23 - Sucker for Pain

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Walk slow through the fireLike, who gon' try us?Feeling the world go against us
So we put the
world on our shoulders

Take my hand through the flames
I'm a slave to your games
I'm just a sucker for pain

◦: ✧✲✧ :◦

Helen

Il cielo quel giorno era coperto da nuvole color fumo che mi creavano un senso di claustrofobia.

Camminavo per le strade di Oakland con la mia macchina fotografica appesa al collo e i capelli svolazzavano trascinati dalla leggera brezza tipica della città.

Ero di buon umore; scattavo foto qua e là colta dall'ispirazione e tutto mi sembrava bello nonostante il tempo non era dei migliori.

Il mio buon umore -però- era accompagnato da un senso di ansia che non voleva sparire.

Avevo finalmente accettato di dover ricominciare e vivere lontano da Oakland, lontano da Aiden, sperando che la mia nuova vita mi avrebbe dato una seconda possibilità.

Erano passati all'incirca venti giorni da quando, un lunedì sera, ricevetti un messaggio da parte sua in cui mi confessava di essere stato con un'altra ragazza.

Il messaggio si concluse con '...forse è meglio finirla qui, non provo più quello che provavo all'inizio.'

Avevo pianto, vomitato e urlato contro mia madre e mio fratello che mi avevano sopportata fin quando non decisi di tenere il mio dolore per me.

Quello era il primo giorno in cui stavo bene, bene per davvero.

Ne avevo parlato con Serena, mi aveva detto che non era da Aiden e che sarebbe tornato sui suoi passi. Ma io sapevo che quello era esattamente lui, non c'era niente di nuovo nelle sue parole e mi ripromisi che non sarei tornata indietro.

Ecco perché sapevo che andare a casa sua, in quel momento, era un errore.
Nonostante ciò, camminavo sul marciapiede che costeggiava il suo isolato fin quando non mi trovai davanti la porta di casa sua.

Mi aveva scritto un messaggio quella mattina: 'ho bisogno che ne parliamo, vieni da me' ed io avevo accettato.

Bussai al campanello titubante e quando mi venne ad aprire mi raddrizzai sulle spalle sentendomi improvvisamente più sicura di me.

Aveva gli occhi arrossati, una felpa rossa malconcia addosso e i capelli erano arruffati. Non era da lui mostrarsi in questo stato pietoso, per cui mantenni le spalle dritte e feci un passo avanti.

Lui mi fece spazio ed io mi addentrai in casa sua, apparentemente vuota.

"Siamo soli?" chiesi e poggiai la mia borsa sul divano cercando di non incrociare lo sguardo con il suo.

Al contrario, lui sembrava disperato nell'incontrare i miei occhi.

"Mh-mh" si mise accanto a me, poi abbozzò un sorriso.
Non ci sarei cascata ancora.
Lo ignorai.

"Dimmi, Aiden." la mia voce risuonò inaspettatamente fredda e lui trasalì.

"Hellie non fare così." alzai un sopracciglio e aspettai in silenzio che continuasse.
Lui prese un mezzo sospiro e poi parlò.

"Ho sbagliato," cominciò e si portò una mano ai capelli per spostarseli dalla fronte. "Dannazione, mi sento un idiota."

"Perché lo sei," mi alzai in piedi di scatto. "Non ho intenzione di sentire altro, sono stanca"

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