Ero intenzionato a tornare a casa il prima possibile e chiedere a Seth di accompagnarmi a fare jogging. Avevo trovato una zona tranquilla, lontana dalla confusione di Central Park, dove tenermi in allenamento e smaltire un po' di stress accumulato. Ma i miei piani si frantumarono nell'esatto momento in cui vidi Andrew, la guardia del corpo di Grace, uscire indisturbato da scuola, lanciandosi intorno occhiate guardinghe. Prima che potessi chiedermi per quale assurdo motivo si trovasse lì, sentii la portiera della mia auto aprirsi, e lo sguardo smeraldo di Grace Peterson issarsi al mio. Senza dire una parola prese posto sui sedili posteriori. Mi fissò con collera.
- Quale parte di "stai lontano da quella ragazza", non ti è chiara? - chiese incollerita.
- Non so di cosa tu stia parlando.
- Ah, no? - Il suo volto si indurì. - Hai idea di quante volte ti ho chiamato questa mattina?
Sotto il suo sguardo acerbo, per la prima volta in quel giorno, sbloccai il cellulare. Diciannove chiamate perse da un numero sconosciuto. Grace parlò cercando di controllare la rabbia, me ne accorsi da come stringeva convulsamente un lembo del suo cappotto grigio.
- Lenny ti ha visto uscire e mi ha subito contattato - Iniziò, mentre tutto ciò a cui riuscivo a pensare, era che non me ne importava. - A quanto pare eri troppo impegnato a scorrazzare in giro con quella ragazzina.
Non risposi. Vidi parecchie cose contemporaneamente. Andrew osservarci con le braccia incrociate e lo sguardo fermo. Grace tamburellare il piede contro il tappetino sotto il sedile. In lontananza Jason e Amélie entrare in auto, lui con un'espressione di rimprovero, lei con un sorriso raggiante stampato in faccia. Ero riuscito a tirarla su di morale, questo era tutto ciò che mi interessava al momento, e quasi non mi accorsi di come Grace avesse ripreso a parlare.
- ... non sei lì per spassartela, stai lavorando e ti pago per questo. Mi stai ascoltando, almeno?
No... - Sì.
- Finché sei legato a noi, non puoi permetterti di fare cosa vuoi, soprattutto adesso che ci troviamo in questa situazione di massima allerta. Pensavo lo sapessi.
- Lo so. - Ribattei a denti stretti. - Mi dispiace, non succederà un'altra volta.
Garantii.
Lei soffocò una risata. - Esatto, non succederà, perché non ci sarà un'altra volta.
Smisi di tenerla d'occhio dal retrovisore e mi voltai. - Che stai dicendo, Grace?
- Sei sollevato dall'incarico, Cam, da domani verrai sostituto da un nuovo agente. - Si schiarì la gola. - Sentiti libero di tornare alla tua vecchia vita. Infondo, era ciò che volevi sin dall'inizio, no?
- Non puoi farlo.
Tentai di trovare una motivazione decente, ma ero stato preso così alla sprovvista dalla sua decisione che non riuscii ad elaborare niente di credibile.
- Fidati, posso eccome. - Disse. - Forse ultimamente ti sei dimenticato con chi hai a che fare, ma sono venuta qui apposta per rinfrescarti le idee. Sono il tuo Superiore, Cam, e come tuo Superiore ho il diritto di ingaggiarti e di licenziarti quando mi pare e piace.
Non riuscivo a capire perché me la stessi prendendo tanto. L'idea di abbandonare questo posto non avrebbe dovuto rendermi felice?
- È stato un misero errore, Grace!
Il mio comportamento era stato inammissibile, su questo ero d'accordo. Non mi era mai capitato di prendere il mio lavoro così alla leggera. Eppure, per quanto in realtà dovessi rammaricarmi, continuavo a non sentirmi in colpa.
- Sta' a sentire. Sono anni che tiro avanti questa società in segretezza, non permetterò che per colpa di una... sempliciotta simile vada tutto a monte. - Sbottò con tono avvelenato, ed io mi sforzai di non reagire al termine fastidioso con cui l'aveva definita. - Pensavo fossi un alleato affidabile, evidentemente mi sbagliavo. Ma non è la fine del mondo, ho una gamma piuttosto vasta di agenti tra cui scegliere.
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DARK SOUL
RomansaCameron McLyne è tutto ciò che la Sniper, società segreta che agisce da decenni giustiziando ogni genere di criminali a Manhattan, brama di possedere. Insensibile, silenzioso e spietato. Amélie Howard, ragazza ordinaria ed eccessivamente curio...
