19 - Even my dad does sometimes

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It's alright to cry
Even my dad does sometimes
So don't wipe your eyes
Tears remind you you're alive
It's alright to die
'Cause death's the only thing you haven't tried
But just for tonight
Hold on

◦: ✧✲✧ :◦

Helen

Era il 2008 quando, una sera come tutte le altre si trasformò in quella che sarebbe stata la peggior notte della mia vita.

Ero sul divano con la mia famiglia: mia madre e mio fratello. Non era al completo ma con il tempo lo stava diventando.

Alla tv scorrevano le immagini di un cartone animato, io ero attenta e mia madre mi accarezzava i capelli di tanto in tanto. Ilan, dal lato opposto, era steso su di un fianco e giocava con il vecchio telefonino di mia madre a Snake.  

Da quando mia madre l'aveva comprato, Ilan lo prendeva sempre in prestito e restava per ore incollato al piccolo schermo con la fronte corrucciata e il labbro tra i denti.

Lo schermo del televisore continuava a mostrare immagini colorate quando sentimmo dei colpi provenire da fuori la porta di casa. Mia madre corrugò la fronte e si alzò in piedi, ancora scalza.

"Bambini, restate qui," ci disse, mentre si avvicinava alla porta.

Io non gli diedi molta attenzione, mi stesi occupando il posto che in precedenza era di mia madre e con i piedi spinsi Ilan.

Risi tra me e me, amavo infastidirlo mentre giocava al cellulare. Infatti lui borbottò qualcosa, cercando di stare attento al suo gioco. "Non farmi perdere,"

Un colpo secco ci fece girare di scatto. La porta di casa aveva sbattuto sulla parete, e la figura di un uomo comparse nella mia visuale.

"Paul, ti prego.." mio padre era tornato, e si muoveva verso l'interno della casa accasciandosi di tanto in tanto alle pareti.

Il cuore prese a battermi in modo incontrollato e la pancia cominciò a farmi male. Ilan si mise a sedere, seguito da me, e mi prese la mano. L'ansia si avventò su di me con una velocità tale da farmi venire la nausea e cercai di calmare lo stimolo con una mano sullo stomaco.

"È casa mia," sentii borbottare dall'ingresso da una voce roca e dai toni bassi.

La gamba mi tremava e anche Ilan guardava la porta di casa con orrore. Aveva completamente dimenticato il cellulare, che ora giaceva accanto a noi. Era ancora aperto e la musica del gioco continuava a suonare.

"Bambini, salite di sopra," mormorò nostra madre e Ilan provò a trascinarmi verso le scale.

Il mio sguardo, però, era fermo a mia mamma che era schiacciata su una parete con le braccia lungo i fianchi. Aveva la mascella tesa e gli occhi assottigliati in un modo che, con il tempo, io e Ilan abbiamo acquisito.

Ilan continuava a tirare e non so come ci ritrovammo nella sua stanza. Lui socchiuse la porta. Non volevo che la chiudesse del tutto, non volevo che mamma si sentisse abbandonata, gliel'avevo detto tempo prima e doveva essersene ricordato.

Quando le urla di mia madre e di mio padre riempirono l'abitacolo, dall'esterno cominciarono a scoppiare fuochi d'artificio. Probabilmente qualcuno aveva da festeggiare.

E così passarono minuti, e la mia testa esplodeva di rumori.

Botti, strilla, schianti. Avevo smesso di riconoscere i suoni che mi circondavano.

HoneyLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora