Lilla

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Capitolo 49

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Capitolo 49

La vita non ha fretta ma allo stesso tempo non aspetta.
Taglia la lingua, la gola alla voce che mi sussurra in testa.
La cura al male arriva sempre meno, quindi dammi un bacio che sa di veleno
Salmo LeBon

«Caleb», sussurrai il suo nome come se fosse qualcosa che detto ad alta voce mi avrebbe condannato a una sofferenza eterna

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«Caleb», sussurrai il suo nome come se fosse qualcosa che detto ad alta voce mi avrebbe condannato a una sofferenza eterna.

Ma lui era lì, era vivo, in piedi di fronte a me.
Era lì che mi fissava con quello sguardo provocatorio e quegli occhi troppo astuti che brillavano di parole non dette.

Il corpo statuario di diverse spanne più grosso, più alto, con in mano una maschera da diavolo come se gli appartenesse e fosse una estensione del suo essere.

Un uragano di sentimenti simili a delle schegge di vetro che si infrangono per terra mi si diffuse nel petto pervadendomi ogni angolo di pelle.
Lui era vivo.

Mi tremò il mento e prima ancora di realizzare, un mix di rabbia e incredulità prese il sopravvento al ricordo della sofferenza, del senso di colpa, delle notti insonni, della consapevolezza e della certezza che lui fosse morto e di tutto quello che avevo dovuto passare.

Mi avventai su di lui che non si mosse di un millimetro e mi osservò con uno sguardo di puro dispiacere e ribrezzo per sé stesso, come se sapesse le ogni scelte che aveva compiuto, erano state come una pugnalata nel mio petto.

Ma io ero troppo cieca per ragionare sul fatto che potevo davvero toccarlo, potevo abbracciarlo e potevo baciarlo. Ero una piena nella notte più oscura, un fenomeno naturale tangibile che stava per spazzare via ogni cosa vivente.

Concentrai ogni parte di me su di lui, sulla pelle calda al tatto, al profumo di agrumi che gli apparteneva e nessuno sarebbe stato capace di indossarlo come una seconda pelle più di lui.

Lo schiaffeggiai e lo spinsi via con una rabbia cieca, ma non si mosse, sembravo un soffio di vento contro un albero secolare. Potevo scuoterlo ma mai sradicarlo.

Al tatto, la sua pelle tatuata era calda e vibrava di vita, era vivo, il calore al contatto dei miei palmi mi innescò un esercito di farfalle al basso ventre e mi sciolse il nodo alla gola.

𝙳𝙰𝙻𝙸𝙰 𝙽𝙴𝚁𝙰Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora