Capitolo venticinque.

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Keigo's pov.

I miei occhi si aprirono di botto, nel cuore della notte. "No.. non di nuovo." Sussurrai mettendo una mano sul viso. Da quando mi hanno dimesso dall'ospedale faccio sempre lo stesso sogno e oramai sono passati ben cinque giorni. Immagino il mio addome ancora intriso di sangue e poggio una mano su quel punto stringendolo appena mentre sudo freddo. "Ancora quell'incubo?" Miki è stata sempre con me, cercava di farmi stare calmo, cercava di proteggermi da quel brutto sogno. "Si." Tenni la mano sull'addome e sospirai. Dopo che le ho raccontato che razza di pensieri mi balenano in testa, mi rassicura con la frase: "Va tutto bene, tranquillo." Con un leggero sorriso. Io riesco a calmarmi e chiudere di nuovo gli occhi mentre la donna che amo mi abbraccia da dietro. Un loop infinito di paura, tristezza e felicità, sapendo che Miki è qui con me. Si è presa altri giorni di riposo dal lavoro solo per stare con me fino a quando non mi sarei ripreso del tutto e forse.. c'è anche un altro motivo dietro che la turba particolarmente, lo vedo nei suoi occhi ogni volta che mi guarda, lei però non vuole dirmi nulla: "perché dovrei avere qualcosa che non va?" Non mi rassicura per niente, so che qualcosa la preoccupa, so che dentro di lei ci sono pensieri su pensieri. Oggi è più turbata degli altri giorni, poggia la sua mano sulla maniglia della porta come se avesse paura di uscire di casa. "Per quanto ancora mi mentirai?" Misi la mia mano sulla sua e lei tenne lo sguardo basso. "Tornare al lavoro ti fa stare male vero? Perché non me ne parli?" Lei non rispose, continuò a tenere lo sguardo rivolto verso il basso. "Miki." Nel momento in cui pronunciai il suo nome, si girò verso di me. "Sono rimasta a casa solo per stare insieme a te, nulla di più." Non era vero, c'era altro. "Mi dispiace, ma non ti credo." Risposi. "Questa volta lascia che sia io a rassicurare te." Dopo questa frase le poggiai una mano delicata sul viso e glielo accarezzai. "Lo so che tu sei fatta così, lo so che per te è difficile parlare di quello che hai davvero, però con me puoi farlo, puoi sfogarti." Io ho imparato a non tenere dentro tutti i sentimenti fino ad esplodere, ho imparato a dire tutto quello che provo. Lei invece non riesce per quanto le faccia male. "Quel posto è pieno di ricordi condivisi con Hiro, l'unica persona di cui mi fidavo davvero." Lo sapevo, questa storia non le va giù. "Per quanto io provi disgusto nei suoi confronti dopo quello che ha fatto, tutto il male che ha fatto a te ed Eijiro, fa male sapere che ora non c'è più." Mise una mano sul petto. "Perdonami, avevo detto di non nominarlo più ma io sono la prima che lo fa." Alzò lo sguardo verso il mio. "Piccola, è del tutto normale, fa schifo avere la consapevolezza che la persona di cui ti fidavi ti ha ferita." Risposi. "Qui non si parla solo di me." E' più preoccupata per me che per se stessa. "Invece si, io non ho mai voluto bene ad uno come lui." Anche se sapevo già che razza di persona fosse, non lo avevo riconosciuto soltanto per il suo enorme cambiamento fisico e per il fatto che in compagnia di tutti quanti si comportasse così bene, quando ho auto un confronto con lui la prima volta, la mia mente era andata in confusione, quello sguardo era proprio quello dell'Hiro di un tempo ma io.. non volevo credere che fosse proprio lui, non volevo credere che fosse una di quelle persone che mi hanno fatto del male in passato. "Keigo—" "tranquilla." L'abbracciai e la strinsi forte a me. Poco dopo lei si staccò e tirò giù la maniglia della porta, questa volta aveva uno sguardo deciso e tranquillo.

Ci rassicuriamo a vicenda.

Ci proteggiamo a vicenda.

Ci completiamo a vicenda.

Salimmo sul mio motorino e ci dirigemmo al suo locale. Una volta giunti sul posto, lei rimase a guardare quei vetrini con quegli occhi fragili ma con un sorriso sulle labbra. "Grazie." Disse mentre mi diede un bacio. "Siamo complici." Risposi con un sorriso. "Manda un messaggio quando finisci che ti passo a prendere." Aggiunsi. "Va bene." Mi diede un altro bacio prima di raggiungere la porta del suo locale. Una ragazza l'abbracciò e così anche il suo capo, mi sento sollevato che abbia dei colleghi che si la facciano sentire al sicuro.

Complicità.La tua prossima ossessione. Scoprilo ora