XI. Cruz.

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POV AMÉLIE.

- Mamma?
Chiesi sovrappensiero mentre osservavo la copertina del mio libro di filosofia per controllare che non ci fossero imperfezioni o pieghe. Spesso era imbarazzante questa mia maniacale ossessione verso i libri e proprio per questo motivo ero piuttosto reticente quando si trattava di prestarli in giro.

- No, Dorèe -, rispose la voce dall'altro capo.

- Ehi!
Salutai imbarazzata, dandomi mentalmente della stupida per non aver controllato il numero sul display del cellulare prima di rispondere. Avevo dato per scontato che fosse uno dei miei genitori, o Jason...

- È tutto okay?
Chiesi, quando non ribatté. Era raro che Doreena mi chiamasse a quest'ora. Erano quasi le dieci, e di solito si trovava fuori con amici. 

- Tu sei, mmh, a casa?

- Sì, perché?
Risposi, mentre con la mano libera mi attorcigliavo le punte dei capelli. Erano un po' crespi al momento e più volte le dita restarono impigliate. Decisi che più tardi mi sarei concessa una lunghissima doccia rigenerante.

- Ti va di accompagnarmi?

- Eh?
Presa alla sprovvista e non potei fare a meno di chiederle che cosa intendesse. Seguirono alcuni secondi di silenzio in cui la mia mente vagò tra le peggiori ipotesi che ero in grado di formulare. 

- Al Saint-Cruz.
Precisò. Era peggio di quelle che avevo preso in considerazione.  

- Stasera?
Domandai preoccupata, e senza rendermene conto avevo cominciato a tamburellare con i piedi contro il pavimento. Odiavo anche solo sentirlo nominare quel posto orrendo.

- Sì.

- Vuoi incontrare Michael?
Conoscevo la risposta, ma forse speravo in un ravvedimento dell'ultimo secondo. Michael era il ragazzo per cui aveva una cotta, me lo aveva confidato il secondo anno di liceo, da ubriaca ad una delle feste organizzate dal comitato studentesco. Un tempo fra me e Doreena non scorreva buon sangue ma dopo quell'episodio lei aveva iniziato a trattarmi con più riguardo, temendo che potessi spifferarlo in giro. Io, ovviamente, non avevo la minima intenzione di farlo, però decisi di sfruttare la situazione per convenienza. Alla fine mi ero dovuta ricredere sul suo conto, i mei pregiudizi si erano ribaltati nel giro di poche settimane. Ormai eravamo buone amiche. 

- Oggi gli ho sentito dire che aveva intenzione di andarci, potrebbe essere la mia occasione per concludere qualcosa! 
Si giustificò.

- E immagino che Zac non debba venirlo a sapere, giusto?

- Giusto.
Assentì.

Per forza era così. Da bravo migliore amico, tentava continuamente di convincerla a tenersi alla larga da posti di quel genere ma lei, puntualmente, faceva di testa sua. Zac mi avrebbe uccisa se avesse scoperto che avevo deciso di accompagnarla, ma non potevo permettere che Doreena si ficcasse da sola in situazioni spiacevoli.

- Dammi mezz'ora e sono da te -, 

- Non ce n'è bisogno, posso prendere io la macchin-

- A più tardi!

Chiusi la chiamata prima che di avere tempo di camabiare idea e mi precipitai in bagno. Avevo poco tempo, così non riuscii a rilassarmi per niente sotto la doccia benché sapessi che, in un'altra occasione, l'acqua bollente sarebbe stata capace di sciogliere tutta la mia preoccupazione. Pensai a Zac e a quanto si sarebbe arrabbiato quando lo avrebbe scoperto. Desiderosa di eliminare quel pensiero, uscii sbuffando dall'acqua, m'infilai l'accappatoio e svuotai la vasca con un po' di amarezza. 

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