30 - Hotel California (Parte 1)

1.1K 50 13
                                        


How they dance in the courtyard,
sweet summer sweat

Some dance to remember, some dance to forget

◦: ✧✲✧ :◦

Helen

L'aria tiepida di Montecito mi investiva in pieno, portando con sé un odore salmastro misto al profumo dolce degli alberi. Tenevo il braccio fuori dal finestrino, la mia pelle sfiorava il vento come se potesse assorbire ogni grado di calore.

Nonostante era quasi finito novembre, quel giorno la temperatura si era alzata e toccava i venti gradi.

Dal lato di Julian, che guidava con una mano sola e l'altra appoggiata distrattamente alla leva del cambio, potevo scorgere la linea frastagliata della costa: il blu dell'oceano si incastrava perfettamente con la luce chiara della mattina, mentre la strada si piegava tra le curve della valle.

Ogni tanto, mentre la strada si apriva, il riflesso del sole sull'acqua mi colpiva in volto, facendomi socchiudere gli occhi.

Era da tempo che non mi sentivo così leggera. Forse era l'aria, o il fatto che mi trovavo lì, accanto a lui. Nessun college, nessuna pressione, nessun brutto ricordo.

Per la prima volta il mio petto era libero da quel senso di oppressione che mi portavo dietro da anni. Libero da i respiri corti e affannati e dalla perenne sensazione di star sbagliando qualcosa.

Solo il presente, e il mare.

Julian non aveva detto quasi nulla da quando avevamo lasciato Santa Barbara, ma il silenzio non era pesante. Anzi, leggero.

Ogni tanto mi lanciava un'occhiata veloce, come se volesse controllare se stessi ancora sorridendo. E io lo facevo, quasi senza rendermene conto.

"Quanto manca?" chiesi, cercando di non sembrare troppo curiosa.

Lui si limitò a inarcare un sopracciglio, con un mezzo sorriso che gli piegò la bocca. "Non molto. Ti piacerà,"

Sorrisi - ancora - e poi spostai di nuovo lo sguardo sulla strada alla mia destra. "Neanche un suggerimento?"

"Neanche uno," ridemmo all'unisono.

Ci fu un momento in cui allungò la mano verso il mio lato, come per sistemare il volume della radio. Ma invece di fermarsi alla manopola, si avvicinò al mio viso e mi spostò una ciocca di capelli dal viso dietro l'orecchio.

Poi tornò a guardare la strada e a guidare come se niente fosse, fissando davanti a sé, mentre io cercavo di ricompormi.

C'eravamo toccati così tante volte, in così tanti luoghi nascosti - e proibiti - ma ancora non riuscivo ad abituarmi alla scossa elettrica che attraversava la mia spina dorsale quando la mia pelle entrava in contatto con la sua.

Andando avanti le case diventavano sempre più rare, sostituite da distese di verde, siepi alte e vialetti in pietra che sparivano dietro cancelli in ferro battuto. Un paio di curve dopo, Julian rallentò e svoltò in un viale ombreggiato da querce e palme sottili.

Poi comparve un'insegna in ferro battuto appena visibile tra le foglie che recitava 'Lotusland'.

"Non ci credo," mormorai tra me e me sporgendomi appena dal finestrino.

"Come hai fatto? I biglietti sono finiti da mesi," mi voltai verso di lui e finalmente non cercò di nascondermi il sorriso.

"Conosco una persona qui," Portai una mano alle labbra per trattenere l'eccitazione.

HoneyLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora