Epilogo

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HAYDEN

Ma chi diavolo ha creato le cravatte?

Di sicuro uno stronzo, altrimenti non si spiega perchè è così complicato fare un cazzo di nodo.

Mio padre - continuo a considerarlo tale nonostante mi abbia raccontato tutto - è così emozionato per la cena di stasera che mi ha letteralmente costretto ad indossare questa merda, - che ho dovuto rubre dal suo armadio, dato che il mio ne è sprovvisto - credo proprio che ospiteremo al nostro tavolo la regina d'Inghilterra, altrimenti lo prendo a pugni per avermi fatto vestire come un fottuto damerino per qualcuno che non lo merita nemmeno.

Resto per qualche altro minuto davanti allo pecchio cercando di annodare questa maledetta striscia di stoffa nera, ma invano.

È una cazzo di impresa.

Dovrebbero creare un corso dove spiegano a tutti gli uomini come farlo.

Mentre il mio cervello elabora una cazzata del genere, la cravatta non si trova più fra le mie mani ma in un angolo remoto della mia camera.

Tutti conoscono la poca pazienza di cui sono dotato.

Mi dispiace sua maestà, se vuole può farlo lei il nodo alla cravatta.

Impreco contro mio padre ed il suo ospite prima di slacciare i primi bottoni della camicia, che fino a quel momento era chiusa fino al mento, lasciando intravedere la catenina argentea intorno al mio collo, e subito dopo mi accingo a prendere la boccetta di profumo che giace sul comodino.

Dal piano inferiore giungono però al mio orecchio la voce ovattata di mio padre e quella di una donna.

Che sia davvero la regina?

Spinto da un'irrefrenabile curiosità scendo i gradini a due a due ed in pochi istanti mi ritrovo al centro del salotto, paralizzato.

Non credo ai miei occhi, non può davvero essere lei.

Lei, nel mio salotto.

Non può essere.

Dovrebbe essere in Italia, che cosa ci fa qui?

Fisso lo sguardo sulle sue scarpe.

Soliti tacchi neri.

Respiro profondamente un paio di volte prima di farmi coraggio e sollevare lo sguardo sul suo viso.

Non l'avessi mai fatto.

Occhi spaiati, che mi fanno subito tornare in mente una frase del nostro autore preferito: Bukowski.

"Io avevo solo la spietata e dolce voglia di rivedere quegli occhi e tenerli ancora un po' per me"

Era quello che avevo desiderato da quando mi sono svegliato in ospedale, anche se non ero mai riuscito ad ammetterlo a me stesso.

Continuo ad osservare il suo viso che mi porta per mano in un sentiero di ricordi.

È passato un anno dall'ultima volta in cui l'ho vista, e se possibile è ancora più bella di quanto ricordassi.

Una cosa che non ammetterò mai ad alta voce.

Dal modo in cui mi guarda di rimando sembra che non sia passato tutto questo tempo, sembra ancora la donna che mi ha sussurrato 'ti amo' dopo un orgasmo fantastico.

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