, è apparso un messaggio spedito da un certo M.G. e, se hai notato, l'uomo ha voltato il telefono con lo schermo rivolto verso il basso. Chiaro segno che sta nascondendo qualcosa, ed è anche uno dei segni tipici di una persona che tradisce. M.G. è tranquillamente l'abbreviazione di Martina Guerra e quindi è la possibile amante. Per di più potrebbero anche essere stati loro due a commettere questa rapina all'interno del carcere>.
Matthew O'Nile sembra quasi fiero di questa sua ricostruzione accurata degli eventi. Come se fra i due, lui sia l'unico ad aver fatto due più due.
<Ti stai proprio annoiando vero?>, se ne esce fuori Poe dopo qualche secondo.
<Moltissimo>.
<C'è però da dire che è molto probabile che siano loro i responsabili. O almeno il loro comportamento mi porta a pensare questo>. Commenta Olivier, rendendosi conto che l'idea del collega non è esattamente campata per aria. E poi, questa prigione ha decisamente troppe cose che non tornano. Sistemi di sicurezza insistenti, protocolli emergenza che non sono reali... c'è decisamente qualcosa di molto losco che avviene qui.I due agenti restano in silenzio, con i mani i rispettivi cellulari intenti a passare il tempo come meglio credono. In attesa che il prigioniero giunga nella stanza, per essere sottoposto ad un interrogatorio probabilmente utile ai fini dell'indagine.
Il duo attende per svariati quarti d'ora. Tanto che Matthew fa notare al collega un paio di volte il fatto che si trovano in questo carcere da più di due ore.
Ma se O'Nile si mostra stressato e impaziente, al contrario Poe si mostra calmo e paziente. Come se in questo momento fosse un leone che tiene d'occhio la gazzella da cacciare.Alla fine, dopo quasi un'intera ora passata ad aspettare, il prigioniero arriva.
Visibilmente torturato, esso presenta ferite fresche su tutte le parti del corpo esposte. Gli occhi gonfi e arrossati, come se avesse appena finito di piangere. Un grosso livido viola è parzialmente nascosto dal colletto della maglietta.
I due Agenti dell'Interpole si scambiano uno sguardo rapido. Quanta basta per capire se entrambi condividono la stessa idea: in questo carcere c'è decisamente qualcosa che non va.
<Come si è procurato quelli lividi?> domanda Poe ad una delle guardie carcerarie.
Questo, con tono pacato, risponde con quella che suona come una stupida scusa: <Rissa>.
<Ma il prigioniero non dovrebbe essere in isolamento?> continua ad attaccare l'agente.
<La rissa risale a qualche giorno fa infatti>, risponde con la stessa pacatezza la seconda guardia di scorta.
Troppo fresche queste ferite per risalire a due giorni fa. Pensa Olivier, mentre osserva le due guardie mentre legano i polsi al tavolo della sala.
Una volta che esse si sono assicurate di aver fissato bene il prigioniero, impedendogli una possibile fuga, lasciano la stanza, mettendosi subito fuori dalla porta.
<Come ti chiami?>, inizia Poe.
<Giulio Ornelli>, risponde il prigioniero con una voce palesemente rovinata da sigarette.
<Quanti hanno hai?>.
<Quaranta tre>, risponde tossendo l'uomo.
<Da quanti hanno sei in carcere?>.
L'uomo qui compie una brevissima pausa, come se stesse cercando di ricordare la data effettiva. Ma poi, come se questo fosse un flash improvviso, risponde scattante.
<Cinque anni e qualche settimana>.
<E come mai?>, continua ad interrogarlo Poe, per cercare di avere un quadro più chiaro sull'individuo.
Questo tace per svariati minuti. Tanto che O'Nile ripete la domanda. Ma l'uomo resta in silenzio a fissare il vuoto.
Poi un colpo di tosse, ed eccolo tornare fra i mortali. O'Nile ripete nuovamente la domanda, e il detenuto finalmente risponde.
<Ho commesso un duplice omicidio> - il prigioniero compie una lunga pausa. - <Una delle vittime era una bambina>.
Gli agenti si zittiscono per un attimo.
Una bambina... cristo...
<Vuoi spiegarci come sono andate le cose?>, domanda Matthew, cercando di capire con che psicopatico hanno a che fare.
Questo tace nuovamente e si mette a guardare il vuoto. Sul suo volto compaiono piccole lacrime. E, solo dopo un nuovo colpo di tosse, finalmente inizia a raccontare.
<Doveva essere una normale gita in montagna. La strada era dissestata, e io mi ero dimenticato di fare la revisione alla macchina. Ad una curva, ho perso il controllo del veicolo, e a quanto pare una ruota era allentata. Questa di è staccata e la macchina ha sbandato. Siamo usciti dalla strada e siamo caduti lungo la scarpata. La macchina si è capottata e mia figlia è morta sul colpo. Mia moglie è morta qualche ora dopo all'ospedale a causa delle ferite. Io sono sopravvissuto e a causa della mancata revisione, sono stato accusato di duplice omicidio colposo>.
Non è psicopatico. È solo una persona sfortunata. Pensa Olivier, cancellandolo fra i probabili assassini di Jacopo Lorzi.
<Ci dispiace per la tua perdita>, commenta l'agente, ora con il quadro ben chiaro sull'elemento che ha difronte.
