X. Grace

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La donna dinanzi a me sedeva con le gambe accavallate e un braccio appoggiato allo schienale della sedia. Indossava un abito sciancrato giallo, piuttosto corto ma non per questo volgare. Una fluente cascata di lucenti capelli color miele le circondava il viso. Quello, dai tratti delicati, era di carnagione bronzea, che metteva in risalto i suoi grandi occhi verdi e le sue labbra carnose ora piegate in un sorriso. 

Quando mi vide, si alzò in piedi, porgendomi una mano che immediatamente strinsi.
- Finalmente ti incontro di persona.
La sua voce era calda e la sua stretta, energica.

- Il piacere è mio...
Sussurrai, mentre cercavo un appellativo appropriato da rivolgerle. Chiamarla Superiore mi sembrava parecchio fuori luogo, imbarazzante quasi, così alla fine lasciai la frase a metà, sperando fosse lei a continuare.

- Sono Grace Anne Peterson, ma chiamami Grace.
Disse accontentando le mie richieste silenziose e si rimise a sedere, invitandomi a fare lo stesso.

Mi ritrovai ad annuire mentre prendevo posto dall'altro lato del tavolo, ma ero ancora parecchio sotto shock. Benché non riuscissi ancora a crederci, non c'erano dubbi sulla persona davanti a me. L'atmosfera in sua presenza era cambiata, me n'ero reso conto. Anche se si era rivolta a me con confidenza, la pressione che esercitava era tangibile. 

- Mi auguro tu abbia fame. - Ridacchiò. - Oliver, lo chef, è piuttosto ispirato questa sera.

- Ispirato? - chiesi senza capire.

- Esattamente. Prevedo un numero di portate non quantificabile, spero tu non sia a dieta.

- Farò uno strappo alla regola - scherzai, e forzai un sorriso. 

- So a cosa stai pensando - esordì Grace, notandomi pensieroso e distratto.

- Sono solo... sorpreso.

Lei sorrise e annuì. - Prima di passare a faccende più serie, voglio che tu sia a tuo agio.

Senza che nessuno dei due avesse propriamente ordinato o anche solo aperto il menu, tre camerieri con abiti eleganti color panna s'affrettarono a lasciare in tavola del pane e due bottiglie di Screaming Eagle. Una sola di quelle bottiglie valeva come tre anni di affitto. Arrivò dopo pochi secondi anche un muscista, pronto ad accompagnare la cena con un arrangiamento personale di quello che Grace riconobbe come l'Inverno di Vivaldi. Non ero esattamente il tipo che apprezzava la musica classica, ma non mi dispiacque. Anche se...

- Non è rischioso parlare qui?
Sussurrai preoccupato, sporgendomi più vicino a lei così che le mie parole non potessero essere captate dall'uomo con il violino.

Lei sorrise dolcemente e si avvicinò a sua volta.
- Non preoccuparti, non ci disturberà.

Ovviamente, anche il locale era controllato dalla società. Avrei dovuto capirlo.
Presi a domandarmi quanti campi riuscisse a gestire contemporaneamente la Sniper 

- Bene. - dissi, lanciandole un'occhiata d'intesa.

Lei ridacchiò. - Impaziente, proprio come pensavo.

Stava procrastinando volontariamente, ma se le avessi messo fretta avrei rischiato di infastidirla. Scelsi di non rispondere. 

-Be', immagino che ti starai domandando per quale motivo ti ho chiesto di venire qui.
Continuò poco dopo, sostenendo il mio sguardo senza sforzo. Più la osservavo, più mi convincevo che dietro a quella facciata elegante e amichevole si nascondesse una donna senza alcuno scrupolo. 

- Più che altro mi chiedevo perché avesse voluto incontrarmi di persona - precisai.

- Allora andrò dritta al punto, se me lo permetti.

DARK SOULLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora