18 - Tenerife sea

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We are surrounded by all of these lies
And people that talk too much
You got the kind of look in your eyes
As if no one knows anything but us

◦: ✧✲✧ :◦

Helen

Quando aprii gli occhi, la mattina del mercoledì prima del ringraziamento, ero sola nella stanza. Un senso di solitudine mi colpì nel momento esatto in cui misi a fuoco il soffitto bianco.

Naomi era partita due giorni prima, lasciando il suo letto rifatto con cura e qualche oggetto che doveva aver dimenticato sulla scrivania. La stanza non era mai sembrata così grande e così vuota. Mi sembrava impossibile dovermi abituare alla sua assenza. Ma dovevo farlo, perché sarebbe andata via presto.

Mi alzai lentamente, stiracchiandomi mentre il freddo della stanza mi avvolgeva. Il sole filtrava dalle tende socchiuse, lasciando che la stanza fosse illuminata fievolmente. Il mio sguardo si posò sullo zaino che avevo preparato la sera prima, accanto alla porta. Era pronto, ordinato, e mi aspettava.

Mi stavo abituando alla vita nei dormitori, o almeno ci provavo. Le mattine iniziavano sempre con la sveglia presto, il rumore dei passi nei corridoi, e l'odore di caffè che proveniva dalla caffetteria. Sedersi a fare colazione con gli altri era diventata una routine che, a poco a poco, aveva iniziato a farmi sentire meno sola. Era strano pensarlo, ma quelle persone così diverse da me erano diventate una piccola famiglia.

Eppure, casa mia mi mancava terribilmente. Quel profumo inconfondibile della colazione che mia madre preparava ogni mattina, l'aroma del caffè appena fatto e del pane tostato. Mi mancavano le notti insonni, passate a parlare con mio fratello nella sua stanza, o quelle in cui ero io a cercare il sonno mentre lui era sveglio.

L'anno prima che partisse per il college era solito tornare tardi la sera, ed io lo sentivo ogni volta. La sua stanza era accanto alla mia, e i rumori che faceva erano impossibili da ignorare. A volte sbatteva contro le pareti o faceva cadere qualcosa, e mi chiedevo se anche nostra madre sentisse tutto quanto. Probabilmente sì, ma non diceva mai nulla. Mi chiedevo cosa stesse facendo, se stesse bene, e a volte mi alzavo per ascoltare meglio, o per assicurarmi che stesse bene.

Sospirai e mi passai una mano tra i capelli trascinandomi fino al bagno. Il riflesso nello specchio non era di mio gradimento, feci una smorfia e mi sciacquai il viso con l'acqua fredda.

Il mio stomaco prese a brontolare, come ogni mattina, ma decisi di ignorarlo e saltare la colazione. Mi aspettavano giorni di pranzi abbondanti e cene altrettanto sostanziose.

Mi lavai i denti, poi ritornai nella mia stanza tirando le tende beige e lasciando che la luce illuminasse completamente la stanza. Aprii anche la finestra che dava sui giardini del campus. L'aria fredda del mattino mi colpì in pieno viso, un brivido mi percorse la schiena e rabbrividii, ma non la chiusi. Respirai a fondo, lasciando che l'ossigeno mi schiarisse un po' la mente.

Mentre ero ancora persa nei miei pensieri, il telefono iniziò a vibrare senza sosta sulla scrivania. Lo presi in mano e notai che avevo ricevuto una serie di messaggi da Ilan. Mi dicevano che sarebbe venuto a prendermi a breve, all'uscita del campus.

Sbadigliai, appoggiandomi con una mano al bordo della scrivania, e decisi di non farlo aspettare. Mi avvicinai all'armadio e iniziai a vestirmi. Infilai una felpa blu morbida e un paio di jeans vintage dello stesso colore. Il tessuto freddo contro la pelle mi fece trattenere il respiro per un istante.

Per quanto amassi il freddo, nell'ultimo periodo avevo cominciato a non sopportarlo come un tempo. Mia madre diceva che era colpa delle calorie che non assumevo, o che assumevo e poi rigettavo, che era il mio corpo a protestare. Aveva ragione, ma quel pensiero mi irritava, quindi decisi di accantonarlo in un angolo della mia mente.

HoneyLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora