one track mind

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Guardavo.
Guardavo un punto fisso.
Si, stavo guardando un punto fisso o nessun punto. Non mi ricordavo nemmeno da quanto tempo stessi guardando il niente, mentre aspettavo qualcosa che sembrava non dovesse succedere.
Una parte di me era disconnessa, assente e estremamente nervosa. Il mio corpo ne risentiva con il mio occhio destro che continuava a tremare, provocando in me ancora più nervoso. Dovevo smetterla, mi sarebbe venuto un infarto, se non mi fossi data una calmata.
Il suono che sentivo del sangue che pompava mi sembrava così vicino che mi venne una bisognosa urgenza di non sentire più quel rumore. Mi dava fastidio. Allo stesso tempo mi faceva paura.
Cosí tirai un respiro e inspirai.

Lo feci per quattro volte ma era chiaro che dovevo disattivare , o meglio dimezzare, le emozioni che sentivo in quel momento. Rallentai il mio affanno ricordandomi di rilassare i muscoli. Mi ricordai dell'altra parte di me, quella non così disconnessa dalla realtà. Quella razionale. Quella che mi aveva tenuta in vita.
La stessa che mi aveva fatto ragionare e calmare, che pensavo fosse sparita.
Tirai un ultimo respiro. Non sentivo più il suono del mio cuore battere forte. Chiusi gli occhi e li riaprii rendendomi conto di quello che stavo fissando da un'ora e mezza.

Il mio telefono.

Un'ora e mezza. Prima non sapevo quanto tempo stesse passando talmente presa dall'agitazione, ma ricordavo l'ora in cui mi sedetti su quella sedia della mia scrivania, erano le sei e venti. Quando tornai alla realtà, allo stesso tempo, il mio cellulare si illuminò. Per qualche secondo anche i miei occhi. Ma finí subito, quel momento di semi-speranza che poteva aver spento la mia preoccupazione, perché era solo una notifica della batteria scarica.

Era inutile aspettare.
Mi alzai dalla sedia e come un attimo prima rimasi stupita dalla poca forza rimasta nelle mie gambe che per poco non mi faceva cadere per terra. Avevo scaricato tutta la mia energia mentale inutilmente facendomi anche del male. Inutile preoccuparsi. Inutile aspettare.
Presi il cellulare , sbloccai lo schermo. Rimasi a fissarlo per qualche secondo ma smisi subito. Quella chiamata non sarebbe arrivata.
Cercai di non pensare alla voce di mamma. Mi era rimasta in mente. Mi aveva chiamato alle sei e dieci. Diventai come incosciente per quello che mi avrebbe detto una volta risposto alla chiamata.

«nonna non sta bene»

Si. Mia nonna non sta benissimo da un po' di anni ormai. Tredici anni prima scoprì di soffrire di diabete. Alle medie scienze non mi entusiasmava particolarmente, ma capii subito di cosa soffrisse la nonna facendosi sempre quelle iniezioni.

Non mi era mai piaciuto essere colta impreparata ed ero così anche a quell'età. Aveva un suono così insolito diabete ,una parola che voleva nascondere qualcosa. Non capivo però, perché nonna sorridesse quando me lo disse. Lo disse come se fosse una cosa comune avere quella malattia. Infatti non stava quasi mai male, non l'avevo mai vista stare a letto o senza forze. Così mi tranquillizzai, stranamente, al suono di quella parola. Solo lei poteva dire veramente come stava. Come in tutte le cose. Senza che gli altri le dicessero cosa fare o come sentirsi.

Ho preso tanto questa sua caratteristica.

Non fu così quel giorno quando mamma mi chiamò per dirmi che sua mamma aveva avuto un infarto due ore prima.
Ero impreparata, colta alla sprovvista, come un tuono a ciel sereno. Quella parola infarto ebbe un effetto immediato su di me senza dubbi o incertezze. Sapevo che cos'era. A differenza di diabete, infarto aveva sempre avuto un suono scatenante e tenebroso alle mie orecchie. Mi provocò tremori e tristezza. A malapena riuscivo a comunicare con mia mamma al telefono, così lei decise di non farmi parlare per molto pensando sarebbe stato peggio. Duró poco la chiamata. Facevo solo domande, balbettavo nervosamente, ero troppo ansiosa e mi sentii insopportabile. Non lo so effettivamente, ancora adesso, cosa sarebbe stato meglio per me.
Non avevo buttato giù una lacrima perché faticavo a realizzare.
Scatenai la forza di non piangere in agitazione frenetica.

Midnight Pillow-duncneyLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora