Caleb

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Caleb

Capitolo 52

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Capitolo 52

"Vivi per te stesso. Non per i tuoi cari, non per un motivo specifico, ma per la tua vita, perché ne hai solo una e il compito è quello di godertelo fino alla fine."

Kappa_07

L'acqua calda scendeva a fiotti sulla mia testa, seguendo ogni linea del mio corpo per poi depositarsi a terra, avevo le ossa intorpidite, la testa ancora frastornata, ogni centimetro del mio corpo era cosparso di schiuma e mani leggere mi sfiorav...

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L'acqua calda scendeva a fiotti sulla mia testa, seguendo ogni linea del mio corpo per poi depositarsi a terra, avevo le ossa intorpidite, la testa ancora frastornata, ogni centimetro del mio corpo era cosparso di schiuma e mani leggere mi sfioravano l'addome carezzandomi come se fossi un bambino.

Non ero mai stato lavato da nessuna persona in vita mia fin da quando avevo iniziato a capire come funzionava il mondo, e l'effetto che mi facevano sentire le sue mani sul mio corpo non era spiegabile a parole: un fuoco che non si spegneva mai mi solleticava ogni centimetro del corpo, mi scaldava il cuore, me la faceva battere, era una sensazione unica, guaritrice, mi riempiva le crepe, i ciocchi conficcati da anni nella mia testa, mi acquietava ogni buio più buio dentro di me.

La donna che mi aveva messo al mondo non si era mai più fatta vedere fin da quando compii tre anni, inutile cercare di ricordare il suo volto quando non c'era mai stata traccia di lei nella mia vita e sentire Lilla che mi curava proprio come avrei voluto che avesse fatto lei, mi generò una grande emozione che non sarei mai riuscito a spiegare a parole.

Chiusi gli occhi e mi appoggiai la schiena contro le piastrelle quando Lilla, mi carezzò il petto e poi risalì le mie spalle regalandomi un brivido caldo, lei era il mio bene, non avere mai smesso di dirlo. Solo che non lo sapeva, e al momento andava bene così. Avevo troppi demoni da sconfiggere a cominciare da lui...

«Stai un po' meglio?» mi chiese con la voce leggera come una piuma avvicinandosi al mio orecchio. Annuii deglutendo, la sua vicinanza me lo stava facendo venire duro di nuovo e dovevo darci un taglio, l'avevo presa troppo forte per essere state le sue prime volte.

In più l'avevo ferita quando l'avevo allontanata da me gettandola a terra. Ero un fallimento...
«Mi dispiace per ciò che ti ho fatto prima. Perdonami...», i suoi occhi viola si aggrapparono ai miei con forza, le pupille di un cobalto talmente intenso da sfociare in viola mi inchiodarono il respiro fra le scapole.

𝙳𝙰𝙻𝙸𝙰 𝙽𝙴𝚁𝙰Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora