Capitolo trentatre

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Keigo's pov.

Ho lasciato che tutti i pensieri sul passato mi lasciassero in pace, ho immaginato un futuro insieme a Miki e nessuno potrà impedirmi di costruire una famiglia con lei, andiamo avanti insieme, senza ostacoli perché la complicità che ci lega è più forte di essi.

P-però.. lui adesso è davanti a me, la persona che ha rovinato la vita a me e mia madre è qui e mi sta guardando con quell'espressione lurida in volto. "Cosa c'è figliolo? Non sei contento di vedere tuo padre?" Strinsi Miki ancora di più a me però poi ammorbidì la presa fino a lasciarla, mi misi avanti a lei ed allungai il braccio guardandola con la coda nell'occhio. "Ti ha fatto del male? Ti ha detto qualcosa che non doveva?" Non ho visto nulla, non ho pensato a nulla. Quando la vidi negare con il capo e con un minuto sorriso, feci un sospiro di sollievo. "Bene ma adesso.. va via da qui." Le dissi. "No Keigo.. io—" "ho detto vattene, se ti dovesse accadere qualcosa in questo momento io non so come reagirei, non voglio che tu rimanga coinvolta, per favore piccola." Voglio proteggerla, voglio che stia lontana da quest'uomo. Se dovesse provare ad alzare le mani contro di me, lei si metterebbe in mezzo e finirebbe per colpirla. "Andiamo pensi davvero che io sia una specie di mostro?" Strinsi il pugno mentre direzionai lo sguardo verso di lui. "Devo rinfrescarti la memoria su ciò che hai fatto a me e alla mamma? Su come ci hai trattati in passato?" Lui fece un ghigno. "Non sono più quello di una volta, sono cambiato." No, ha sempre quell'espressione merdosa e più la vedo.. più mi fa rabbia. Si avvicinò a noi, avevo paura, quest'uomo ha lasciato in me un trauma indelebile, come le cicatrici dietro la schiena. Io chiusi gli occhi, aspettavo che mi colpisse ed ero disposto a prenderle per proteggere la persona che amo con tutto il mio cuore. Lei voleva stare con me, non aveva intenzione di lasciarmi da solo con lui e la paura stava percorrendo tutto il mio corpo. "Miki hai sentito quello che ho detto? Va—" quei pugni, quei calci e quegli schiaffi.. non arrivarono. Sapete perché? In un lampo, mi ritrovai tra le braccia di mio padre. Cosa? Per quale motivo? Cosa sta succedendo? "Mi dispiace.. davvero, perdonami figliolo." Lo sentì singhiozzare e le sue lacrime stavano bagnando la mia maglietta. "In tutto questo tempo non ho fatto altro che avere rimpianti, volevo a tutti costi vederti per chiederti perdono però mi chiedevo se fosse lo stesso per te." Rimasi inerme, sguardo freddo e impassibile, i miei sentimenti non cambiavano, sempre il solito ribrezzo, sempre la solita rabbia, sempre la solita tristezza e delusione. "Lo so di essere stato un pezzo di merda, sia con te e sia con tua madre, però—" "lei se n'è andata lasciandomi da solo in quella casa perché gli ricordava te e quanto avesse sofferto li dentro, lo capisci? E' colpa tua se ho passato anni della mia vita a pensare e ripensare al dolore che ci hai causato, ora che sto per costruire un futuro.. ti presenti qui come se nulla fosse chiedendomi perdono? Ma che cazzo hai nella testa?" Lo scansai dandogli uno spintone. "Keigo, ti ho già detto che mi dispiace, sono disposto a ripeterlo all'infinito." Basta.. no, non ce la faccio. "Quello che tu dici, non è nulla, non potrà mai cambiare tutto quello che ci hai fatto passare, è finita, per me sei morto, non esisti più." Avevo detto quelle parole con una tale rabbia ma anche.. con molta sincerità, non pensavo che avrei avuto il coraggio di pronunciare frasi tanto crude nei confronti di chi mi ha cresciuto. "Come puoi dire una cosa del genere? Io sono tuo padre." Io negai con il capo senza buttare giù neanche una lacrima, non avevo rimpianti.. esattamente come lui tutti i cazzo di giorni in cui ci metteva le mani addosso. "Se avessi saputo che sarebbe nato un figlio come te, allora.. avrei preferito morire." L'ultima frase, prima di voltare i tacchi, l'ultima volta che mi guardò con la coda nell'occhio e con la sua solita espressione da stronzo, prima di andar via. Miki mi accarezzò il braccio ma io lo scansai. "Sto bene, tranquilla." Non pensavo che le ultime parole mi avrebbero ferito così tanto. "Sei sicuro? Keigo—" "ho detto che sto bene non serve che ti preoccupi." Indietreggiai. Presi la sua mano, stringendola. "A-ahi così mi fai male." Non l'ascoltai. "Adesso basta, lo so che stai soffrendo, lo vedo nel tuo sguardo, parlami Keigo ti prego." Poggiò le sue mani delicate sul mio viso. "Magari è come dice lui, è cambiato e farà di tutto per farsi perdonare da te, se gli dessi una—" "una seconda.. terza.. o anche quarta possibilità no? Non sai quante volte ho cercato di perdonarlo, ripetevo a me stesso che voleva crescermi a modo suo però mi sbagliavo, lo faceva per vedermi soffrire e godeva di questo.. lui rideva ogni volta che mi piegavo dal dolore e diceva a mia madre di non mettersi in mezzo altrimenti l'avrebbe uccisa." La interruppi così, neanche stavolta uscirono le lacrime, soltanto quel tono di voce alto e rude si fece sentire. "Ora dici così perché sei arrabbiato ed è normale, io capisco cosa si prova." No, no Miki no. "Tu non capisci invece, non hai passato quello che ho passato io." Lei si avvicinò e provò a calmarmi in tutti i modi. "Questo è vero.. posso solo immaginarlo." Mi avvolse tra le sue braccia mettendo la testa sul mio petto, il tremolio c'era ancora, la rabbia non era passata del tutto però tramite il suo calore, io.. stavo bene. "Non pensava davvero quello che ti ha detto prima di andare via, non era serio." Anche tramite la sua voce.. stavo bene e pian piano ricambiai il suo abbraccio. Sono stato troppo avventato con mio padre? Ho agito d'impulso senza pensare davvero a quello che stavo dicendo? "No cazzo." L'allontanai. "Non posso Miki, io non—" "calmati, va tutto bene." Si avvicinò nuovamente a me con il suo sorriso bellissimo, con i suoi occhi pieni di luce. "Lo so che per te è difficile ma sento anche la tua sofferenza, stare lontano da chi ti ha cresciuto ti fa stare male, anche se non lo ammetti." perché è la tua famiglia." Disse poi. "Lui non è più la mia famiglia, sei solo tu Miki, solo tu." Continuai a ripetere quel "solo tu" anche a tono di voce basso, con una mano tra i capelli e l'altra sul petto mentre strinsi la maglia. Lei non disse nulla e mi abbracciò di nuovo, nonostante io l'allontanai varie volte da me, non volevo mi vedesse così distrutto, non volevo che prendesse il mio dolore. "Dai.. torniamo a casa." Miki mi prese la mano facendo incrociare le due dita alle mie, possibile che io non riesca a calmarmi del tutto? Il fatto che io abbia rivisto mio padre, crea in me un uragano di emozioni negative. Sto male per tutto.. per le cicatrici lasciate da lui, per le botte, per gli insulti ricevuti giorno dopo giorno però.. anche per l'allontanamento perché nei momenti difficili, avrei voluto tanto averlo vicino, avrei voluto avere un padre disposto ad ascoltarmi. "H-hai ragione, io devo.. dargli un'altra possibilità." E' davvero cambiato? Quelle lacrime.. erano vere oppure no? "Vedrai che andrà tutto per il verso giusto." Lei mi diede un bacio, le sue labbra sono dolci e sottili. Rimase sempre con lo stesso sorriso di conforto mentre posò le mani sul mio viso. "Grazie Miki.. ti amo." Lei sorrise ancora. "Anche io." Mi diede un altro bacio. Durante il tragitto calò il silenzio tra di noi ma le nostre dita rimasero intrecciate. Comunque.. i mochi—" "tranquillo, li prenderemo un altro giorno." Spezzammo così il silenzio, per parlare di quel sacchetto pieno di dolci morbidosi al pistacchio che io avevo fatto cadere a terra poco prima di raggiungere lei e mio padre perché avevo paura che quest'ultimo potesse farle del male, in realtà mi sbagliavo però.. la paura era più forte di ogni altra cosa.

