Il pomeriggio seguente Manuel fu puntuale come un orologio svizzero e, una volta arrivati, iniziò a spiegarmi dove fossero gli spogliatoi dei giocatori, gli stand che vendevano il merchandising, e altre informazioni che invece non mi sforzai di ricordare.
Raggiungemmo i nostri posti in tribuna, il diamante si estendeva in tutta la sua grandezza proprio davanti ai nostri occhi. In campo erano già schierati gli avversari; era la squadra di baseball di una qualche città vicino e a giudicare dall'allenamento, il loro stile di gioco sembrava parecchio duro. Le loro urla di incoraggiamento erano cariche di pura potenza, e i loro lanci mozzafiato. Questo era ciò che pensavo, prima che entrassero in campo gli Yankees. Erano la squadra di casa, e la folla si elevò al loro ingresso, sfogando grida che fecero caricare di entusiasmo persino me.
Manuel era in iperventilazione, si agitava sulla poltrona, incapace di restare fermo.
- Ogni volta è come la prima, non mi abituerò mai!
- Sono convinto che entrambe le squadre non segneranno più di tre run per inning. Insomma, guarda che spettacolo!
Gli rispose un uomo sulla cinquantina seduto una poltrona più avanti, che lo aveva sentito parlare.
- Sarà di sicuro combattuta fino all'ultimo! - continuò, e senza pensarci mi sfuggì un sorriso.
Le due squadre si riunirono intorno al proprio coach e in mezzo al campo partì l'esibizione di una squadra di cheerleader. Pensai immediatamente alla faccia che avrebbe fatto Seth quando glielo avrei raccontato.
Dopo il saluto iniziale, il silenzio. Uno degli avversari raggiunse la postazione del lanciatore e, una volta afferrata la palla, si concentrò sul battitore. Non vidi "Rodriguez" scritto sulla schiena di nessuno dei nostri giocatori. Lanciai uno sguardo alla panchina e infatti lo trovai seduto. La sua espressione era indecifrabile, gli occhi scrutavano il campo con attenzione.
Forse era infortunato.
Quando l'arbitro fischiò, il lanciatore distese il braccio indietro e si preparò al primo lancio. Il nostro battitore non si mosse. La palla fendette l'aria, lo sorpassò con un fruscio impercettibile. Supposi che fosse stata più rapida di un battito di ciglia. Era uno strike, e furono strike anche i due successivi.
- Ahia. - Commentò Manuel, gli occhi incollati al campo, il labbro inferiore stretto tra i denti.
Ma gli Yankees non impiegarono molto prima di adattarsi al gioco. Nel quarto inning erano più scattanti, concentrati e agguerriti. Al lancio avversario la palla volò via lontano. Passò sopra la testa dell'esterno centrale e superò la linea di fondocampo. Nel tempo in cui la palla venne rilanciata, il nostro giocatore aveva già raggiunto la casa base.
L'euforia con cui seguivo la partita mi sorprese, iniziavo a divertirmi sul serio.
L'ottavo inning terminò con la nostra squadra che si trovava in svantaggio di quattro punti. Ancora un inning e sarebbe finita.
- Credi si riprenderanno?
Chiesi a Manuel.
Annuì, serio.
- Lo spero.
Fu a quel punto, quando ormai la tensione dominava l'animo di tutti i presenti, che l'arbitro fischiò il cambio. Rodriguez, sulla linea di campo, sorrideva ai suoi compagni di squadra, salutando la folla con un espressione felice. Ciò nonostante, il guantone, i parastinchi e la protezione per il petto, senza tralasciare la sua fama di campione, lo rendevano comunque intimidatorio.
Si avvicinò al box del battitore, e il silenzio avvolse lo stadio. Tratta una lunga boccata, Rodriguez spinse su la punta del suo caschetto e impugnò meglio la mazza. Slanciò il braccio e colpì la palla con un potenza incredibile. Immediatamente la folla esplose in un applauso assordante, in un tripudio di fischi e strilla che nel mio corpo si tramutarono in pura e incandescente adrenalina.
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DARK SOUL
Storie d'AmoreCameron McLyne è tutto ciò che la Sniper, società segreta che agisce da decenni giustiziando ogni genere di criminali a Manhattan, brama di possedere. Insensibile, silenzioso e spietato. Amélie Howard, ragazza ordinaria ed eccessivamente curio...
