at 3 'o clock

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Fa un verso di sforzo, di noia, insomma, quel verso che fanno i pigri quando non vogliono fare ciò che gli si dice. Più in specifico, quando non fanno quello che dovrebbero fare.

Lo fa grattandosi il collo. È seriamente in difficoltà.

«Come cavolo fai a farti entrare queste cose nella testa? Come?» esclamó indicando i libri che aveva davanti a sé.

Lo guardai esausta, ma con una pazienza che non mi aspettai di avere nei suoi confronti.
Ero sicura che quello sarebbe stato il massimo di sopportazione che avrei potuto avere nei confronti di Duncan.

«Senti, a me chimica non piace neanche così tanto. E tanto meno il concetto di pH e tutto il resto.» sospirai «Hai ragione nel dire che è complicata. Ma io penso al risultato finale; voglio prendere un bel voto. Quindi studio finché non mi entra in testa, come dici tu» risposi

«Non penso di essere determinato abbastanza per farlo...» disse con un sorriso furbo sulle labbra.

Io invece lo guardai serio «Se dici così non lo sarai mai»

«Infatti non voglio esserlo...» mi disse sghignazzando, allargando le braccia allo schienale della sedia.

«E invece lo devi essere, perché hanno incaricato me ad aiutarti» dissi guardandolo dritto negli occhi. Non si aspettò la mia serietà, infatti sobbalzó leggermente, stupito. Gli venne anche un po' da ridere.

«E io non voglio fare brutte figure.» conclusi

Non distolse gli occhi dai miei. Un po' mi fece soggezione, quegli occhi chiari sembravano scrutarmi i pensieri.

Si morse il labbro, non so se per le frustrazione o perché stava iniziando a prendere il tutto come una sfida. Raddrizzai la schiena mettendogli davanti gli appunti di scienze che avevo preparato appositamente per lui il giorno prima.

«Quindi» dissi appoggiando le mani sul tavolo, guardando il libro e i fogli «Che ti piaccia o no oggi imparerei almeno i concetti base della teoria di Arrhenius, Bronsted, Lowry e Lewis. Anche uno svogliato come te ce la può fare»

Guardò gli appunti e poi me. Fece così per altre due volte.

«Sembra che lo fai più per te, per un...come si dice...» fece una pausa
«come tuo tornaconto personale.» disse mettendosi a braccia conserte «Non ti importa molto di aiutarmi.» affermó con quel solito ghigno sulle labbra che non si toglieva quasi mai. «Vuoi solo far vedere ai prof quanto sei brava a fare la maestrina. Nessuno ha dubbi tu non lo sia, tra l'altro»

«Perché dovrebbe importarmi di come vai tu in scienze o nelle altre materie?» ridacchiai «In scienze fai schifo e questo lo sanno pure i muri»

«Quindi se io vado male a questa prova, pensi più a quello che ti dirà la prof sul tuo modo di insegnare che di me che rimango indietro?»

«Beh, sì?» dissi guardandolo in modo perplesso. Mi sembrava così ovvio.

Si passo una mano nella sua cresta verde «Lo sai che non è compito tuo quello di farmi andare bene, questo anche la prof lo sa. Se non vado bene la colpa è mia.» disse «Ma in fondo, tu la pensi così in tutto. Vuoi aver in controllo su tutto»

Fu un'osservazione molto semplice e giusta che da Duncan non mi sarei aspettata.

Quella fu una delle prime volte che mi diede fastidio il suo aver ragione.

Sotto sotto, non era poi così vero che non mi importasse che lui andasse male a scuola.
Mi sarebbe dispiaciuto. Sapevo che era un ragazzo pieno di problemi e forse aveva pure qualche disturbo di personalità ma non ci poteva fare molto al riguardo. Una cosa che notavo sempre è che a volte mi sembrava avesse gli occhi sinceri. Quella luce nei suoi occhi c'era qualcosa che mi incuriosiva.

Midnight Pillow-duncneyDove le storie prendono vita. Scoprilo ora