So close, no matter how far
Couldn't be much more from the heart
Forever trusting who we are
And nothing else matters
◦: ✧✲✧ :◦
Julian
Il dolore arrivò prima ancora dei ricordi.
Un martello mi colpiva le tempie dall'interno, a ritmo costante e crudele. Ogni battito del cuore era una fitta nuova e più profonda della precedente. Gemetti piano, con la bocca secca come carta vetrata, e portai una mano alla fronte. Anche quel movimento minimo fu un errore perché un'ondata di nausea mi risalì nello stomaco, costringendomi a restare immobile.
Chiusi di nuovo gli occhi.
Buio. Silenzio. Troppo silenzio.
Aprii le palpebre con uno sforzo immenso. Il soffitto sopra di me non era il mio. Le crepe non erano le stesse che osservavo ogni mattina. Le tende non erano quelle della mia camera.
C'era una luce pallida che filtrava da una finestra sulla destra, lattiginosa e fastidiosa.
Non sapevo dove fossi.
Deglutii a vuoto. La gola bruciava. Avevo un sapore amaro in bocca, una miscela disgustosa di alcol e acido. Provai a sollevarmi su un gomito, ma il mondo tiltò immediatamente. Tornai giù sul materasso con un'imprecazione soffocata.
"Merda..."
Era allora che mi accorsi di non essere solo.
Un respiro leggero, regolare, accanto al mio e il calore di un corpo sotto le coperte. Il mio cuore ebbe un sussulto violento. Lentamente, come se stessi disinnescando una bomba, girai la testa.
Una ragazza dormiva al mio fianco.
Capelli chiari sparsi sul cuscino. La spalla nuda scoperta dalle lenzuola. Il profilo tranquillo, inconsapevole di quello che io stavo vivendo al suo fianco.
Un vuoto gelido mi colpì allo stomaco.
"No... no, no, no..." sussurrai.
I ricordi arrivarono a ondate sconnesse come frammenti disordinati: la sala da ballo, le luci dorate, le risate troppo alte, i bicchieri che si moltiplicavano tra le mie mani. Zane che mi diceva di rallentare. Io che ridevo. Ilan che mi afferrava per il braccio, furioso. Le sue parole dure che mi rimbombavano ancora senza senso preciso.
E poi la ragazza che era al mio fianco, la stessa che aveva ballato con me, parlato con me fuori dalla sala. Il cortile freddo. La sua mano che mi prendeva il braccio. Il suo sorriso. Un bacio? Una porta che si chiude? Un letto che non riconoscevo?
Mi mancavano dei pezzi. Troppi. Sapevo di non aver fatto niente con lei, perché ero lì?
Mi passai una mano sul viso tremante. Avevo la testa che pulsava, lo stomaco in rivolta e la coscienza che iniziava lentamente a riaffiorare con una ferocia che mi colpì brutalmente.
E insieme alla coscienza, arrivò anche Helen.
Il suo vestito rosso. I suoi occhi che mi guardavano. La sua voce fuori dalla sala.
Un dolore secco mi attraversò il petto.
Mi sollevai di nuovo, questa volta con più decisione, ignorando il capogiro. Mi sedetti sul bordo del letto, trattenendo un conato. Guardai la stanza attorno a me: piccola, ordinata, femminile. Sulla scrivania c'era una borsetta. Una giacca che non era mia. Un paio di tacchi rossi.
Non dovevo essere lì.
Non con lei.
La ragazza si mosse nel sonno, girandosi su un fianco e mormorando qualcosa di incomprensibile. Il suono della sua voce mi scosse come uno schiaffo. Mi alzai in piedi di scatto, facendomi girare ancora di più la testa. Cercai in fretta i miei vestiti sul pavimento: la camicia stropicciata, i pantaloni neri buttati su una sedia e la giacca per terra.
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Honey
RomanceHoney non è una storia dolce. È una storia che brucia piano. Helen ha imparato a sopravvivere nel silenzio: tra un passato che pesa, un corpo che sente come un nemico e un cuore che ha smesso di fidarsi. Trasferirsi a Santa Barbara doveva essere un...
