A quella festa?
Non lo so
Ma chе ne dici se restiamo soli?
Gli altri ci somigliano
Pеrò i loro problemi non sono i nostri
E del telefono in muto
E dei giorni che ti prendono al buio
E di ieri che hai detto ti scoppiava la testa
E ti sentivi una merda, non importa
A nessuno
Tranne che a me
◦: ✧✲✧ :◦
Helen
Adoro i fulmini.
Sono una delle più belle dimostrazioni della potenza assoluta della natura.
Da bambina li osservavo incantata dalla mia finestra e poi mi tappavo le orecchie.
Perché quanto più io ami i fulmini, odio i tuoni.
E odio qualsiasi tipo di rumore forte e improvviso. Come i fuochi d'artificio, lo strombettare di una moto, i clacson e il campanello della porta.
I giorni alla UCSB stavano scorrendo più in fretta di quanto riuscissi a rendermene conto. Tra un compito da consegnare e un esame da preparare, dicembre era arrivato. Natale era alle porte, e io cercavo di sopravvivere dividendomi tra lo studio, le serate a casa di Ilan e qualche uscita al pub con Ava e gli altri.
Avrei voluto perdermi nel lungomare di Santa Barbara, farmi accarezzare dalla brezza salmastra o girovagare tra le vetrine illuminate del centro, ma il cielo non era d'accordo.
Dicembre era il mese più piovoso in California e il freddo era così umido che sapeva tagliarti la pelle come una lama bagnata.
Inoltre, pioveva ininterrottamente da circa una settimana e -soprattutto la sera- il cielo era carico di fulmini e folate di vento.
Dimenticavo, Julian.
Passavamo le ore chiusi in camera mia, lontani da occhi indiscreti. Ci incrociavamo nei corridoi del dipartimento come due sconosciuti, ma bastava uno sguardo perché ci potessimo appartare da qualche parte.
Eravamo bravi a mentire, ma ogni giorno che passava diventava più difficile.
A volte mi sentivo in colpa. Per Ava, che era diventata la mia più grande confidente e amica e che non avevo più aggiornato dal ringraziamento.
Per Carl, con cui passavo circa un'ora al giorno dopo il pranzo, in cui mi faceva vedere le nuove letture che gli avevano consigliato e che a volte leggevamo insieme.
Per Gavin, che mi raccontava delle sue nuove conquiste mentre io rimanevo in silenzio.
Ma soprattutto per mio fratello Ilan.
Ogni volta che lo guardavo negli occhi, sentivo la sua voce nella mia testa. "Tieniti lontana dai miei amici, Helen." E io? Io stavo infrangendo la sua unica regola. Stavo cadendo proprio tra le braccia di quello che non avrei mai dovuto toccare.
Ne valeva la pena?
Me lo chiedevo ogni volta che chiudevamo la porta alle nostre spalle. Quando le sue mani trovavano la strada verso la mia pelle e tutto il resto svaniva. Avevamo detto che sarebbe stata solo una cosa fisica. O meglio, avevo detto.
Niente complicazioni, niente sentimenti. Io non avevo bisogno di una relazione e le promesse cominciavano a farmi paura.
Ci eravamo trovati in quel limbo perfetto, nessuna promessa, nessun vincolo. Solo sguardi troppo lunghi nei corridoi e il battito accelerato quando ci sfioravamo.
Perché quello c'era.
Il mio battito continuava ad accelerare ogni volta che mi guardava come nessuno aveva mai fatto.
Non so nemmeno più quando sia diventato così indispensabile. Forse quando mi toccava come se fossi fatta di porcellana o quando mi scrutava da lontano, sotto gli occhi di tutti.
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Honey
RomanceHoney non è una storia dolce. È una storia che brucia piano. Helen ha imparato a sopravvivere nel silenzio: tra un passato che pesa, un corpo che sente come un nemico e un cuore che ha smesso di fidarsi. Trasferirsi a Santa Barbara doveva essere un...
