Gold and silver blind the eye
Temporary riches lie
Come and eat from heaven's store
Come and drink and thirst no more
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Helen
"Stai benissimo, Helen,"
Il vestito color vinaccia che avevo scelto per la festa di Natale della UCSB mi stringeva un po' troppo in vita. Lo avevo preso in prestito da Ava e continuavo a tirarlo giù nervosamente. Lei sedeva sul mio letto con le gambe accavallate, il telefono abbandonato accanto a lei, e mi osservava con aria critica.
"Sei sicura?" mormorai, cercando di sistemarmi le onde chiare dietro le spalle. Mi girai verso di lei, facendo un mezzo passo indietro per guardarmi nello specchio a figura intera. La ragazza che mi fissava aveva le guance un po' troppo scavate e gli occhi più stanchi del solito, nonostante il trucco leggero. Non sembrava affatto pronta per una festa.
"Si, ti fa un bel culo come ti avevo detto." Sorrise, la sua frangia liscia era cresciuta leggermente da quando l'avevo conosciuta e stava diventando un ciuffo ribelle. I capelli, neri come la pece, però erano sempre lisci e in ordine sulle spalle.
"Bene, perché sarai l'unica a notarlo stasera." Ava alzò gli occhi al cielo, poi – come sovrappensiero – spostò lo sguardo sul letto spoglio di Naomi.
"Chi pensi sarà la tua nuova compagna di stanza?" Feci una smorfia, avvicinandomi agli stivali neri appoggiati accanto alla scrivania. Lì sopra c'era ancora il mio quaderno di appunti, aperto su una pagina che non riuscivo a finire da settimane.
"Non metterai mica quelli stasera Helen."
Aggrottai le sopracciglia e mi raddrizzai. "In effetti, non mi hanno ancora detto se qualcuno ha fatto richiesta per una stanza. C'è la meravigliosa possibilità che io resti sola," Girai gli occhi con un mezzo sorriso, come se l'idea mi facesse godere. "E sì, metterò questi."
"Fammi vedere i tuoi tacchi, bionda." Ava si alzò dal letto con le mani sui fianchi, in posa teatrale. Io sbuffai piano, poi mi abbassai e tirai fuori da una scatola un paio di tacchi neri, lucidi, quelli che conservavo solo per le occasioni importanti. Erano leggermente impolverati, ma li avrei puliti facilmente.
"Ho solo questi,"
"E sono perfetti, non fare storie."
Accettai in silenzio, solo perché non avevo la forza di controbattere. E poi anche lei era splendida: il suo vestito argentato dalle finiture metallizzate rifletteva la luce della lampada come frammenti di ghiaccio, e i tacchi dello stesso colore la facevano sembrare ancora più sicura di sé.
Mentre infilavo i tacchi, il telefono sul comodino vibrò. Il cuore mi fece un salto scomposto ma era solo un riflesso ormai senza senso.
Infatti lo schermo si illuminò solo per una notifica dell'università. Niente messaggi.
Abbassai lo sguardo prima che Ava potesse notare il cambiamento sul mio viso. Quelle assenze avevano un peso, me lo portavo addosso come una pressione costante sul petto. Avevo passato le ultime notti a rigirarmi nel letto vuoto, a chiedermi se avessi sbagliato qualcosa, se fossi stata io a spingerlo via senza accorgermene. O se, semplicemente, per lui fosse stato tutto un gioco, o un passatempo.
L'idea che la seconda opzione poteva essere reale mi faceva venire i brividi, solo perché questo voleva dire che ero stata così stupida da non rendermene conto.
"Ehi," La voce di Ava si fece più morbida. "Andrà bene, ok? È solo una festa. Niente drammi, niente pensieri pesanti. Se lo vedi lo ignori, ti aiuto io."
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Honey
RomanceHoney non è una storia dolce. È una storia che brucia piano. Helen ha imparato a sopravvivere nel silenzio: tra un passato che pesa, un corpo che sente come un nemico e un cuore che ha smesso di fidarsi. Trasferirsi a Santa Barbara doveva essere un...