Raggiungemmo la porta di casa sua e le diedi un bacio lasciando dolcemente la sua mano. "Non appena arrivo al vialetto vicino casa lo chiamo e gli dico di incontrarci, voglio parlargli." Le dissi. "Vuoi che venga con te? A-almeno sei più tranquillo." Io negai. "E' pur sempre mio padre e voglio sperare sia cambiato." Ripensai alle parole di Miki. Voltai i tacchi e salì sul motorino che avevo lasciato accostato al muretto vicino la porta di casa sua. Non misi in moto, prima la scrutai con la coda nell'occhio perché mi accorsi che la sua espressione era cambiata totalmente ed il sorriso che aveva prima era quasi svanito. "Va tutto bene?" Che le succede così all'improvviso? E' preoccupata che sto per incontrare mio padre? Eppure è stata lei a darmi manforte. "Non è che lui—" mi bloccai di colpo. Non devo pensare che Miki mi abbia mentito quando le ho chiesto se le avesse detto o fatto qualcosa di male e poi.. me ne avrebbe parlato no? Sarà solo affranta dalla situazione, nulla di più. "No nulla tranquilla, vado." Dissi mettendo in moto. "Poi.. mandami un messaggio." Rispose. Io annuì senza dire nulla e me ne andai. Non serviva che lo chiamassi, lui era lì ad aspettarmi con la schiena appoggiata al muro e le braccia incrociate. "Papà—" "scusa per quello che ho detto, non lo pensavo.. ero solo amareggiato." Si staccò dal muro e si avvicinò. "Tranquillo, lo so anzi mi scuso anche io." Dissi ciò mentre parcheggiai piano il motorino. "Sono consapevole che quello che ho fatto in passato è davvero imperdonabile però come ho detto.. io sono cambiato e sono disposto anche a dimostrartelo, dammi ancora una possibilità, voglio essere un padre degno questa volta.. senza che tu abbia paura di me." Queste parole le ripeteva sempre dopo avermi pestato. Mise una mano sulla mia spalla. "Figliolo, ti voglio bene." Queste invece non le ho mai sentite e questo momento lo aspettavo da tantissimo tempo, come questo abbraccio. Mi staccai, ancora nessuna lacrima, mentre lui aveva gli occhi ricoperti. "Perché non piangi come me? Ti ho reso forte eh? Non sei più il solito imbecille." No.. non è per quello. "Ho promesso alla mamma che non avrei più versato una lacrima da quando mi ha lasciato." Mi diede un altro abbraccio. "Vorrei chiedere scusa anche a lei un giorno." Disse. "Si.. dovresti." Mi strinse a lui. Perché ogni volta che sento il suo tocco rimango impassibile? Avanti Keigo puoi farcela, muoviti a ricambiare come si deve. Alla fine presi coraggio e lo avvolsi tra le mie braccia pronunciando un "ti voglio bene anche io papà e grazie di essere tornato." Posso riuscire a perdonarlo, posso trovare la forza, anche se.. si cela in me un velo di tristezza, ancora una volta, la paura che possa farmi del male e che possa arrivare alla persona che amo. Tutto quello che devo fare adesso è andare avanti cercando di togliere dal mio cuore tutte le paure che lo stanno attraversando, devo pensare soltanto al fatto che mio padre faccia parte di nuovo della mia vita, al fatto che sia davvero cambiato e che ora lo stia abbracciando. "Vuoi fermarti qui?" Gli chiesi non appena mi staccai nuovamente da lui. "Non c'è nessun problema.. vero?" Mi domandò a sua volta. "Certo che no, si dia il caso che questa è ancora casa tua." Risposi. "Va bene, grazie figliolo." Ci scambiammo due sorrisi. Aprì la porta facendo un grande sospiro, lo feci accomodare e lui diede un'occhiata a quasi tutta l'abitazione. "Non hai cambiato nulla vedo." Inizialmente volevo buttare tutte le foto di famiglia con me da piccolo, però sono sempre parte della mia vita, della mia infanzia e mi sarebbe dispiaciuto, avrei voluto soltanto dei piccoli ricordi. Nel frattempo che lui continuò a scrutare con volto nostalgico, io sorrisi mentre mandai un messaggio a Miki dicendole: <mio padre è di nuovo qui con me.>

