Mi misi un maglioncino a righe bianche e verdi con dei jeans. Dissi ai miei che saremmo usciti e che saremmo tornati in un'oretta. Almeno c'era una bella giornata. Almeno non sentivo più il mal di testa. Mi sentivo un po' meglio.
Raccontai a Duncan che prima di vivere nel quartiere di Roncesvalles vivevamo in un appartamento a Yorkville in un condominio molto all'avanguardia. Papà decise che ci saremmo dovuti trasferire in una zona più alla mano sia per me che per la mamma, io avevo sette anni. Così ci siamo trasferiti in una villetta data dall'impresa bancaria dove lavora tutt'ora papà . La casa in cui sono cresciuta.
Gli chiesi dove abitasse lui.
Era di Lytton Park. Mi disse anche che era stato in classe con Ezekiel all'asilo, cosa che non sapevo.
Camminammo senza una meta precisa e attraversare certe vie mi metteva nostalgia. Era tanto che non percorrevo quelle strade.
Guardai il fioraio alla nostra destra. Quando ero piccola io e nonna ci passavamo vicino quando facevamo le passeggiate, ci mettevamo sempre a commentare tutti i fiori che aveva. A volte mi diceva i nomi dei fiori in spagnolo perché io non sapevo così bene come si dicessero.
«Amapola» ripetei. Mi aveva sempre fatto ridere pronunciarlo, significa papavero. La prima volta che la nonna me lo disse scoppiai a ridere.
«Cosa?» mi chiese Duncan.
Lo guardai di scatto «Oh, niente.»
Mi squadrò lentamente «Se lo dici tu...»
Non aveva voglia di obbligarmi a parlare. E io non avevo voglia di annoiarlo con la mia tristezza.
Presi il telefono per spostare la mia mente su qualcos'altro, ma anche per vedere che ore fossero. Notai che Scott mi aveva mandato un messaggio.
Hey Courtney. Come stai? Credo che tu non stia affatto bene ora. Ho esitato a scriverti perché avevo paura di darti fastidio, ma sono qui per farti le condoglianze. Ti abbraccio e spero che possiamo rivederci presto, anche solo per una chiacchierata. Non vogliono si creino problemi tra di noi. :)
Non seppi bene come rispondergli. Apprezzai che mi avesse scritto ma non avevo molta voglia di toccare l'argomento tra di noi.
Così, lo ringraziai per le condoglianze e fine della chat.
«Come stanno Geoff e Bridgette?» chiesi per cambiare argomento, mettendo via il telefono.
«Bene, direi. Sono molto in pensiero per te. Volevano venire anche loro ma a Bridgette hanno cambiato i turni a lavoro e Geoff doveva andare dal dentista. Allo stesso tempo peró temevano una tua reazione negativa. Sanno che non ti piace quando non ti lasciano spazio.»
Mi rese triste sapere che pensassero così , ma non li biasimavo. Li avevo abituati male.
Rendendomene conto, in quel preciso momento della mia vita, stare da sola mi stava iniziando a stancare. Anche se mi ero isolata dai miei genitori. Non li volevo vedere tristi, eppure lo erano comunque.
Non mi avrebbe dato fastidio la presenza dei miei amici. Non avevo mai vissuto un lutto con loro. Eppure Duncan era venuto comunque.
«Tu sei venuto.» puntualizzai. Pensai al sogno che avevo fatto per ben due volte. Era tutto così strano...
«Sì.» fece spallucce «E allora?»
«Non hai avuto paura di una mia reazione»
«Non conoscevo questo tuo lato caratteriale fino a poco tempo fa. E poi perdonami, ma non mi fai paura.»
Riuscii ad accennare un sorriso in me. Lui lo notó e mi sembrò fiero di esserci riuscito.
Continuammo a camminare senza parlare molto.
STAI LEGGENDO
Midnight Pillow-duncney
Fanfiction«qualcuno che ti accarezzava la testa?» ripetè, almeno non stava ridendo.
