Lilla

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Capitolo 37

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Capitolo 37

L'ignoto è come una bomba a orologeria. Ti può esplodere in faccia oppure ti può esplodere fra le mani, quello che è certo, resta il fatto che esplodere in egual modo

Kappa_07

"Ciao bambina", avevo sentito una carezza delicata sulla guancia che mi aveva generato la pelle d'oca, senza svegliarmi, mi ero messo a pancia in su. "Mi dispiace", avevo sentito ancora una voce flebile e avevo aperto gli occhi appena per poi riaddormentarmi di nuovo.

"Ti lascio andare".

Ogni muscolo mi doleva, ogni terminazione nervosa era concentrato sul dolore acuto che sentivo alla caviglia e alla schiena. Avevo grossi ematomi su tutte le costole e sui reni, due sulla gamba destra, e uno sulla gamba sinistra, mi guardai allo specchio, il sopracciglio spaccato si stava rimarginando, toccai la pelle ferita e sentii la crosta ruvida al tatto.

Tirai un sospiro di sollievo, voltai il collo leggermente a destra e notai l'ematoma sulle labbra, anche lì la ferita si stava rimarginando, ma meno velocemente essendo che ogni volta che aprivo bocca per mangiare questo prontamente si apriva e sanguinava. Mi bruciava, ma la parte che mi doleva di più era la costola destra quando mi presero a calci. Una lacrima lasciò le mie ciglia, il cuore mi rimbombava in gola.

Erano passati giorni, eppure il dolore più grande rimaneva sempre quello dentro. Avevo il cuore spezzato, mi facevo schifo, mi sentivo un rifiuto umano. Gli incubi ce li avevo pure da sveglia, continuavo con la mente a tornare a quel giorno, a quelle ore di agonia. Rimuginavo su ciò che poteva andare diversamente.

Ottobre stava per finire, erano gli ultimi giorni, e novembre sarebbe stato uno di quei mesi di pioggia e neve frequenti. Ma l'unica cosa che volevo era restare a casa rinchiusa nella mia stanza a piangere. Soffrivo, moltissimo. Non tanto per le ferite sul corpo, quanto per il ripudio che sentivo per me stessa. Come avrei fatto ad andare di nuovo a scuola? Come avrei avuto il coraggio di passare per quei corridoi e vedere quelle facce che dovevano essere mie amiche?

Per fortuna il medico mi diede due settimane di riposo, ma avevo già in mente di dire alla zia di cambiare scuola. Randall era lontano cinquanta miglia, ma avrei preferito fare la pendolare per altri due anni che restare lì sapendo che tutti mi odiavano. Sapendo che ero stata un loro bersaglio. Sapendo che era così facile annientarmi.

Osservai la mia stanza sottosopra attraverso lo specchio, avevo dipinto moltissimo in quella settimana. Era l'unico sfogo che avevo dopo gli incubi e nonostante i miei pianti sui fogli, avevo lasciato affluire il mio dolore sulla carta. Mi accucciai e ne presi uno, era un demone minaccioso, una macchia indistinta con la testa senza braccia e gli occhi rossi. Lo accartocciai e lo gettai nella pattumiera. Mi misi a mettere a posto i libri che avevo gettato nella stanza, la camicia sporca di pennarello e in fine il cavalletto con la tela ancora bianca. Decisi di metterlo fuori sul balcone.

𝙳𝙰𝙻𝙸𝙰 𝙽𝙴𝚁𝙰Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora