Capitolo quattro.

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Keigo's pov.

"Palla di lardo." Mi chiamavano. "Ciccione.. sparisci." Mi dicevano. "Non vali nulla." Ricevevo questi insulti giorno dopo giorno, dai miei compagni delle medie. Solo perchè avevo qualche kilo in più e stavo sempre da solo.. venivo trattato di merda, insultato ed escluso dai soliti bulletti frustrati che prendono in giro le persone più deboli di loro.  Mia madre diceva sempre che l'indifferenza è l'arma più letale ed io la usavo sempre, lasciavo perdere e mi mettevo le cuffie per non sentirli. Quell'arma di cui parlava mia madre non serviva ad un cazzo, non riusciva a trafiggerli.. anzi, aumentava sempre di più la rabbia di quelle persone fino a quando non iniziarono ad usare le mani, una volta all'uscita di scuola, mi hanno preso a pugni. Mi difendevo? No, perchè altrimenti mi consideravo un loro pari.. che senso aveva rispondere con la violenza? Volevo essere solamente me stesso. Quando tornavo a casa pieno di lividi e di graffi, mia madre era pronta ad abbracciarmi.. mentre mio padre ci dava il carico. "Non ti sai difendere!" "Sei il solito coglione!" "Sei debole!" Non mi diceva queste cose per aiutarmi ad essere più forte, non le diceva per me, le diceva solamente per se stesso. Anche lui veniva bullizzato, però.. al contrario mio, rispondeva con la violenza.. questo lo so perchè me lo diceva tutti i santi giorni e si vantava dicendo che aveva mandato un suo compagno in ospedale. Morale della favola, sperava che crescessi esattamente come lui e invece.. secondo la sua opinione, ero un buono a nulla incapace di difendersi. Ad ogni colpo ricevuto da mio padre, io mi scusavo ma non serviva perchè continuava. La maggior parte delle volte se la prendeva anche con mia madre. "Sei tu che gli hai messo in testa strane idee, è colpa tua." Le diceva questo. Lei piangeva mentre mi abbracciava ed io la rassicuravo dicendole che lei non aveva nessuna colpa. Soffriva, soffriva davvero tanto perchè l'uomo che aveva sposato era una specie di mostro ed io.. ero arrivato al punto di voler mollare la scuola, ma non per i bulli.. di loro non me ne fregava nulla, ma per stare accanto a mia madre, non volevo più lasciarla da sola con quell'uomo perchè so per certo che prima o poi le avrebbe fatto più male di quanto non le avesse già fatto in precedenza. Così.. lasciai le medie ed in quel periodo di allontanamento da tutto e da tutti.. decisi che per me era arrivato il momento di cambiare, mi misi a dieta ed iniziai a fare esercizio fisico, cambiai anche modo di vestire e dai felponi per coprire la pancetta passai a jeans attillati e maglie a maniche corte. Perchè feci tutto ciò? Per i bulli? Per quello stronzo di mio padre? No, solamente per me stesso. Mi guardavo allo specchio tutte le mattine e ripetevo: "sono un gran figo." Non lo pensavo davvero in realtà.. ho sempre avuto l'autostima molto bassa, pensavo che ripetere quella frase in continuazione, potesse aiutarmi a farmi piacere un pò di più, però.. avevo davvero poca fiducia in me stesso.

Gli abusi di mio padre non finirono, anzi.. peggiorarono. Diceva che ero un vigliacco e continuava a ripetermelo giorno per giorno, diceva che stare accanto a mia madre era solo una scusa e che in realtà avevo paura dei bulli. Dava ancora la colpa a mia madre e la picchiava ripetutamente, la maggior parte delle volte mi mettevo in mezzo e gli dicevo di smetterla. Non sopportavo più le urla strazianti di mia madre, non sopportavo più le sue lacrime di dolore, così un giorno.. decisi di difendere sia lei che me stesso, tirandogli un bel pugno sul naso. Per la prima volta.. mi sono ribellato alla violenza usando altra violenza, era davvero troppo per me. Lui mi prese per un polso, mi portò in camera e mi riempì di botte, lasciandomi due cicatrici enormi sulla schiena, cicatrici che rimarranno per il resto della mia vita, come rimarrà il dolore. Ma come papà.. non eri tu colui che voleva insegnarmi a rispondere in questo modo? Perchè quel giorno mi hai riempito di calci e pugni? Sono domande a cui non so rispondere e non mi azzardai neanche a fargliele perchè lui, dopo quell'evento.. se ne andò di casa lasciando me e mia madre. Un pochino ero sollevato, quel mostro che ci faceva del male non c'era più, però.. provavo una tale sofferenza da chiudermi sempre di più in me stesso. All'età di tredici anni vivevo senza un padre e con mia madre non spiccicavo più parola. Decisi che non potevo continuare a vivere in quel modo, dovevo ricominciare.. così mi iscrissi al liceo scientifico. In quella scuola c'erano i bulli delle medie, loro mi avevano riconosciuto sin da subito e mi guardavano dal basso in alto, non credevano fosse possibile che un ragazzo paffutello come me diventasse robusto e di bell'aspetto. Non parlavo con nessuno, freddo e distaccato con tutti ed anche se loro si avvicinavano a me, io facevo un sorrisetto falso e mi giravo dall'altra parte. Ma come? Ora che sono cambiato di aspetto fisico volete diventare miei amici? Ma andate a fanculo, è troppo tardi per scusarsi, il mio carattere non cambierà mai e preferivo stare da solo e non avere amici piuttosto che avere persone false attorno a me. Guarda caso avevo la fila di ragazze che volevano uscire con me, tra cui.. Miruko, la ragazza che mi piaceva alle medie ma anche quella che faceva parte del gruppo dei bulli. E' troppo tardi per scusarsi anche per te non credi?

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