Accoglierlo di nuovo nella mia vita per me è stato difficile e spero di non essermi pentito di nulla. "E' la tua ragazza?" Io annuì mentre lui allungò l'occhio sul mio telefono. Io annuì. "Ho parlato con lei prima che arrivassi tu, sembra una con la testa sulle spalle e mi auguro sia davvero così." Si sono parlati? "A-ah e che cosa vi siete detti?" Domandai curioso ma anche un po' nervoso. "Io le ho detto che sono felice per te, finalmente hai trovato la persona con cui stare!" Rispose esaltato. "Mentre lei ha solo sorriso senza rispondere e si capisce che ti ama molto come tu ami lei, trattala bene mi raccomando." Mi diede una pacca sulla spalla. "Lo farò." Risposi. Quindi Miki lo sapeva già che la persona che aveva vicino fosse mio padre? E perché è stata zitta? No no no basta Keigo, era solo spaventata esattamente come me, cazzo finiscila con questi pensieri, ti fai troppe paranoie. Adesso.. una cicatrice dentro il tuo cuore si è rimarginata e sei contento così, nulla potrà più ferirti.

<Sono fiera di te vita mia.> Sorrisi non appena lessi la risposta dii Miki, in realtà è lei che mi ha dato la forza necessaria per andare avanti. La paura, la tristezza, l'angoscia, andranno via con il tempo.. devo solo avere fiducia e andrà tutto per il verso giusto.

Angolo autrice.

Ciao, qui solo per dirvi che ci stiamo avvicinando alla fine della storia, i prossimi capitoli che scriverò saranno gli ultimi, purtroppo.. sono fiera di me per il lavoro che sto svolgendo e spero tanto che piaccia anche a voi la mia storia.

Restate sintonizzati con i prossimi capitoli <3

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