Non aveva lo stesso sguardo di quando mi ha urlato contro, non aveva la voce tremante e quando mi sono avvicinata a lei non ha indietreggiato per la paura di essere toccata. Sentivo che la Momo di un tempo era tornata e mi stava guardando con quelle dolci gote arrossate, con quel sorrisetto gentile. "Certo che puoi unirti a noi." Le risposi ricambiando il sorriso. "Grazie, però.. prima volevo parlarti." Disse voltandosi di spalle. Perché mi da l'impressione che voglia tirar fuori tutto quello che non è riuscita a dire? E' come se qualcosa l'avesse bloccata per tutto questo tempo. "Allora usciamo fuori, torniamo tra poco va bene? Preparate due cocktail nel frattempo." Dissi rivolgendomi a Mina e Arai però avevo lo sguardo puntato soltanto sul mio ragazzo perché notavo in lui una tale preoccupazione. "Che hai?" Gli chiesi poggiando una mano sulla sua spalla. "Nulla nulla, vai a parlare con lei." E' strano. "Se c'è qualcosa che ti preoccupa—" "Miki, tranquilla.. è tutto ok." Mise una mano sul mio viso e lo accarezzò dolcemente, io avvicinai le labbra alle sue e non appena le staccai, mi girai verso Momo ma notai che quest'ultima era già uscita dal locale. Aprì la porta e la feci sbattere alle mie spalle, mi misi dinanzi alla ragazza e rimasi ad osservarla. "Ti ascolto." Le dissi. "I-io volevo.. chiederti scusa per tutto." Chinò il capo e chiuse leggermente gli occhi. "Scusa per averti vomitato addosso quelle parole orribili, in quel momento avevo bisogno di un tuo abbraccio ma la verità è che non volevo sentire nessun tocco su di me, ero impaurita." Rimase con gli occhi socchiusi. "Non serve che ti giustifichi Momo, io ti capisco e so come ci si sente." Dopo la molestia di Hiro volevo liberarmi da ogni mano che mi sfiorasse anche solo con un dito però allo stesso tempo volevo Keigo con me, avevo solo paura. "Perché dici questo? E' successo anche a te?" Alzò la testa e mi guardò preoccupata. "Si però non mi va di parlarne, oramai è acqua passata." Alcune volte ci penso ma spero sempre che questi pensieri passino il più velocemente possibile. "Non cambi mai.. cerchi sempre di evitare il discorso quando si tratta di te." Rispose lei con una risatina. "Perché qui non si tratta di me, non stiamo parlando di quello che capita a me Momo, hai bisogno di sfogarti ed io ci sono." Dopo aver detto quelle parole, le lacrime iniziarono a bagnare le sue guance. "M-mi sento così stupida per aver creduto nel vero amore, un'ingenua del cazzo." Si mise le mani sul viso mentre io l'accolsi tra le mie braccia. "Mike mi rendeva felice e non vedevo l'ora di condividere quella felicità con te." La sua voce era spezzata dal pianto. "Frequentare un ragazzo di Tokyo mi faceva sentire più vicina alla mia migliore amica ma lui veniva sempre a trovare me ad Okinawa per non farmi stancare durante il viaggio, era abbastanza premuroso." La strinsi appena a me perché avevo capito che era arrivata la parte più difficile da raccontare per lei. "Quella gentilezza era cessata e c'erano giorni in cui i suoi modi violenti e meschini superavano ogni cosa, non lo riconoscevo più, era come se avesse avuto una maschera." Fece una pausa e non riusciva più ad aprire bocca, aveva il fiatone. "Tranquilla, va tutto bene." Le accarezzai la testa. "Non ci davo peso, magari erano giorni di stress per lui però mi sbagliavo e continuava ad essere violento nei miei confronti, era geloso quando mi vedeva parlare con qualcun altro e voleva che interrompessi ogni tipo di legame con le persone a cui tenevo, per questo ho chiuso con te Miki, ero succube di un uomo." Lo sapevo che non si trattasse di una sua scelta ma in tutti questi anni non ho fatto altro che aspettare che tornasse la Momo di un tempo. "Non mi ha violentata solo una volta." Dopo quella frase non disse più nulla ed io stavo male nel vederla così sofferente, stavo male nel sapere che Momo era stata vittima di violenza fisica e psicologica. Perché cazzo non ho fatto nulla per evitare questa situazione? Perché ho solo aspettato, aspettato e aspettato che lei tornasse? Eppure dentro di me erano presenti i pensieri più oscuri. "Sappi che non è colpa tua Miki, nulla di tutto ciò perché se avessi insistito a starmi vicino e se avessi cercato di liberarmi da quella sofferenza, io ti avrei tenuta lontana." Lei si staccò e si asciugò una lacrima. Mi ha letto nel pensiero. "Volevo essere forte e non grazie all'aiuto di qualcun altro, ma per me stessa e così.. l'ho lasciato anche se ancora nutrivo dei sentimenti molto profondi per lui." Neanche lei vuole contare sulle persone, vuole essere in grado di reagire. "Quando l'ho incontrato di nuovo vedevo in lui un cambiamento, lo vedevo nei suoi occhi pieni di rancore e rimorsi, ma quello che mi ha fatto passare è imperdonabile e non volevo neanche guardarlo negli occhi." Mise le mani sulle mie spalle e puntò lo sguardo verso il mio. I suoi occhi erano ancora lucidi. "Momo—" "allora voi due? Mi state facendo preoccupare è più di mezz'ora che state qui fuori a prendere freddo." Un'altra voce si sovrappose alle nostre, era Mina. "Si scusaci, ora rientriamo." Risposi. "Stai meglio?" Domandai alla mia amica. "Dopo essermi sfogata si, ne avevo bisogno." Sempre gli altri che si sfogano con me, non il contrario, sempre io che prendo il loro dolore.
