Capitolo ventisei.

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Volevo andar via, scappare, solo pensare a quel posto con tutti quei ricordi provavo un senso di rabbia e tristezza che mi ha accompagnata per il resto dei giorni. Keigo ha ancora gli incubi ed io immagino Hiro con quel finto sorriso e quella maschera sul volto. L'abbraccio del mio ragazzo, il calore del suo corpo e le sue mani attorno il mio viso, mi hanno tranquillizzata. Affrontare la situazione a testa alta e tutto ciò che mi ferisce.

Non appena misi piede all'interno del locale, Mina e Arai corsero ad abbracciarmi. Anche loro, mi sono sempre stati vicini e mi hanno aiutata a crescere sempre di più, mi hanno aiutata ad essere forte e farmi valere. Ho perso due persone molto importanti per me, pensavo di essere del tutto sola perché la solitudine era la mia unica fonte di salvezza, tutto quello che sentivo era incastonato nel mio cuore e una piccola parte di me, lo pensa ancora però l'altra parte è felice di avere persone che sorridono al suo fianco e le tendono la mano quando vedono che c'è qualcosa che non va attraverso gli occhi abbattuti e il cuore che lentamente si rompe in mille pezzi.

"Scusate per i miei giorni di assenza." Le braccia di Mina erano ancora avvolte attorno a me. "Ho avuto un po' di—" "tranquilla, sappiamo già tutto." Io sbarrai gli occhi e li puntai verso Arai. "C-cosa.. sapete?" Mina si staccò e guardò il capo. "Non importa, quel che è fatto è fatto, non devi preoccuparti." Entrambi avevano lo sguardo basso. "Secondo me ci conviene dirglielo." Ansia e agitazione attraverso le loro parole, non capisco.. cosa vogliono comunicare? Come fanno a saperlo? Non erano neanche presenti. Mina poggiò una mano sulla mia spalla. "Ha fatto qualcosa anche a voi?" Nessuno dei due rispose. La ragazza fece un profondo sospiro.

FLASHBACK DAL PUNTO DI VISTA DI MINA.

Il telefono squillava ininterrottamente, la suoneria rimbombava nella mia testa, misi il cuscino sulle mie orecchie ma quel suono non cessava e così alla fine decisi di prendere il telefono per vedere chi fosse. Hiro? Cosa vuole a quest'ora? "Pronto.." dissi con la voce assonnata mentre mi stropicciai gli occhi. "M-Mina devi.. devi aiutarmi." Stava singhiozzando. "E' tardi—" "no ho bisogno di te, sei l'unica persona di cui mi posso fidare adesso." Rispose. "E' successo qualcosa?" Lui non rispose. "Hiro—" "scendi, sono sotto casa tua." Mi alzai velocemente dal letto e mi affacciai alla finestra della mia stanza spostando la tenda di lato. "Arrivo, dammi un secondo." Raggiunsi Hiro e dal suo sguardo capì subito che fosse successo qualcosa di grave. I suoi occhi erano sbarrati e colmi di lacrime, sulle mani c'era del sangue ed un po' di schizzi sulla maglietta. "Ma che cazzo hai combinato?" Non volevo toccarlo, non volevo neanche avvicinarmi. "I-io.. non volevo farlo, ero preso dalla rabbia, quello stronzo mi ha portato via l'unica cosa bella della mia vita e volevo vendicarmi." Sbarrai gli occhi mentre rimasi a guardare le sue mani. "Non sopporto l'idea che Miki—" "CAZZO HIRO VAI DRITTO AL PUNTO." Gli urlai contro. "Ho accoltellato Keigo." Si mise le mani tra i capelli. Ero arrabbiata e frustrata, speravo mi dicesse che fosse tutto uno scherzo e che non avesse fatto del male a nessuno ma quelle parole non uscirono dalla sua bocca. "E quindi vuoi che ti aiuti?" Si avvicinò ma io indietreggiai, non volevo essere toccata. "Si, aiutami a scappare, presto mi troveranno e mi arresteranno, per me sarà tutto finito." Speravo ancora che scoppiasse a ridere da un momento all'altro come faceva di solito. "Mi dispiace, non voglio essere coinvolta." Io l'ho sempre aiutato, sono sempre stata con lui quando aveva bisogno di me. "Te lo chiedo per favore Mina, aiut—" "vattene." Questa volta non volevo essere sua complice dopo un reato del genere. "Io qui ho una vita, un lavoro e degli amici, non ho la minima intenzione di farmi sbattere in carcere per aver aiutato un assassino come te." Credeva di poter contare su di me? Credeva davvero che sarei stata al suo fianco anche stavolta? "Io non sono quello che pensi tu, non volevo farlo.. devi credermi." Strinsi il pugno ma poco dopo lasciai morbida la mano. "Basta così, va via." Gli diedi uno spintone. "Vuoi davvero che mi arrestino? Ma non ero il tuo amico più caro?" Non risposi a quelle domande, le sue parole mi avevano ferita. "Ma che razza di persona sei? Dici tanto di aiutare gli altri ma quando hai davanti una situazione del genere ti tiri indietro?" Indietreggiai ancora. "Ho detto va via." Prese il colletto della maglietta e mi tirò a lui. "Ti prego, ho bisogno di te." Mi scese una lacrima. "Lasciami." Tolse la mano dal mio colletto mentre mi stava guardando con occhi tetri e cupi. "Vaffanculo." Voltò i tacchi e senza dire nient'altro, corse via. Io scoppiai a piangere e stavo tremando dal nervoso, mi sentivo in colpa a non aver aiutato un mio amico, gli volevo un bene dell'anima e l'ho lasciato a se stesso, mi sono comportata da tale egoista, ho pensato solo al mio bene e non al suo. Rimasi a pensare e pensare e pensare rannicchiata sul marciapiede vicino casa mia, al freddo con le mani tra i capelli. Il telefono iniziò nuovamente a squillare. "Basta, basta." Decisi di controllare lo stesso il display e non appena vidi il nome di Arai, non esitai a rispondere. "Mina." Anche lui sembrava piuttosto sconvolto. "Hiro è passato da te?" Strinsi il telefono tra le dita. "S-si." Risposi mentre ingoiai la salita. "Ti ha fatto del male?" Risposi con un "no" un po' strano perché mi aveva ferita ma non fisicamente, interiormente. "Okay, ero molto preoccupato, comunque tranquilla è tutto finito."  Momento di silenzio tra noi due. "Che significa? Lo hanno arrestato?" Speravo mi dicesse di no. "Non lo so questo.. però ho chiamato la polizia e mi ha comunicato che lo stavano già cercando quindi suppongo--" lui si bloccò ed io.. non risposi più, neanche una parola uscì dalle mie labbra mentre lui ripeteva il mio nome e mi chiedeva se fosse tutto ok, nulla.. nulla era ok, mi era crollato il mondo addosso. 

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