17 - Good Riddance

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I hope you had the time of your life
So take the photographs and still frames in your mind
Hang it on a shelf in good health and good time
Tattoos of memories, and dead skin on trial
For what it's worth, it was worth all the while

◦: ✧✲✧ :◦

Julian

Zane la mattina riusciva ad essere terribilmente rumoroso. Io e Ilan ci scambiavamo occhiate esasperate mentre lui canticchiava allegramente e girava il cucchiaino nella sua tazza di latte, producendo un tintinnio continuo. Io, al contrario, la mattina avevo bisogno di silenzio.

Finalmente le cose a casa sembravano essere migliorate. Ilan sembrava più sereno, di buon umore, e due volte a settimana sua sorella passava da noi per dargli quelle famose lezioni di francese. Non pensavo che avrei mai trovato così interessante una lingua.

Non tanto per il francese, chiariamoci.

Di solito restavo sul divano mentre lei e Ilan lavoravano al tavolo della cucina. La osservavo in silenzio, facendo finta di leggere o di scrollare il cellulare. Era concentrata, chinata sui libri, e ogni tanto spiegava qualcosa con gesti eleganti e precisi. Ma c'erano momenti in cui alzava lo sguardo e si accorgeva di me.

Non era mai un incontro diretto, lei lo faceva quando pensava che suo fratello fosse distratto, quando credeva che nessuno se ne accorgesse. I nostri occhi si incrociavano per un istante, e poi lei tornava al suo lavoro come se niente fosse, ma io notavo il lieve irrigidimento delle sue spalle o il movimento nervoso della penna tra le dita.

Da quella sera alla festa l'attrazione per lei era aumentata a dismisura. Prima era solo una presenza che mi dava fastidio, un pensiero che cercavo di ignorare. Come un'ape che mi gironzolava intorno. Ora, invece, era tutto quello a cui riuscivo a pensare quando lei era nei paraggi.

Era così diversa da chiunque altro avessi conosciuto, così fragile e complicata che attirava la mia attenzione ogni volta che poteva. Ogni suo gesto, ogni suo sguardo mi incuriosiva sempre di più. Era come una partita a scacchi, ogni mossa aveva il suo significato. E io non volevo smettere di giocare.

Non avrebbe sistemato la mia vita, non me l'avrebbe resa più facile né più tranquilla. E, cavolo, lo sapevo. Sapevo che era una cattiva idea. Lei era la sorella del mio migliore amico. Non avrei mai potuto spingermi oltre. Ilan non lo avrebbe accettato. E, sinceramente, nemmeno io sapevo cosa stavo cercando di fare. Non volevo tradirlo.

Ma c'era qualcosa di innegabilmente elettrico nel modo in cui lei reagiva a me, non riuscivo a trattenermi. Ogni volta che la beccavo a guardarmi, adoravo vederla cercare di ignorarmi.

Adoravo vederla impazzire per me, anche se cercava di nasconderlo. Era come un gioco. Uno stupido e pericoloso gioco. Ma c'era qualcosa in lei che mi spingeva a volerlo giocare, nonostante sapessi che non c'era nessuna possibilità di vincere.

La vibrazione del mio cellulare interruppe i miei pensieri. Lo presi dal tavolo e notai il nome di mia madre illuminare lo schermo. Ultimamente mi chiamava più spesso del solito, e ogni volta avevo la sensazione che volesse dirmi qualcosa di importante ma non trovasse mai il momento giusto.

"Pronto, mamma," risposi, spostandomi di qualche passo fuori dalla cucina per un po' di privacy.

"Julian, tesoro. Verrai a cena stasera?" La sua voce era dolce, come sempre, ma c'era un tono sottile, quasi impercettibile, che tradiva un fondo di preoccupazione. Cercava di nasconderlo, ma non mi sfuggì.

"Non è domenica," risposi diretto, aggrottando le sopracciglia.

"Lo so," sospirò dall'altro capo della linea, "ma io e tuo padre dobbiamo parlarti."

HoneyLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora