Sette anni dopo, Wooyoung aveva imparato una cosa: certe mattine sembrano identiche solo se non le guardi abbastanza bene.
Il rumore della macchinetta del caffè. Mochi che attraversava il salotto con quella sua eleganza quasi ridicola, troppo composta per un cane con un nome del genere. La luce pallida di Seoul che entrava dalla finestra della cucina. San che lasciava sempre una tazza nel lavandino, nonostante sostenesse con convinzione di "non farlo mai".
Tutto era normale.
Forse era proprio quello il problema.
Wooyoung rimase fermo davanti al tavolo, con una mano intorno alla tazza e l'altra sul telefono. La mail era arrivata alle 07:13. Lui l'aveva aperta alle 07:14. Alle 07:15 aveva smesso di respirare come una persona adulta.
Oggetto: Invito ufficiale — Curatore mostra internazionale, Venezia.
Venezia.
Solo quella parola gli era bastata per sentire qualcosa muoversi sotto le costole.
Non era più lo studente che partiva con una valigia mezza rotta, troppi vestiti e zero buon senso. Non era più il ragazzo che litigava con San in una stanza troppo piccola, fingendo di odiarlo perché desiderarlo era più complicato. Non era più quello che si perdeva tra le calli veneziane con un pezzo di pizza (rubato da un gabbiano) e il cuore troppo pieno per capire dove stava andando.
Adesso aveva un lavoro. Una casa condivisa. Una vita che sapeva di detersivo alla lavanda, pelo di cane sui vestiti e messaggi mandati di corsa durante le pause pranzo.
Aveva San.
E aveva Mochi, il loro Borzoi, che si sedette accanto a lui, aspettando il cibo come sempre.
Come se niente fosse cambiato.
Wooyoung deglutì.
Perché invece era cambiato tutto.
«Non adesso» mormorò.
Mochi abbaiò piano.
«Lo so.»
La mail era lunga, formale, elegante. Un museo veneziano. Una mostra dedicata ai giovani artisti asiatici contemporanei. Cercavano un curatore ospite per sei mesi. Avevano seguito alcuni suoi lavori. Volevano lui.
Lui.
Wooyoung sorrise, ma il sorriso gli morì quasi subito.
Perché avrebbe dovuto urlare. Saltare. Chiamare San. Mandargli uno screenshot con mille sticker e punti esclamativi. Avrebbe dovuto essere felice in quel modo semplice, puro, infantile che San prendeva sempre in giro ma che poi finiva per adorare.
Invece la prima cosa che pensò fu: e se questo ci rompe?
Il telefono vibrò.
san
Hai visto le mie chiavi del garage?
7:25
Wooyoung guardò il messaggio. Poi guardò la mail. Poi di nuovo il messaggio.
Gli venne da ridere, ma era una risata secca, nervosa.
Le chiavi erano nello svuota tasche blu accanto alla porta. Dove San non guardava mai, perché San era bravissimo a trovare soluzioni complicate e pessimo a vedere quelle davanti agli occhi.
wooyoung
Ciotola blu, genio.
7:26
Digitò. Poi cancellò.
wooyoung
le hai lasciate qui.
7:26
Cancellò anche quello.
Alla fine scrisse semplicemente: "Sulla mensola vicino all'ingresso".
Premette invio.
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Roommates | Woosan
Fanfiction«Choi?» lo richiamai «Hai dimenticato una cosa.» Il ragazzo si voltò scocciato. «Cosa?» «Me.» La mia battuta smorzò il leggero disagio nella stanza e finalmente il ragazzo mi regalò un sorriso. «Ci vediamo dopo, principessa.» disse ammiccando. D...
