26 - They don't know about us

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They don't know about the up all nights
They don't know I've waited all my life
Just to find a love that feels this right
Baby they don't know about us

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Era una domenica di agosto soffocante, una di quelle mattine in cui il cielo era privo di ogni nuvola e il caldo si cominciava a sentire già dalle otto di mattina.

Julian si svegliò con un senso di leggerezza che in quel periodo era raro.

Era di buon umore dalla sera prima, infatti aveva dormito con la finestra aperta nonostante le cicale che cantavano di solito gli davano fastidio.

Si stiracchiò tra le lenzuola stropicciate, sorridendo. Quel giorno avrebbe visto Edward, il suo migliore amico, e sarebbero andati in spiaggia. L'acqua salata, la sabbia calda sotto i piedi, il sole sulla pelle — niente scuola, niente pensieri. Era felice.

Saltò giù dal letto in un balzo, indossò i suoi occhiali da vista e si avviò verso la cucina a grandi passi, ancora mezzo scalzo.

Sul tavolo c'era già la colazione. Uova strapazzate, un bicchiere di succo d'arancia fresco, una singola fetta di pane tostato. Ordinata, pulita e calibrata. Niente bacon. Niente burro. Troppo grassi, avrebbe detto sua madre.

Il suo sguardò viaggiò per tutta la stanza fin quando il suo sorriso non vacillò. Accanto al suo piatto c'erano due dei suoi quaderni di scuola. Le copertine sgualcite, i bordi un po' arricciati dall'umidità. Aveva passato tutto il sabato a studiare per liberarsi proprio di quella mattina. Cosa ci facevano ancora lì?

Cercò di ignorarli mentre mangiava le sua uova in silenzio, poi sua madre fece capolino in cucina e ruppe la quiete che si era creata.

Apparve sulla soglia della cucina con l'eleganza di sempre. I capelli, neri come i suoi, ondeggiavano lucidi sulle spalle. Le labbra erano perfettamente truccate di un rosso acceso.  Avanzò con passo leggero e gli accarezzò la nuca con una mano profumata di crema, poi gli stampò un bacio sulla testa. "Buongiorno tesoro,"

"Ti ho preparato i compiti," disse, indicando i quaderni con un cenno del mento, mentre afferrava le chiavi della macchina. "Io vado in centro con Anne e Rachel."

Julian si voltò appena verso di lei con un'espressione sorpresa sul viso. "Li ho già fatti ieri. Tutti. Volevo andare in spiaggia con Ed, oggi... posso? Ti prego," aggiunse con voce squillante, cercando il suo sguardo da dietro il bordo del bicchiere d'aranciata.

Sua madre si fermò. Si lisciò una ciocca di capelli, e lo guardò con un mezzo sorriso. "No, Juls. Ricordi il tuo ultimo voto in letteratura?"

Julian aveva preso una B. Solo una B.

Quando la maestra aveva consegnato gli aveva fatto anche i complimenti. Gli aveva detto che la sua analisi del testo era matura e che aveva scritto egregiamente il saggio.

Quando aveva sentito quelle parole Julian aveva persino sorriso, ma poi il suo petto si era fatto pesante all'idea di doverlo dire ai suoi genitori.

Suo padre si sarebbe arrabbiato, era terrorizzato. Quella maledetta B, pensò.

Julian abbassò lo sguardo sul piatto, rigirando il pezzetto di toast tra le dita.

Sua madre, intanto, si stava già sistemando la borsa a tracolla controllando in giro di avere tutto. La sua mente funzionava come un orologio svizzero: appuntamenti, doveri, aspettative. E la domenica non era da meno.

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