<Dispiace più a me>, commenta questo, tossendo nuovamente.
<Come ti sei procurato quei lividi? Sono a causa della rissa?>.
<Quale rissa?> domanda l'uomo, visibilmente confuso.
I due agenti si guardano in faccia e, all'istante, deducono ciò che era solo una possibilità.
Tortura.
<Ci servirebbe la tua testimonianza sull'omicidio del tuo compagno di cella>, spiega Poe senza alcun giro di parole.
<Su Jacopo? Cosa volete sapere?>, domanda Giulio, cercando di grattarsi il braccio malgrado le manette glielo impediscano.
<Ci sai dire cos'è accaduto in quei momenti?>.
<Non lo so. Era tutto il giorno che si comportava in maniera strana. Poi verso metà pomeriggio ha avuto una visita. Avevo supposto che il suo solito amico fosse venuto a farli visitata. Quando è stato sbattuto nuovamente in cella, era già morto, ma le guardie hanno ignorato da cosa. Io ho urlato per attirare l'attenzione sulla cosa. E quando una guardia si è avvicinata, mi ha colpito ripetutamente con il manganello fino a bloccarmi a terra. Quando ho ripreso i sensi mi sono svegliato in isolamento e ho scoperto che mi hanno accusato dell'omicidio>.
L'intero racconto, malgrado sia spiegato in modo molto semplice, apposta per farlo capire da chiunque, è reso difficile a capire dalla voce dell'uomo. Troppo rovinata dalle sigarette, a tal punto da rendere incapibili alcune parole usate.
Troppo rovinata per essere solo colpa delle sigarette. Pensa O'Nile, supponendo al fatto che la tortura preveda procedure decisamente molto al limite dell'umanità.
<Parlaci di questo suo "solito amico". Che tipo è? Sai come si chiama? L'ho hai mai visto?> attacca di domande Poe, sperando di ottenere finalmente quanto informazione importante.
<So solo il nome con il quale si faceva chiamare: Caino>, risponde l'uomo cercando di strozzare l'ennesimo tossire.
<Come il personaggio biblico?> domanda O'Nile, cercando lo sguardo del collega con la punta dell'occhio.
<Già. E quando pare non faceva delle visite solo a Jacopo. Ma a quanto ho sentito, visitava anche altri detenuti>.
In quel momento, il detenuto inizia nuovamente a tossire. Più forte delle altre volte, ma tutto sembra nella norma.
I due agenti tendono ad ignorare la cosa. Ben consci delle condizioni fisiche dei detenuti, e dello scarso riscaldamento, è normale che i prigionieri si ammalino di raffreddore durante i mesi invernali. Per di più le palesi torture fisiche non devono aiutare in situazione come queste.
È per il dettaglio del tossire sangue che mette in allarme i due agenti. Olivier Poe si avvicina al detenuto come per volerlo aiutare a respirare, mentre O'Nile chiama le sue guardie all'esterno. Queste subito entrano nella stanza e cercando di aiutare come possono il detenuto.
Questo continua a tossire sangue, fino a quando, con il viso ormai viola per la mancanza d'ossigeno, smette di tossire e di muoversi.
Si accascia sul tavolo privo di vita e con gli occhi vuoti.
I due agenti si guardano in faccia sconcertati.
E quando Poe riabbassa lo sguardo sul cadavere, nota sul braccio quello che è un segno riconducibile ad un ago. E quindi ad una iniezione.
Veleno.
Ma neanche il tempo di pensarlo, che subito sulla scena compaiono il direttore Ettore Annunziato, e il capo della sicurezza Matilde Guerra. I due, senza troppi giri di parole, accusano i due agenti di aver ucciso il detenuto.
Questi tentano di difendersi, cercando di spiegare l'accaduto. Le due guardie stanno già per impugnare i manganelli, quando sia Poe, che O'Nile, estraggono le loro pistole. Le puntano alle due guardie, cercando di far ragionare tutti.
<Ma vi siete tutti impazziti qua dentro?!>, urla Matthew, in preda a un attacco d'ansia.
<Ecco cosa faremo. Ora noi due c'è ne andremo da questo posto è non ci rimetteremo mai più piede. Ma se scopriamo che in qualche modo state occultando le prove di crimini, torneremo qui con la S.W.A.T. e vi faremo diventare a vostra volta dei detenuti. Vi piace l'idea?>.
La gelide parole di Poe fanno acquetare gli animi di tutti i presenti.
Tranne quali di Matthew O'Nile, il quale è talmente sopraffatto da ciò che sta accadendo che a stento riesce a tenere la mano sinistra ferma. Essa è infatti intenzionata a tremare come suo solito, quando l'uomo sta affrontato un momento di grande stress.I due agenti riescono ad andarsene dal carcere, evitando che tutto si trasformasse in una carneficina. Ed, ora in macchina e lontani dalla struttura, hanno un solo obiettivo in mente: riunirsi con Sanchez e aggiornarla sugli sviluppi. E soppratutto, scoprire se il Dottor George Leonard Watson ha deciso di unirsi al squadra di investigazione.
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Il Cifrario di Nicea
Gizem / GerilimIl Dottor George Leonard Watson, uno degli uomini più colti del suo tempo, si trova a Roma per il firma copie del suo ultimo libro. Tutto sembra normale, quando le sue competenze vengono richieste dall'Interpole per fermare uno dei Killer più "stra...